Secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt, Bruxelles rinuncerà a tariffe per evitare aumenti al 50% dal 9 luglio. Un’intesa nella quale potrebbero rientrare anche le forniture di gas e che aiuterebbe l’auto
Dopo quella con la Cina, una nuova intesa sembra sul punto di portare distensione nell’escalation commerciale innescata dal presidente USA Donald Trump. La Commissione Europea sarebbe infatti pronta ad accantonare l’idea di azzerare i dazi sugli scambi con Washington e accettarne uno fisso al 10%, a patto che l’accordo sia definito sulla base di criteri chiari e condivisi. Lo riporta il quotidiano economico tedesco Handelsblatt, secondo cui l’obiettivo di Bruxelles è evitare tariffe più elevate su settori strategici come automobili e farmaceutica allo scadere del termine fissato per il 9 luglio. Un’iniziativa nella quale potrebbero rientrare anche gli acquisti di gas naturale dalla Russia.
Ursula von der Leyen, presidente Commissione europea
“Si tratterebbe di un dazio del 10%”, ha affermato un funzionario UE al quotidiano teutonico, precisando che la misura di fatto rappresenta un aumento mascherato delle imposte per i consumatori americani. E anche se Washington non ha ancora confermato la volontà di dire sì, la testata afferma che Bruxelles intende accettare soltanto a condizioni precise così da evitare eventuali ripensamenti. Non solo: i vertici dell’Unione avrebbero anche chiesto che le tariffe abbiano natura temporanea e vorrebbero garanzie sull’automotive, un settore già colpito con una tassazione al 25% e che rischia di finire sotto il peso di misure per il 50%. La contropartita consisterebbe nella riduzione dei contro-dazi sulle vetture d’Oltreoceano e nel riconoscimento di diversi standard tecnici USA. Nel pacchetto negoziale in fase di elaborazione, l’esecutivo di Ursula von der Leyen starebbe poi valutando di inserire il divieto totale sulle importazioni di gas russo: una mossa volta a favorire le esportazioni di gnl statunitense, in un periodo in cui il costo della materia prima promette di tornare a impennarsi come conseguenza delle tensioni in Medioriente.
Anche Trump alza la posta
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti
Handelsblatt non esclude che la proposta di Bruxelles all’amministrazione Trump possa includere inoltre la revisione di alcune norme UE più volte criticate dal tycoon. “L’intenzione è costruire un pacchetto completo”, ha dichiarato la fonte al quotidiano, così da permettere al presidente statunitense di presentarlo come “una vittoria politica significativa”. Tra le ipotesi sul tavolo, ci sarebbe la riduzione di oneri burocratici e regolamentari già prevista, a partire dall’alleggerimento della direttiva sulla due diligence.
Sabato 14 giugno la presidente della Commissione ha parlato di rapporti commerciali con Trump in vista del vertice del G7 in Canada. “Ho ribadito l’impegno a raggiungere un buon accordo prima del 9 luglio”, aveva scritto la leader su X dopo la telefonata con il presidente americano. Il colloquio è stato preceduto da vertici tecnici tra funzionari e da una serie di confronti che ha visto faccia a faccia diverse personalità: dal commissario al Commercio UE Maroš Šefcovic al segretario al Commercio USA Howard Lutnick fino al rappresentante al Commercio americano Jamieson Greer. L’incontro più importante si è svolto a Parigi alla riunione dell’Ocse e ha portato a un’accelerazione delle trattative sui dazi.
Il PIL mondiale sale ancora, ma il rallentamento degli investimenti e le tensioni geopolitiche mettono a rischio la solidità della ripresa. Con effetti che si riflettono sull’economia reale e sulle strategie delle imprese
La fondatrice di Ark Invest porta il patrimonio gestito nel Vecchio Continente oltre il miliardo grazie agli ETF attivi sull’intelligenza artificiale. Ma mentre festeggia lo storico traguardo, rimodella i portafogli: fuori ROKU e Tempus AI per far spazio ad Arcturus Therapeutics e Pony.ai
A gennaio l’economia Usa ha sorpreso creando 130mila nuovi posti, il doppio di quelli attesi. Disoccupazione giù al 4,3% e salari su. Secondo i mercati, per una sforbiciata bisognerà aspettare Warsh
Con la fine del denaro facile, per le strutture singole è ora di ripensare l’asset allocation. Hedge fund, coperture azionarie e private markets le soluzioni preferite per gestire rischio e rendimento. Con un occhio all’impatto. Il report di Mercer
Volumi record, crescita fuori dalle grandi città e interesse per Living e logistica: il 2025 segna una nuova fase di maturità per gli investitori nazionali e internazionali
Per Tim Drayson, head of economics della casa di gestione, l’andamento dei metalli preziosi mostra tutti i tratti distintivi di un boom pronto a sgonfiarsi all’improvviso. Ecco perché
Stimoli economici, tassi in calo, crescita degli utili, IA: tanti sono i fattori dal monitorare nell’anno appena iniziato. Ma per il cio della società di gestione, il successo degli investitori dipenderà soprattutto da una capacità: orientarsi al lungo termine in un contesto sempre più complesso e articolato. Ecco come
Le emissioni sovrane dei Paesi industrializzati entrano in una nuova fase. Tagli dei tassi, inflazione persistente e pressioni sui conti pubblici ridisegnano il profilo rischio-rendimento, con opportunità che emergono soprattutto attraverso una gestione attiva
Consob-Cetif: piccole e medie imprese vedono la quotazione come un’opportunità. Ma spesso si trovano a fare i conti con la sottovalutazione del titolo. “Necessario aumentare la presenza di investitori istituzionali e stabilizzare strumenti come Pir ed Eltif”
La premier potrà ora mettere in pratica il suo programma di stimoli e tagli fiscali. Per i gestori l’azionario ne beneficerà, ma valuta e titoli di Stato porrebbero risentirne