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Secondo un report di Dynamo Software, i general partner aumentano gli investimenti in tecnologia e puntano sempre più sugli algoritmi per migliorare sia deal sourcing che due diligence e produttività. Ma il fundraising resta la principale sfida, mentre cresce il peso degli investitori private wealth rispetto agli istituzionali
L’intelligenza artificiale è ormai uscita dalla fase della sperimentazione per diventare una priorità strategica nel private markets. Eppure, nonostante i general partner accelerino sugli investimenti tecnologici e rivedono le proprie strategie operative, il fundraising continua a rappresentare il principale freno alla crescita. È quanto dalla quarta edizione del Global GP Research Report di Dynamo Software, che mostra due tendenze dominanti: da un lato, cresce il ricorso agli algoritmi per migliorare produttività e processi di investimento; dall’altro, sale l’attenzione high-net-worth individual e family office mentre il tradizionale canale istituzionale diventa più competitivo. Una fotografia che restituisce l’immagine di un settore in profonda trasformazione.
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L’AI diventa una priorità strategica
Il dato più evidente del report riguarda proprio la tecnologia. Il 78% dei general partner prevede di aumentare il budget IT nei prossimi dodici mesi, in ulteriore crescita rispetto al 73% del 2025 e al 50% registrato appena due anni fa. A cambiare è soprattutto il ruolo dell’intelligenza artificiale: se infatti nelle precedenti edizioni dell’indagine l’AI occupava gli ultimi posti tra le esigenze innovative, oggi rappresenta il principale driver strategico. In particolare, l’utilizzo di strumenti basati sugli algoritmi per migliorare decision making e predictive analytics è infatti diventato la priorità numero uno per i gestori. La maggioranza delle società intende adottare un approccio pragmatico: il 62% punta infatti su piattaforme software che integrano l’intelligenza artificiale direttamente nei flussi di lavoro, mentre il 55% prevede di sviluppare internamente soluzioni AI-as-a-Service costruite sui principali foundation model commerciali.
Tecnologia al servizio del deal sourcing
L’incremento degli investimenti tech segue priorità molto precise. Per il secondo anno consecutivo, il primo ambito di intervento è rappresentato dal deal sourcing e dal relationship tracking. Seguono l’automazione delle attività di fundraising e marketing, che supera perfino la cybersecurity tra le aree di maggiore interesse. Quando introducono nuove tecnologie, inoltre, i GP guardano innanzitutto alla capacità di creare efficienza e ottimizzare i workflow ma attribuiscono crescente importanza anche all’adozione da parte dell’intera organizzazione e alla compatibilità con i sistemi già esistenti. L’integrazione dell’AI sale così al quarto posto tra i criteri di scelta, dopo essere stata ultima appena un anno fa.
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La raccolta resta il principale problema
Se sul fronte operativo il settore appare sempre più orientato all’innovazione, la raccolta continua però a rappresentare la criticità maggiore. Per il quarto anno consecutivo il fundraising viene indicato come la principale sfida dai general partner, davanti alla creazione di valore nelle partecipate e all’attività di investimento. Risultato che riflette un mercato in cui gli investitori risultano sempre più selettivi e le strategie di allocazione più restrittive. Ma le difficoltà della raccolta stanno modificando anche le strategie commerciali: circa due terzi degli intervistati dichiarano infatti di aver aumentato l’attenzione verso high-net-worth individual e family office, mentre solo il 40% afferma di aver rafforzato il focus sugli investitori istituzionali. Più tiepido l’interesse verso le piattaforme di private wealth e gli intermediari distributivi, che sembrano invece perdere centralità nelle strategie dei gestori.
Due diligence sempre più rigorosa
Il contesto macroeconomico continua intanto a influenzare in maniera significativa l’operatività del settore. L’impatto più rilevante individuato dal report è l’aumento dell’attenzione verso due diligence e risk management, indicato dal 24% degli intervistati come la principale conseguenza dell’attuale scenario economico. Un fenomeno che si accompagna a processi di valutazione più lunghi e approfonditi, necessari per gestire un contesto caratterizzato da elevata volatilità e maggiori richieste di trasparenza da parte degli investitori. Secondo Dynamo, proprio per questo motivo le società dovranno accelerare la digitalizzazione delle attività di due diligence, sfruttando l’espansione dei budget tecnologici per automatizzare i processi di analisi del rischio e ridurre i tempi necessari per completare le operazioni.
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Crescono tecnologia e personale
Nonostante le difficoltà nella raccolta, il report restituisce comunque l’immagine di un’industria fiduciosa. Oltre la metà dei GP prevede infatti di aumentare l’organico nel corso dei prossimi dodici mesi, una percentuale sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno mentre circa tre quarti non prevedono modifiche alla struttura delle management fee. Un equilibrio che, secondo Dynamo, testimonia la volontà di investire nella crescita mantenendo al tempo stesso una struttura economica stabile. Per i ricercatori della società, la vera discriminante competitiva dei prossimi anni sarà però la capacità di integrare realmente l’AI nei processi quotidiani. Le iniziative isolate o limitate a singoli progetti pilota rischiano infatti di non produrre benefici duraturi, mentre saranno premiati gli operatori in grado di incorporare gli algoritmi direttamente nei workflow di investimento e nella gestione del portafoglio o nelle relazioni con gli investitori.
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