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L’Allianz Risk Barometer 2024: al secondo posto lo stop dell’attività, al primo in Italia. Balzo delle catastrofi naturali. Per l’economista italiano i percoli informatici sono sottostimati dal sistema finanziario. E costano 200 miliardi di dollari l’anno
I rischi informatici, come gli attacchi ransomware, le violazioni dei dati e le interruzioni dei sistemi digitali, sono la principale preoccupazione per le aziende a livello globale. È quanto emerge dall’Allianz Risk Barometer 2024, secondo cui al secondo posto c’è un pericolo strettamente connesso a quello cyber, ovvero l’interruzione dell’attività. Sale dunque l’attenzione sulle minacce hacker, come sottolineato anche da Piero Cipollone, membro della Bce, in apertura dell’Euro Cyber Resilience Board per le infrastrutture finanziarie paneuropee. Per l’economista italiano si tratta di un rischio sistemico ancora sottostimato e in continuo aumento, il cui costo associato si stima superi i 200 miliardi di dollari all’anno a livello globale.
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In Italia il rischio cyber è a pari merito con quello di stop dell’attività
Al terzo posto nella classifica dei rischi, per le aziende di tutto il mondo si piazzano le catastrofi naturali. Queste salgono dal sesto al terzo posto rispetto al 2023 e, insieme a incendi, esplosioni (dal nono al sesto posto) e a rischi politici e violenza (dal decimo all’ottavo) registrano i maggiori aumenti. L’indagine Allianz ha coinvolto oltre tremila professionisti della gestione del rischio in tutto il mondo, e per l’Italia vede un podio leggermente diverso. Nel nostro Paese le tre maggiori preoccupazioni sono l’interruzione dell’attività (che passa dal secondo al primo posto) e i rischi informatici (saldi in testa). Medaglia di bronzo per i cambiamenti climatici che balzano dalla quinta alla terza casella raccogliendo circa un terzo delle risposte.
Fuori dal podio tricolore si posizionano le catastrofi naturali (in risalita dal settimo posto del 2023), seguite dai rischi politici e violenza (dall’ottavo al quinto) e dai cambiamenti nello scenario macroeconomico (dal quarto al sesto). In settima posizione si segnalano tre percoli a pari merito: la perdita di reputazione o del valore del brand, i cambiamenti nei mercati (risalito di una casella) e il rischio richiamo del prodotto dal mercato per problemi di gestione della qualità o difetti di serie. Chiude la graduatoria la crisi energetica, in calo di ben sette posizioni.
La violazione dei dati è il percolo cyber più temuto
I rischi informatici (36% delle risposte complessive) sono la minaccia più importante a livello globale per il terzo anno consecutivo e per la prima volta con un netto margine (5 punti percentuali). Rappresentano il pericolo principale in 17 paesi, tra cui Australia, Francia, Germania, India, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti. Tra questo tipo di minacce, è la violazione dei dati ad essere considerata la più allarmante (59%), seguita dagli attacchi alle infrastrutture critiche e ai beni fisici (53%). Il recente aumento degli attacchi ransomware registrato nel 2023 (con un’impennata delle richieste di risarcimento assicurativo di oltre il 50% rispetto al 2022) garantisce alla categoria il terzo posto in classifica (53%).
“I criminali informatici stanno esplorando modi per utilizzare nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale generativa per automatizzare e accelerare gli attacchi, creando malware e phishing più efficaci”, osserva Scott Sayce, global head of cyber di Allianz Commercial. Per l’esperto, il crescente numero di incidenti causati da un inadeguato sistema di sicurezza informatica, in particolare nei dispositivi mobili, la mancanza di milioni di professionisti della sicurezza cyber e la minaccia che incombe sulle aziende più piccole per la loro dipendenza dall’esternalizzazione dell’IT saranno i fattori che guideranno le attività informatiche nel 2024.
Interruzione dell’attività e catastrofi naturali
Passando ad altri rischi, nonostante il ridimensionamento degli stop post-pandemia alle catene di approvvigionamento registrato lo scorso anno, l’interruzione dell’attività (31%) mantiene anche nel 2024 la seconda posizione nel ranking globale. Per gli esperti Allianz, tale risultato riflette il livello di interconnessione in un contesto economico globale sempre più volatile, nonché la forte dipendenza dalle supply chain per prodotti o servizi critici. E ne deriva che il miglioramento della gestione della continuità operativa, l’identificazione dei colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento e la ricerca di fornitori alternativi continuano a essere priorità fondamentali nella gestione dei rischi per le aziende.
Da sottolineare anche il balzo delle catastrofi naturali (26%), che mettono a segno uno dei maggiori incrementi. D’altra parte, viene fatto notare nel report, il 2023 è stato l’anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni, mentre le perdite assicurate hanno superato i 100 miliardi di dollari per il quarto anno consecutivo a causa dei danni più elevati mai registrati, pari a 60 miliardi di dollari, causati da violenti temporali. A livello mondiale, i disastri naturali sono il rischio numero uno in Croazia, Grecia, Hong Kong, Ungheria, Malesia, Messico, Marocco, Slovenia e Thailandia: molti di questi Paesi hanno subito alcuni degli eventi più rilevanti dello scorso anno.
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Differenze regionali
A livello regionale si registrano anche altre differenze. Se complessivamente, il cambiamento climatico (18%) non assume una rilevanza maggiore rispetto all’anno precedente, collocandosi al settimo posto, è sul podio in Italia (colpita dall’alluvione in Emilia-Romagna e dalle grandinate record nelle regioni del Nord), Grecia, Turchia, Brasile e Messico. I danni fisici ai beni aziendali causati da eventi meteorologici estremi più frequenti e gravi sono una minaccia fondamentale. E i settori dei servizi di pubblica utilità, dell’energia e dell’industria risultano tra i più esposti. Inoltre, si prevede che in futuro aumenteranno i rischi di transizione a un’economia a zero emissioni e i quelli di responsabilità civile.
Stesso discorso per i conflitti in corso in Medio Oriente e in Ucraina e per le tensioni tra Cina e Stati Uniti, che hanno fatto balzare i rischi politici e di violenze (14%) dalla decima all’ottava posizione. Inoltre, il 2024 sarà un anno caratterizzato da elezioni molto importanti: ben il 50% della popolazione mondiale sarà chiamata alle urne in Paesi come India, Russia, Stati Uniti e Regno Unito. E l’insoddisfazione per i potenziali risultati, unita all’incertezza economica generale, all’alto costo della vita e alla crescente disinformazione alimentata dai social media, fa sì che la polarizzazione della società sia destinata ad aumentare, scatenando ulteriori conflitti.
Più fiducia nella tenuta dell’economia
Tra gli intervistati dell’Allianz Risk Barometer emerge però la speranza che nei prossimi mesi si possa assistere a un progressivo assestamento della forte instabilità economica. Con il risultato che gli sviluppi macroeconomici (19%) sono scesi dal terzo al quinto posto tra le preoccupazioni. Anche la carenza di forza lavoro qualificata (12%) è vista come un rischio meno allarmante. Tuttavia, le imprese dell’Europa Centrale e Orientale, del Regno Unito e dell’Australia la ritengono uno dei cinque principali pericoli aziendali. “Dato che in molti Paesi del mondo la disoccupazione è ancora ai minimi storici, le aziende ricercano più posizioni lavorative di quante siano le persone disponibili sul mercato del lavoro. I profili più difficili da trovare sono gli esperti di informatica o di dati, una complicazione particolarmente rilevante nella lotta contro la criminalità informatica”, conclude il report.
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