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La crescita di private equity e private credit spinge il più grande fondo sovrano del mondo a riflettere su un possibile ingresso nell’asset class. Segnale di come una quota crescente della creazione di valore si stia spostando fuori dai mercati quotati
I mercati privati fanno sempre più gola agli istituzionali. Tanto che ora anche il più grande fondo sovrano del mondo potrebbe iniziare a guardare con maggiore attenzione all’asset class. Ad affermarlo è stato il ministro delle Finanze della Norvegia, Jens Stoltenberg, secondo cui il Government Pension Fund Global dovrebbe valutare la possibilità di investire in private equity e private credit per non restare escluso da una quota crescente della creazione di valore che oggi avviene al di fuori delle borse. In un’intervista a Bloomberg, il politico ha infatti sottolineato come il vincolo di puntare solo si società prima quotate stia precludendo al veicolo opportunità miliardarie. Una considerazione che, se dovesse tradursi in azione, promette di aprire prospettive inedite per i mercati finanziari di tutto il mondo.
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Un colosso da oltre 2.000 miliardi di dollari
Con un patrimonio superiore ai 2.000 miliardi di dollari, il fondo norvegese rappresenta uno dei più grandi investitori istituzionali al mondo. Gestito dalla società Norges Bank Investment Management, la struttura opera sulla base di un mandato definito dal ministero delle Finanze e segue un benchmark che assegna circa il 70% del portafoglio alle azioni. Nel corso degli anni il veicolo ha mantenuto un approccio prudente, resistendo alle pressioni di chi proponeva di seguire altri grandi investitori internazionali nel private equity e nel credito privato. Stoltenberg non ha annunciato cambiamenti imminenti, ma ha riconosciuto che il tema merita un approfondimento. “È una questione che dovremmo esaminare”, ha spiegato, sottolineando però che ogni eventuale decisione sarà presa con gradualità.
Trasparenza prima di tutto
Uno dei principali ostacoli a un eventuale ingresso nel mercato degli alternativi riguarda però la governance. Secondo il ministro, il Government Pension Fund Global non può essere equiparato a un asset manager tradizionale ma considerato una vera e propria “istituzione democratica” che gestisce il risparmio accumulato dai cittadini norvegesi grazie alle entrate petrolifere. Per questo motivo, qualsiasi apertura verso classi di attivo meno liquide e meno trasparenti rispetto a quelle reperibili nell’universo quotato dovrà essere “compatibile con gli elevati standard di rendicontazione che caratterizzano il fondo”. Stoltenberg anche ha ribadito che la massima trasparenza resta una priorità imprescindibile e che Oslo dovrà evitare un ruolo eccessivamente attivo nelle società partecipate.
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Il nodo degli investimenti responsabili
L’intervento del ministro arriva anche in un momento di riflessione sulle linee guida etiche che regolano gli investimenti del fondo. Le politiche di esclusione adottate negli ultimi anni hanno infatti generato alcune tensioni con gli Stati Uniti, soprattutto in relazione alle aziende coinvolte direttamente o indirettamente nell’industria della difesa. Stoltenberg ha difeso ai microfoni di Bloomberg il mantenimento di un quadro etico rigoroso, ma ha riconosciuto la necessità di adattarlo all’evoluzione dell’economia digitale. A suo giudizio, “escludere indiscriminatamente tutte le società che forniscono servizi tecnologici di base al comparto della difesa renderebbe impossibile investire nei grandi gruppi globali”.
Una scelta che potrebbe influenzare l’intero settore
L’eventuale apertura del fondo norvegese ai mercati privati avrebbe implicazioni che vanno oltre i confini del Paese. Negli ultimi anni private equity e private credit hanno registrato una forte espansione, attirando una quota crescente dei capitali istituzionali grazie alla ricerca di rendimenti superiori e a un universo di opportunità sempre più ampio. Per il momento Oslo non sembra intenzionata a compiere svolte radicali, ma il fatto che il tema sia tornato al centro del dibattito rappresenta un segnale importante: anche uno degli operatori più prudenti e trasparenti al mondo sta iniziando a interrogarsi su come partecipare alla creazione di valore che avviene sempre più spesso lontano dalle Borse.
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