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Secondo il report 2025 di Barclays, il 91% del mercato valuta i private assets un pilastro strategico e quasi la metà di chi oggi non vi investe è pronta a entrare. Aumentano masse, deal cross-border e strutture d’accesso. Ma timori di liquidità restano un freno. Tra i trend, occhi sul private credit
La crescita degli alternativi non è più un fenomeno ciclico ma un passaggio strutturale nella costruzione dei portafogli globali. È quanto emerge dal Private Markets Annual Report 2025 di Barclays, che fotografa un mercato in espansione su tutte le dimensioni e attesta un salto culturale inedito. Secondo il sondaggio effettuato dalla banca UK, che ha intervistato 554 limited partner in tre continenti, il 91% degli investitori considera infatti i private assets un pilastro per la propria strategia e quasi la metà degli esclusi valuta di entrarvi nei prossimi anni. Un trend che vede nel boom del private credit e nei giovani i maggiori fattori di supporto ma che non risulta comunque privo di ostacoli: a partire dai timori per la mancanza di liquidità.
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Allocazioni in aumento e cambio generazionale
Il report rivela quanto i private markets siano ormai percepiti come una componente stabile nei portafogli globali: il 91% degli intervistati li considera fondamentali per l’apprezzamento del capitale e l’89% accetta minore liquidità in cambio di ritorni più elevati nel lungo periodo. Non solo: otto investitori su dieci prevedono di aumentare l’esposizione, con un trend particolarmente forte tra i Millennial (82%). Senza contare che quasi la metà di chi non è ancora investito (48%) sta valutando l’ingresso nel settore, segnale di un bacino potenziale ancora ampio. Una platea sterminata che rappresenta, per Barclays, la più grande opportunità di espansione e di business dell’asset management. “Gli alternativi non sono più una nicchia ma stanno diventando il nucleo delle strategie high-net-worth”, ha detto dalla società il capo globale della divisione Shenal Kakad.
Le intenzioni dei partners

Le risposte dei limited partners rispetto alla variazione dell’esposizione ai mercati privati. Fonte: Savanta per Barclays Private Bank LP Survey
Diversificazione crescente e nuove asset class in ascesa
Anche il profilo dell’asset allocation pare attraversato da significativi cambiamenti, con gli investitori che non si limitano più a pilastri tradizionali come private equity e real estate ma ampliano l’orizzonte verso nuovi segmenti. Il report di Barclays mostra infatti come l’interesse per il private credit sia ormai entrato in una fase matura: il 47% degli investitori dichiara di voler aumentare l’esposizione, attratto dai rendimenti stabili così come dalla protezione contro l’inflazione e dalla minor correlazione con i mercati pubblici. Un altro 43% guarda invece al venture capital, spinto dall’aspettativa che la nuova ondata di innovazione legata ad IA e biotech possa offrire opportunità di crescita difficilmente replicabili altrove. La diversificazione non si ferma però qui. Il mercato dei secondaries, tradizionalmente utilizzato dagli operatori sofisticati per ottimizzare liquidità e cicli di investimento, sta infatti vivendo un’espansione marcata: un’intervistato su tre dice di star considerando un ingresso, segnale di un ecosistema più maturo e con maggiore domanda di soluzioni flessibili.
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Evergreen, co-investimenti e maggiore trasparenza
Per rispondere a una domanda più segmentata, anche l’architettura dei veicoli d’investimento si è evoluta rapidamente nella direzione di favorire una partecipazione più ampia e diversificata. Il report evidenzia infatti come oltre il 75% dei general partner utilizzi ormai strutture di co-investimento, uno strumento apprezzato dai clienti perché permette di accrescere l’esposizione a operazioni specifiche riducendo al contempo il livello medio di fee. Stanno però guadagnando terreno anche le soluzioni evergreen, progettate per offrire accesso continuo all’asset class senza vincoli rigidi di fundraising o finestre temporali ristrette. Si tratta di un’evoluzione chiave per gli investitori di lungo periodo, che possono così trovare un compromesso efficace tra liquidità moderata e partecipazione a strategie illiquide. Non sorprende quindi che l’80% dei general partners li offre già ai propri clienti. Anche i feeder funds stanno infine vivendo una fase di espansione, con il 71% dei gestori che ha introdotto o potenziato queste strutture per consentire a clienti wealth e high-net-worth di accedere a fondi istituzionali tradizionalmente preclusi per soglie minime troppo elevate. Ma ad accelerare il processo, emerge dai dati di Barclays, ci sono anche le novità normative legate agli Eltif 2.0 in Europa e ai LTAF nel Regno Unito: solo nel mercato UK, ad esempio, il 38% degli asset manager si è servito di questo benchmark per creare nuovi prodotti destinati agli investitori retail o al segmento mass affluent.
Le strategie operative dei player

Strategie che gli operatori intendono prendere in considerazione. Fonte: Savanta per Barclays Private Bank LP Survey
Raccolta robusta ma fundraising più selettivo
Sul fronte dell’offerta, il 58% dei general partners (58%) descrive l’attuale contesto di raccolta come più difficile rispetto ai cicli precedenti. Pesano la maggiore selettività degli investitori, la volatilità macro e tempi di fundraising più lunghi. Nonostante ciò, le distribuzioni dei fondi restano stabili in termini assoluti e nel 2024 sono tornate a crescere per il private equity. Il capitale continua inoltre a concentrarsi sui gestori con track record consolidato: gli experienced managers hanno raccolto l’89% del capitale PE nei primi mesi del 2025. Non solo, perché a restare positive sono anche e soprattutto le prospettive per il futuro: il 73% dei gestori prevede un miglioramento della performance nei prossimi 12 mesi, soprattutto grazie alla ripresa dell’attività transazionale e alla normalizzazione delle valutazioni.
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Liquidità, accesso e complessità: le barriere da superare
Nonostante la crescente attenzione verso i private markets, una parte significativa di potenziali allocatori resta alla finestra per una serie di ostacoli ben definiti. Il 56% dei non-investitori indica come principale freno il rischio percepito e l’incertezza che ancora circondano l’asset class, mentre il 55% cita i vincoli di illiquidità e i lunghi periodi di lock-up come elemento critico. Anche la complessità strutturale rappresenta un deterrente: il 48% considera i veicoli troppo articolati o difficili da valutare e il 39% ritiene che le soglie minime di accesso siano ancora troppo elevate. Ostacoli più specifici includono limiti normativi o di compliance (33%), scarsa trasparenza informativa (32%) e tre barriere indicate dal 29% degli intervistati: accesso limitato a opportunità di qualità, mancanza di competenze adeguate e peso operativo delle attività di due diligence. Una minoranza, infine, afferma di essere scoraggiata dal rendimento già ottenuto tramite i mercati pubblici (14%) o di sentirsi disorientata da un’offerta troppo ampia (9%).
Focus settoriale: healthcare e health tech in primo piano
Tra le strategie tematiche, l’healthcare si conferma uno dei cluster più dinamici dell’intero universo private grazie a una crescita che nel 2025 ha superato quella dei fondi generalisti. Secondo Barclays, la raccolta dei veicoli specializzati è infatti aumentata in modo significativo e la deal activity ha toccato 78 miliardi di dollari in scia all’interesse per tre sotto-settori: healthcare services, biotech e health tech. Quest’ultimo comparto ha raggiunto nel 2024 il record di oltre 20 miliardi di dollari transati, mentre il 71% degli investitori intervistati indica la digitalizzazione della cura come uno dei driver più strutturali del prossimo decennio. L’interesse è alimentato anche dalla crescita strutturale della domanda, dall’adozione accelerata di tecnologie mission-critical e dalla maggiore resilienza del settore rispetto ad altri comparti ciclici.
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Education e tecnologia: le leve chiave del prossimo ciclo
Il report evidenzia infine come la crescita dei private markets passi sempre più dalla qualità dell’esperienza cliente e dall’efficienza delle piattaforme operative. Il 78% degli investitori chiede infatti informazioni più tempestive e una reportistica digitale più intuitiva, mentre il 74% considera cruciale una maggiore trasparenza sui meccanismi di liquidità. L’educazione finanziaria emerge però come la leva più importante: solo il 63% dei Baby Boomers si sente sicuro nel prendere decisioni d’investimento nel private, mentre la quota sale all’86% dei Millennial e segnala sia un divario generazionale sia un rischio di overconfidence tra le nuove leve. Secondo Barclays, colmare questa asimmetria sarà decisivo per sostenere l’allargamento della base clienti e preparare il terreno al prossimo ciclo di crescita.
Il mercato globale degli alternativi

AuM globali dei private markets stimato in miliardi di dollari. Dati ad aprile 2025. Fonte: PitchBook
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