La società rafforza la propria presenza in Italia puntando su gestione attiva obbligazionaria, tesorerie corporate e una filosofia intatta dalla fondazione. Antonella Manganelli racconta l’evoluzione del business e le prospettive future
Antonella Manganelli, responsabile per l’Italia di Payden & Rygel
Payden & Rygel è stata fondata nel 1983 da Joan Payden, una pioniera nel settore finanziario. Prima di avviare la propria società, Payden è stata partner di grandi case di investimento, ma decise di intraprendere un percorso indipendente, fondando quella che sarebbe diventata una delle più importanti società di gestione patrimoniale private degli Stati Uniti. La sua visione si basava sulla conservazione del capitale e sulla gestione prudente della liquidità, principi che continuano a guidare l’azienda oggi che Payden & Rygel gestisce oltre 159 miliardi di dollari a livello globale. Una crescita ottenuta interamente in modo organico, senza acquisizioni. “Il DNA della società riflette l’intuizione della fondatrice e la sua ferma volontà di indipendenza e specializzazione”, spiega Antonella Manganelli, responsabile per l’Italia.
Il posizionamento in Italia e l’ambizione sulle tesorerie corporate
Payden & Rygel è attiva in Italia da oltre un decennio e ha costruito la propria presenza partendo dagli investitori istituzionali e puntando successivamente ad espandere la propria clientela. “Abbiamo ottenuto mandati con fondi pensione italiani e stiamo rafforzando il nostro ruolo nelle tesorerie aziendali, settore in cui vediamo grandi opportunità ma che è ancora dominato dai player bancari”, afferma Manganelli.
“L’interesse delle tesorerie per una gestione più sofisticata è cresciuto anche a seguito della crisi bancaria del 2023, che ha messo in evidenza i rischi di concentrare la liquidità solo nei conti bancari. Molte aziende hanno iniziato a esplorare alternative per diversificare e ottimizzare la gestione della liquidità”, aggiunge.
La società continua a espandere la propria offerta con strategie a basso tracking error e soluzioni su misura per investitori istituzionali. “Abbiamo sempre puntato su un approccio personalizzato, creando strategie su misura per i clienti, anche per mandati di piccole dimensioni, una caratteristica distintiva della nostra offerta”, sottolinea Manganelli.
Oltre al mercato italiano, Payden & Rygel ha avviato una diversificazione geografica con una forte presenza in Spagna e Portogallo, grazie a partnership con distributori locali, e un rafforzamento del team dedicato al Nord Europa. “Stiamo strutturando una crescita sostenibile che ci permetta di rispondere alle esigenze di un mercato sempre più sofisticato,” spiega.
Da un punto di vista di investimento il focus su obbligazioni corporate investment grade rimane centrale, mentre per quanto riguarda la clientela l’azienda sta esplorando anche nuovi segmenti come le assicurazioni e le fondazioni. “Abbiamo inserito figure di grande esperienza per sviluppare il canale assicurativo, che riteniamo possa beneficiare delle nostre expertise nella gestione obbligazionaria a lungo termine,” afferma.
Per il 2025, Payden & Rygel continuerà a investire in visibilità e networking per consolidare il proprio brand in Italia e in Europa. “Abbiamo una pipeline solida di opportunità e un business istituzionale che ci garantisce una base di crescita stabile da cui partire per esplorare nuove possibilità”, conclude sul punto Manganelli.
L’outlook macroeconomico di Payden & Rygel per il 2025 è attualmente abbastanza distante dalle attese della maggior parte degli analisti. “Abbiamo mantenuto una view rialzista sugli asset di rischio per un certo periodo di tempo, ma oggi vediamo margine per un rally dei tassi e un ulteriore restringimento degli spread di credito. Sappiamo che gli spread delle obbligazioni high yield sono i più stretti degli ultimi 17 anni, ma la moderazione dell’inflazione creerà le premesse per ulteriori tagli dei tassi. La Fed non cerca di rallentare l’economia o di far deragliare il mercato del lavoro e quindi rimane orientata a tagliare in funzione di un calo dell’inflazione. Inoltre, se la banca centrale statunitense dovesse sorprendere in senso dovish, il dollaro USA potrebbe finalmente toccare nuovi massimi”, spiega Jeffrey Cleveland, chief economist della società.
“Il mercato obbligazionario si trova a un punto di svolta: gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da crescita solida, occupazione stabile e prezzi degli asset da record. Tuttavia, occorre anche fare i conti con un’inflazione ancora elevata e con la volatilità del mercato obbligazionario”. Segnalano dalla casa di gestione. Possiamo aspettarci insomma colpo di scena dal 2025. Un anno in cui non ci sarà da annoiarsi.
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