Il mercato delle opere non conosce crisi ed è sempre più orientato alla qualità. Ecco chi sono i collezionisti italiani e cosa cercano
In un contesto macroeconomico sempre più incerto, il mercato dell’arte resta un porto sicuro per gli investitori. E conferma a livello globale una struttura stabile ma selettiva: il volume delle transazioni si attesta infatti da circa 20 anni intorno ai 60 miliardi di dollari, con oscillazioni limitate, mentre la composizione del valore si concentra in modo crescente su un numero ristretto di opere. Proprio la selettività rappresenta infatti una delle caratteristiche peculiari del collezionismo italiano, che si va consolidando alla ricerca della qualità ma inizia ad allargarsi oltre i confini tradizionali: dal design a libri e gioielli fino a orologi e antiquariato.
Secondo la quarta edizione del report ‘Collezionisti e valore dell’arte in Italia 2026’ di Intesa Sanpaolo Private Banking, negli ultimi tre anni il mercato globale ha attraversato una trasformazione profonda. A cambiare sono stati soprattutto i modelli di consumo e le logiche di acquisto. Il 2025 ha registrato una crescita del 4% rispetto al 2024, dato positivo ma ancora inferiore ai livelli del 2023. La ripresa degli scambi globali si è registrata grazie alla presenza di straordinari capolavori da collezioni prestigiose, ma il recupero non è stato uniforme. I segmenti dell’ultra-contemporaneo (-39%), del contemporaneo (-12,3%) e del dopoguerra (-17,7%) hanno infatti registrato cali significativi mentre sono cresciuti di altri segmenti: arte moderna (+19,4%), impressionista (+80,4%) e Old Masters (+68,7%) su tutto. Quest’ultimo dato in particolare, motivato da cambio generazionale e prevalenza di acquirenti millennials, secondo la ricerca evidenzia la solidità di un comparto di nicchia ma sempre più immune da dinamiche speculative. Prova ne è che il segmento dell’NFT ha perso il 90% negli ultimi cinque anni.
Capacita di spesa medio-alta
Quanto all’Italia, da noi prevale un approccio maturo e consapevole, con raccolte costruite nel tempo all’insegna delle scelte analitiche e della continuità. Dalla survey di Intesa Sanpaolo e Artissima sui collezionisti di arte moderna e contemporanea, basata su un campione di 303 persone, emergono infatti una mediana di 50 opere e una media di 99. Si conferma inoltre un approccio non occasionale ma legato a una visione culturale e patrimoniale. Sul piano economico, emerge poi una capacità di spesa medio-alta: il 30% degli intervistati ha superato almeno una volta i 500mila euro per una singolo pezzo e il 18% il milione, mentre il 55% si colloca tra centomila e un milione.
Centrale l’arte contemporanea, crescono i collectible
Resta centrale l’arte contemporanea, con il 98% del campione focalizzato su artisti nati dopo il 1945, ma si amplia il perimetro delle raccolte mediante aperture verso l’era moderna e il post-war. Cresce poi anche l’interesse per altre categorie di collectibles come design, libri, gioielli, preziosi e orologi e antiquariato. Ma attirano sempre più collezionisti anche segmenti meno tradizionali, dal vino ai distillati fino ad auto e moto d’epoca ma anche a sport memorabilia o accessori.
La resilienza delle opere blue chip
Alberto Bassi, responsabile Italia di Matis
Alberto Bassi, head of Italy della società di club deal per opere d’arte Matis, fa poi notare come il mercato presenti minor volatilità e recuperi più veloci rispetto ai mercati finanziari nonostante un certo grado di correlazione. “L’indice Artprice 100 mostra cali meno profondi e fasi di recupero più rapide rispetto agli indici di Borsa”, spiega. Nel confronto con le altre asset class, le opere blue chip in particolare mostrano una notevole resilienza: “Si collocano in una fascia intermedia per volatilità e liquidità”, chiarisce l’esperto, “con un orizzonte di investimento da uno a cinque anni e performance attese tra l’8% e il 12% ma secondo una logica di diversificazione alternativa”. Bassi rimarca anche come lo scorso marzo si siano registrate vendite straordinarie che hanno portato quest’anno quasi 400 milioni di sterline complessive tra Sotheby’s e Christie’s a Londra. “Queste operazioni si sono svolte pochi giorni dopo l’inizio dei bombardamenti in Iran e quindi dimostra come il mercato resista anche a contesti geopolitici tesi”.
Anche per questo, secondo Bassi, sta crescendo l’interesse da parte dei grandi patrimoni per il segmento. “Oltre l’85% dei collezionisti Hnwi considera l’arte un investimento relativamente sicuro rispetto agli asset finanziari tradizionali mentre il 10,4% del capitale dei clienti wealth è già allocato in arte e oggetti da collezione”, evidenzia. Tuttavia, conclude, “nei portafogli tradizionali non assistiti da consulenza la quota media resta intorno all’1% e segnala un potenziale di crescita dell’asset class”.
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