James Cook, head of Investment Directors & Specialists di Federated Hermes, analizza la regione concentrandosi non solo sulla Cina ma anche su Paesi contrarian che hanno riacceso la curiosità degli investitori: come Thailandia e Filippine
James Cook, head of Investment Directors & Specialists di Federated Hermes
L’Oriente sta tornando al centro degli appetiti degli investitori mondiali. La conferma arriva da James Cook, head of Investment Directors & Specialists di Federated Hermes, che concentra la sua analisi su un fatto: “Asia buying asia”. E se è vero che “l’Asia sta comprando l’Asia”, trainata dalla rinascita dei mercati azionari di Corea del Sud e Hong Kong così come dal nuovo corso politico ed economico di Pechino, significa che la regione ha una nuova postura e nuove risorse degne di interesse anche per gli operatori domestici. E Cook spiega quali.
I primi due macrotemi sono Cina e tecnologia: la prima per dimensione e influenza sull’area asiatica; la seconda per capillarità nei mercati. “Pechino oggi è più audace”, spiega Cook, “perché forte del controllo su risorse strategiche e di una crescente autosufficienza tecnologica”. Dopo anni di tensioni commerciali, il Paese sta puntando sull’espansione dei semiconduttori domestici e sull’intelligenza artificiale proprio mentre le “autorità cercano di rilanciare i consumi interni in un contesto di deflazione e sovraccapacità industriale.” Ecco perchè, nonostante le difficoltà, la crescita resta comunque intorno al 5%.
Taiwan e Hong Kong alla riscossa
Sotto l’area di influenza del Dragone, cavalcano una nuova fase di entusiasmo anche Hong Kong e Taiwan. La prima vede “un flusso di capitali provenienti dalla Cina continentale, spiga Cook, in fuga dai bassi rendimenti bancari e da un rallentamento del mercato immobiliare che sta insufflando un nuovo vento di vitalità finanziaria. “La città stato ha in particolare ritrovato il suo slancio”, osserva l’esperto, e lo si nota perché “gli investitori cinesi considerano la città una via più economica per accedere a società di qualità”. Quanto a Taipei, l’attenzione resta invece concentrata sul leader mondiale di semiconduttori TSMC in quanto considerato l’unico titolo ancora valutato in modo ragionevole in un mercato fortemente esposto alla tecnologia. “Gli investitori la percepiscono comunque più cara e rischiosa”, precisa il manager, “poiché concentrata per l’85% sull’AI”.
Al di fuori dei confini cinesi ci sono diversi Paesi a cui guardare, racconta Cook. Se valutazioni elevate e la perdita di slancio sui consumi rendono l’India un mercato “sopravvalutato e rallentato”, spiega l’esperto, i Paesi del Sud-Est Asiatico offrono infatti opportunità contrarian: tra tutti Thailandia e Filippine, dove “la debolezza dei consumi e la stabilità politica creano occasioni di acquisto a valutazioni interessanti”. “I due Statu presentano multipli convenienti e aziende di qualità”, continua il manager di Federated Hermes, “favorite anche da prospettive di ripresa dei consumi e del turismo”.
Il brillante coreano
Ma è la Corea del Sud a brillare di più. “L’indice Kospi”, dice Cook facendo riferimento all’indicatore di borsa dello Stato, “ha superato quota 4mila punti dopo aver messo a segno un rialzo superiore all’80% in dollari”. Un risultato che, a suo dire, è sostenuto da riforme strutturali e da un coinvolgimento degli investitori retail tale da renderli pari al 40% del mercato. Senza dimenticare che il nuovo governo punta inoltre a ridurre la tassazione su dividendi ed eredità per sostenere la creazione di ricchezza attraverso la Borsa”. Cook rileva una reale volontà di affrontare, da parte del governo, il concetto di Korea discount, ovvero “la storica sottovalutazione dei titoli coreani dovuta a problemi di governance”. Il filo rosso che attraversa l’intera regione è la crescita della partecipazione locale. Gli investitori asiatici stanno tornando a credere nei propri mercati, spinti da fondamentali solidi, riforme politiche e una nuova consapevolezza del proprio ruolo nella catena del valore globale.
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