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Per gli operatori finanziari i dazi di Trump peseranno sulla crescita globale. Inflazione USA in risalita, Eurozona sotto il 2% con i tassi BCE all’1,75%. Cautela sugli spread dei governativi UE
In attesa di capire come sarà la Trumpeconomics, e nonostante i rischi di una guerra commerciale, il 2025 si preannuncia ricco di opportunità e sfide per i mercati globali, caratterizzato da rapide rotazioni settoriali e da un aumento della volatilità. Ne sono convinti i 1.200 operatori finanziari iscritti ad Assiom Forex, che nel loro Outlook per il prossimo anno consigliano di sovrappesare l’equity USA, di stare molto attenti alla Francia e di tornare a guardare alla Cina. Non solo. Per l’associazione la crescita dell’Eurozona resterà debole e la BCE porterà il costo del denaro all’1,75% tra dodici mesi, mentre negli USA l’inflazione è destinata a risalire.
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Azioni USA da sovrappesare. Ok anche Italia, Germania e Spagna
“Anche per il 2025 le azioni statunitensi saranno da sovrappesare, pur mantenendo l’attenzione anche verso quelle di specifici Paesi europei”, si legge . In particolare, considerando i bassi spread creditizi e le stime di crescita degli EPS (+8% secondo il consensus Ibes), gli indici UE da privilegiare saranno il Dax di Francoforte, il FtseMib di Milano e l’Ibex di Madrid. Anche le azioni cinesi “potrebbero finalmente tornare a essere interessanti”. Secondo Assiom Forex, gli Stati Uniti beneficeranno di una crescita ancora resiliente, sostenuta da un mercato del lavoro solido e da una ripresa della spesa dei consumatori. Se il presidente Trump “non intraprenderà una vera e nuova guerra commerciale, ma utilizzerà questa minaccia solo come tattica negoziale, gli indici americani azionari continueranno ad essere comprati”, è la view. Gli USA rimarranno inoltre il mercato di riferimento per l’innovazione mondiale. Per quanto riguarda l’Europa, cruciale sarà “cogliere l’opportunità di attuare un nuovo Whatever it takes, implementando almeno una parte dell’agenda Draghi per stimolare la crescita”. Stesso discorso per Pechino.
I dazi USA pesano sulla crescita globale
Quanto all’economia globale, i dazi promessi da Trump “peseranno sui prospetti di crescita di tutti i Paesi, in particolare quelli esposti al rafforzamento del dollaro”. Ma se in Europa l’attività nel 2025 si confermerà debole, Cina e India rimarranno sopra la media. Per gli Stati Uniti si prospetta un anno positivo, anche se “i danni strutturali dovuti a politiche che minano la credibilità delle istituzioni e l’equilibrio geopolitico, mostreranno i loro effetti nel tempo (dal 2026)” in termini di espansione. L’Outlook stima quindi che il PIL reale dell’Eurozona nel 2025 rimarrà sotto l’1%. I benefici derivanti dalla riduzione dei tassi da parte della BCE saranno infatti controbilanciati “da un continuo peggioramento del settore industriale e dai possibili effetti negativi sull’import-export e sugli investimenti, dovuti a un aumento delle tariffe da parte del nuovo presidente Trump”. Secondo l’outlook, un’ipotetica imposizione di nuovi dazi statunitensi del 10% sui prodotti europei potrebbe ridurre il Pil del blocco di circa l’1%. In Italia, la crescita stimata è intorno allo 0,5%. In Cina è prevista un’espansione del 4% e in India del 6%, mentre in Giappone si attende un contenuto miglioramento allo 0,6%. In lieve aumento anche il Regno Unito, all’1,3%.
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Inflazione USA in risalita, Eurozona sotto il 2%
Quanto all’inflazione, per gli operatori finanziari le politiche dell’amministrazione Trump avranno un effetto inflattivo per gli Stati Uniti. “Siamo probabilmente verso la fine del miglioramento e le prospettive di inflazione media per il 2025 sono del 2,8%, simile al 2,9% del 2024 e sopra il target della Fed”, si legge. Per questo lo spazio di manovra del Fomc appare limitato a ulteriori 50 punti base, che porterà il Fed Funds target range a 4/4,25%. Nell’Eurozona, invece, il protrarsi di una crescita debole farà sì che nel 2025 le pressioni sui prezzi saranno al ribasso a causa della domanda, parzialmente controbilanciate da un aumento modesto dei prezzi alimentari e delle utenze energetiche. In media, il carovita si attesterà all’1,8%, sotto l’obiettivo BCE. La previsione è dunque che Francoforte tagli il costo del denaro di 150 punti base portandolo da un probabile 3% di fine 2024 a 1,75% a dicembre 2025.
Francia: da Pigs a Pigf il passo è breve
La Francia al momento è il Paese che “desta maggiore preoccupazione” sul fronte della stabilità finanziaria. Al punto che, secondo Assiom Forex, potrebbe sostituire la Spagna nell’acronimo Pigs (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna). Parigi ha intenzione di finanziare i 330 miliardi di emissioni lorde con un ammontare significativo di collocamenti a breve scadenza (BTF). “Riteniamo questa scelta negativa per tutta la curva dei rendimenti francesi che vedrà rendimenti in salita in un movimento parallelo guidato dalla parte breve della curva (bear flattening)”, scrivono gli operatori finanziari. Avvertendo che il rischio di repricing sarà “molto significativo” nei primi tre mesi dell’anno e la prossima primavera. In un contesto senza shock e di politica monetaria espansiva, la view è che il decennale francese si collochi in un range tra 2,90% e 3,10%, mentre i movimenti più significativi avverranno sugli spread. In particolare, “continuerà il movimento di convergenza dei rendimenti spagnoli verso quelli francesi, con i Bonos che si stabilizzeranno su rendimenti 10-15 punti base inferiori agli Oat”. Non solo. L’elevata possibilità di vittoria di Marie Le Pen porta gli operatori a vedere anche un aumento del differenziale con il Bund tedesco nel range di 90-110 pb.
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Cautela sugli spread dei governativi europei
In generale, gli operatori restano cauti sugli spread dei governativi europei. Una delle cause principali è la maggiore supply dovuta al Quantitative Tightening che creerà pressione. Il prossimo anno, i collocamenti “saranno in linea con il 2024 (circa 1,3 trilioni)”, si legge. In uno scenario senza shock sui deficit di bilancio, i Paesi che avranno le emissioni lorde più consistenti (escludendo i bond short term) saranno Francia (330 miliardi), Italia (320 miliardi), Germania (265 miliardi) e Spagna (160 miliardi). Invece sulle emissioni nette peseranno i rimborsi dei bond nel bilancio dalla BCE. “A partire dal 2025 il Quantitative Tightening entrerà a pieno regime, dato che non verranno reinvestiti circa 410 miliardi di bond in scadenza acquistati tramite Pspp e Pepp, concentrati principalmente su quattro Paesi: 110 miliardi per la Germania, 85 per la Francia, 70 per l’Italia e 54 per la Spagna”. Le emissioni nette in UE aumenteranno quindi di oltre 100 miliardi rispetto al 2024 arrivando al livello record di oltre 840 miliardi. La discesa del tasso terminale BCE entro la seconda metà dal 2025 al di sotto del 2% “favorirà la duration, con un movimento di discesa parallelo dei tassi europei guidato dalla parte breve della curva”.
Anche la Fed è in pieno QT con il bilancio previsto a fine 2025 a circa 6 trilioni. “Nella prima parte dell’anno ci sarà un rischio di reprecing sulle headline relative alla scadenza del tetto del debito americano, il cui rialzo però non desta particolari preoccupazioni”, viene sottolineato nel documento. Per gli operatori, i rendimenti dei Treasury in range tra il 3,5%-4,5% restano il volano sia per la domanda interna che estera sui governativi USA.
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Italia, il 60% delle emissioni a investitori esteri
Il nostro Paese in particolare dovrà finanziare tra 100 e 110 miliardi di emissioni, al netto dei bond in scadenza, che senza i reinvestimenti dei programmi di acquisto della BCE diventano circa 170 miliardi. Inoltre il contributo degli investitori retail è previsto in netta diminuzione perché i portafogli degli italiani sono già notevolmente sovraesposti sui BTP (65% del totale), ad un livello record rispetto ai minimi toccati dal 2012 al 2016 (tra il 20% e il 30%). Si stima che l’anno prossimo il Tesoro potrà contare su circa 40 miliardi di investimenti retail rispetto ai 125 del 2023 e ai 54 del 2024. “In assenza della BCE, il ruolo degli investitori esteri dovrà essere preponderante, pari a circa il 60% delle emissioni nette, una percentuale molto ambiziosa ma teoricamente raggiungibile in un contesto di volatilità stabile”, evidenzia il report. Anche per l’Italia il rischio di repricing “è significativo”, soprattutto nei primi tre mesi dell’anno perché dovranno esser rifinanziati 140 miliardi di bond in scadenza (di cui 47 miliardi di BOT), “parte dei quali verranno probabilmente finanziati con una nuova emissione retail (ne prevediamo almeno due durante il 2025)”. I rendimenti e lo spread BTP-Bund resteranno significativamente correlati con gli indici del rischio di credito è l’attesa è che l’andamento dei BTP continui ad avere un Beta elevato con il mercato. Eventuali elezioni in Germania e in Francia sono al momento gli eventi che potrebbero avere maggiore impatto sui titoli italiani.
Futuro grigio per il dollaro, picco dell’oro alle spalle
Passando al dollaro, le aspettative “non appaiono favorevoli”. Per Assiom Forex, l’euro potrebbe quindi resistere alle pressioni ribassiste in area 1,05-1,10 nei prossimi dodici mesi. Per quanto riguarda lo yen, la debolezza “è destinata a ridursi”, in quanto la Bank of Japan potrebbe interrompere la sua politica monetaria espansiva, “anche se l’incertezza politica consiglia prudenza”. Secondo il report, inoltre, il picco dell’oro “è probabilmente alle spalle”, con probabili prese di profitto entro fine anno e un consolidamento nel 2025, probabilmente in un intervallo di 2.450-2.650 dollari l’oncia. Al contrario, gli operatori si aspettano maggiori rischi di rialzo nel 2026 e negli anni successivi. Sul fronte energetico, “i rischi geopolitici in Medio Oriente dovrebbero contribuire a mantenere le quotazioni internazionali del greggio su livelli relativamente elevati”. Per il 2025, gli operatori si aspettano, nello scenario base, il Brent vicino a una media di 76-78 dollari al barile e il WTI intorno a 72-74 dollari. Per quanto riguarda il gas, finché continuerà l’incertezza sulla sicurezza delle forniture di gas russo, il benchmark europeo per il gas naturale TTF dovrebbe mantenersi vicino ai massimi da inizio anno, in area 40-60 euro al megawattora.
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