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Nvidia, Leonardo, Stellantis, Stm, Unicredit e Mps sono stati protagonisti del 10% delle operazioni. L’analisi di Bg Saxo
Nvidia, Leonardo, Stellantis, STMicroelectronics, Unicredit e Mps: sono questi i sei titoli più scambiati del 2025. Complessivamente sono stati infatti protagonisti del 10% circa di tutte le operazioni effettuate in questi dodici mesi. Lo rivela un’analisi di Bg Saxo, da cui emergono non solo interessanti informazioni sul comportamento degli investitori, ma anche preziose indicazioni per l’anno nuovo.
“Nvidia e STMicroelectronics mostrano che l’AI resta la grande promessa, ma nel 2026 il mercato può chiedere più prove e meno slogan”, spiega infatti l’investment strategist della società, Ruben Dalfovo. Secondo cui Leonardo racconta invece di una difesa che diventa struttura, ma anche di un titolo su cui molti ribilanciano. “Stellantis ricorda che le transizioni industriali sono fatte di curve, non di linee dritte. E il confronto tra Monte Paschi e UniCredit suggerisce una rotazione dentro il tema banche, non una sentenza sul settore”, prosegue. Rimarcando che “le piazze sono piene di voci, ma i portafogli migliori, di solito, nascono da decisioni prese quando è tutto più silenzioso”.
Più comprati e più venduti
Nel dettaglio, la top 5 degli acquisti da inizio anno vede in testa Nvidia, seguita da Leonardo, Stellantis, STMicroelectronics e Mps. Sul fronte vendite, invece, il podio cambia leggermente: la società del settore difesa e quella dell’automotive sono le più vendute, seguite dal colosso dei chip Usa, dal gruppo italo-francese e dall’istituto guidato da Andrea Orcel. Di tutte le operazioni che hanno coinvolto questi nomi il 58% è costituito da acquisti e il 42% da vendite: un dato che conferma, secondo Dalfovo, la tendenza prevalente a entrare o rafforzare le posizioni piuttosto che a ridurle.
Il termometro dell’attenzione
“Balzerà all’occhio che quattro nomi compaiono in entrambe le classifiche. La loro presenza riflette un interesse operativo reale: questi titoli sono al centro della conversazione, muovono emozioni e domande”, osserva lo strategist. Precisando che gli investitori li usano sia per aprire o rafforzare posizioni sia per ribilanciare il portafoglio. In alcuni casi si tratta di prese di profitto, in altri di riduzione del rischio o solo di piccoli aggiustamenti dettati dalla gestione quotidiana degli investimenti. Per Dalfovo è però fondamentale ricordare che ‘più scambiato’ non significa necessariamente ‘migliore’. “Un titolo può essere molto tradato perché sale, perché scende, o perché è il classico nome su cui tutti hanno un’opinione, spesso opposta a quella del vicino”, spiega. E ricorda che questi numeri contano le operazioni, non i volumi e non i ‘soldi netti’ entrati o usciti. “È un termometro dell’attenzione, non una radiografia perfetta dei flussi”, chiarisce.
AI: il mercato è diventato più esigente
Da questo termometro emergono però preziose informazioni. E il messaggio più chiaro è che l’intelligenza artificiale resta una calamita. Nvidia è infatti prima tra gli acquisti e terza tra le vendite. Questa combinazione indica un comportamento diffuso, secondo Dalfovo: molti investitori puntano sul potenziale di lungo periodo e continuano ad aumentare l’esposizione, ma intervengono anche per gestire la volatilità, riducendo parzialmente la posizione quando i prezzi salgono o quando il rischio percepito aumenta. “La fase ‘tutti dentro perché è il futuro’ lascia spazio a una fase più adulta, dove il mercato chiede prove: ricavi che crescono, margini che reggono, e soprattutto la capacità di trasformare l’ondata di domanda in guadagni reali”, chiarisce. È qui che, secondo lo strategist, il 2026 può diventare interessante: “L’AI continuerà ad essere un trend, ma cambierà ciò che gli investitori chiedono da questo comparto: Non domanderanno più ‘quanto può crescere?’, ma si chiederanno ‘posso guadagnare in modo stabile, e quanto?’”, afferma.
In questo scenario, STMicroelectronics, presente sia tra i titoli più acquistati sia tra quelli più venduti, aggiunge un altro elemento di lettura. Da un lato, fa notare lo strategist, emerge l’interesse degli investitori per una tecnologia europea, spesso valutata con criteri differenti rispetto ai grandi nomi americani. Dall’altro, va considerato che questo titolo viene utilizzato da molti come leva di equilibrio del portafoglio: quando la tecnologia corre troppo, l’esposizione viene ridotta, mentre nei momenti di correzione, viene incrementata. “Quindi la logica che sta dietro agli scambi di STM non è sempre ‘romantica’: spesso si tratta di semplice gestione del rischio”, osserva. Per Dalfovo, quindi, l’AI nel 2026 potrebbe premiare chi sa distinguere tra ‘tema’ e ‘azienda’. “Il tema può essere fortissimo, ma le aziende dentro al tema non si muovono tutte allo stesso modo, e il mercato inizia a fare differenze più nette”, mette in guardia.
Difesa: il prezzo non sale in linea retta
Se l’AI resta protagonista, è Leonardo è il caso più istruttivo dell’elenco. È infatti allo stesso tempo tra i titoli più comprati e quello più venduto. Secondo Dalfovo, si tratta di un segnale che il tema difesa è centrale, ma che non è una strada dritta. “Da una parte, molti investitori continuano a costruire esposizione sulla sicurezza e sull’autonomia industriale europea, un’idea che negli ultimi anni è molto presente. Dall’altra, proprio perché il tema è forte e visibile, il titolo diventa anche il terreno perfetto per ribilanciamenti”, analizza. Facendo notare che il 2026 può quindi essere l’anno in cui il mercato guarda meno alla parola ‘difesa’ e più alle domande classiche per valutare ogni azienda, che però restano decisive: capacità produttiva, tempi di consegna, margini e disciplina nell’esecuzione. Il rischio, secondo lo strategist, è sempre lo stesso, ed è molto umano: aspettarsi che la realtà operativa corra veloce quanto la narrativa. “Quando le attese salgono più in fretta dei risultati, molti preferiscono rimettere ordine in portafoglio, e le vendite aumentano. È esattamente ciò che questa doppia classifica suggerisce”, afferma.
Auto e banche: due classici, ma con una rotazione
Stellantis è terza tra gli acquisti e seconda tra le vendite. Questo, a detta di Dalfovo, descrive bene la situazione attuale del settore auto: un comparto enorme, conosciuto, vicino agli investitori, ma anche in piena transizione, con una forte concorrenza, innovazioni tecnologiche, prezzi sotto pressione e una domanda a volte imprevedibile. “In questo contesto, è normale che sia presente un flusso continuo di ingressi e uscite, in quanto molti investitori saranno più preoccupati di gestire l’incertezza rispetto al tentativo di indovinare il punto perfetto”, chiarisce.
Per il mondo bancario, invece, il quadro è più interessante in quanto i titoli di acquisti e vendite non sono gli stessi: Banca Monte dei Paschi di Siena è tra le più comprate, mentre UniCredit è tra le più vendute. Per lo strategist bisogna interpretare questo non come un giudizio definitivo sul settore, ma come un segnale di rotazione interna: “Alcuni investitori privilegiano titoli con prospettive particolari, spesso più volatili e legati a eventi societari, mentre altri realizzano profitti o riducono l’esposizione su nomi di grandi dimensioni e ampiamente presenti nei portafogli”, evidenzia. Nel 2026, a suo parere, per le banche la variabile chiave restano i tassi d’interesse. Se questi scendono con calma e l’economia tiene, gli investitori tendono a fare più distinzione tra istituti forti e istituti deboli, premiando i primi. Se invece l’economia rallenta o l’inflazione torna a sorprendere, le banche spesso si muovono per prime in Borsa, perché i loro profitti dipendono molto dalla fiducia e dalla capacità di famiglie e imprese di rimborsare i prestiti.
Cosa può andare storto
In generale, secondo Dalfovo, il rischio principale è quello di confondere attività con opportunità. “Un titolo molto scambiato può anche essere un titolo che consuma attenzione e decisioni, ma senza migliorare davvero la qualità del portafoglio”, rimarca. Il secondo pericolo riguarda invece le aspettative, soprattutto nei settori di tecnologia e difesa. “Quando il mercato si abitua alle buone notizie, smette di premiarle e inizia a reagire negativamente a qualsiasi elemento che non sia perfetto”, sottolinea. Un indicatore chiaro, secondo lo strategist è il seguente: se le notizie restano positive, ma il titolo non mostra reazioni significative, spesso significa che il mercato si aspettava quel risultato e lo aveva già incorporato nel prezzo, per un ulteriore rialzo è necessario un elemento aggiuntivo, non la semplice conferma delle attese. Infine, il terzo rischio è macro: crescita e tassi. “Se questi due elementi mutano rapidamente, si modificano anche le narrazioni del mercato. E quando la narrazione cambia, di solito cambiano anche le classifiche dei titoli più scambiati”, conclude.
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