3 min
Per S&P Global Ratings, le operazioni innescate da Intesa-Mps rappresentano solo l’ultimo capitolo di un processo destinato a ridisegnare il settore. La ricerca di scala, investimenti in tecnologia e maggiore efficienza spingono gli istituti verso una nuova stagione di fusioni e acquisizioni
Dopo anni di operazioni che hanno progressivamente ridotto il numero dei player, il risiko delle banche italiane torna ad accelerare con il doppio assalto a Monte dei Paschi da parte di Intesa Sanpaolo e Banco BPM. Per S&P Global Ratings non si tratta di episodi isolati, ma della manifestazione più evidente di una tendenza destinata a proseguire nei prossimi anni. Secondo l’agenzia di rating, che ha dedicato il suo ultimo report all’argomento, il consolidamento del settore è infatti ormai inevitabile in un mercato caratterizzato da poche opportunità di crescita organica e dalla presenza di numerosi operatori di piccole o medie dimensioni. Uno scenario che impone sempre più agli istituti di rafforzare le economie di scala e creare nuove opportunità di efficienza.
📰 Leggi anche “Banche UE tra risiko e regolamentazione: come investire“
Mps al centro del risiko
Il nuovo capitolo del consolidamento ruota attorno al Monte. L’8 giugno Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto sul 100% del capitale dell’istituto senese, riconoscendogli una valutazione pari a oltre 30 miliardi di euro. L’offerta prevede un corrispettivo di circa 10,1 euro per azione, di cui un euro in contanti e la restante parte attraverso uno scambio azionario, con un premio del 12,5% rispetto alla capitalizzazione di mercato di Mps. Un’iniziativa intrapresa per cogliere in controtempo Banco BPM, che poco prima aveva avanzato all’istituto toscano una proposta di fusione tra pari dalla quale stima di generare sinergie per circa 1,1 miliardi e dare vita al secondo gruppo bancario italiano in termini di dimensioni degli attivi.
Un settore sempre più concentrato
Per S&P, la bagarre sorta attorno al gruppo guidato da Luigi Lovaglio confermano una dinamica che ha subito una marcata accelerazione a partire dal 2025. “Questo processo porterà probabilmente alla formazione di un sistema composto da un numero ridotto di grandi banche e alcuni operatori con modelli di business più agili”, evidenzia l’agenzia. Ma se l’esito finale appare dunque relativamente prevedibile, a rimanere incerte sono le modalità attraverso cui si realizzerà il consolidamento previsto dall’agenzia di rating. Struttura dell’azionariato, strategie industriali, interessi degli azionisti e ruolo delle autorità potrebbero infatti giocare un ruolo importante nell’influenzare il percorso delle future aggregazioni.
📰 Leggi anche “Banche EU resilienti. Italiane forti dopo il consolidamento“
La scala come vantaggio competitivo
Alla base della corsa alle dimensioni non c’è soltanto la ricerca di quote di mercato, come suggerirebbe un’analisi superficiale del fenomeno. S&P ritiene infatti che gli istituti italiani abbiano bisogno di aumentare la propria scala operativa per affrontare sfide sempre più complesse e preservare livelli di redditività elevati anche in futuro. “Le banche devono continuare a investire nella digitalizzazione per tenere il passo dell’innovazione e rafforzare i sistemi di gestione del rischio”, sottolineano gli analisti nel report, aggiungendo che gli operatori stanno anche cercando di ampliare la capacità distributiva e diversificare le fonti di ricavo in modo da ridurre la dipendenza dal tradizionale margine di interesse. Tutte esigenze rispetto alle quali proprio il consolidamento rappresenta una risposta naturale. Le recenti operazioni domestiche hanno infatti dimostrato quanto le sinergie di costo possano essere significative e come il rischio di integrazione sia oggi più contenuto rispetto al passato grazie all’esperienza accumulata dagli istituti italiani nelle acquisizioni degli ultimi anni.
I vantaggi per Intesa e BPER
Un esempio evidente di questa tesi viene proprio da Intesa-Mps. Nel caso di successo dell’offerta, S&P ritiene infatti il gruppo guidato da Carlo Messina rafforzerebbe ulteriormente la propria leadership sul mercato domestico. L’operazione consentirebbe inoltre di consolidare la presenza nel corporate e investment banking attraverso le competenze di Mediobanca e di ampliare il business del credito al consumo. Il tutto senza contare che, nonostante l’entità dell’operazione e a fronte di sinergie sui costi per 1,1 miliardi, il coefficiente di capitale corretto per il rischio resterebbe per Ca’ De Sass comodamente superiore all’8% nel 2028 grazie, all’elevata capacità di generare utili. Anche BPER potrebbe però emergere come uno dei principali beneficiari dell’operazione, considerando che erediterebbe il 50% delle filiali Mps pronte a finire nelle mani del suo azionista Unipol come risultato di un accordo parallelo tra Carlo Cimbri e lo stesso Messina.
📰 Leggi anche “Banche europee, S&P ottimista sul 2026: bilanci solidi“
Banco BPM punta al secondo posto
Per quanto riguarda Banco BPM, S&P considera la fusione con Mps coerente dal punto di vista strategico. “La complementarità geografica e commerciale dei due gruppi offrirebbe ampie possibilità di sinergie e permetterebbe di ampliare l’offerta di prodotti attraverso una base clienti più estesa”, spiegano gli analisti dell’agenzia di rating. Ma se è vero che l’aggregazione darebbe vita al secondo gruppo bancario italiano, riducendo almeno in parte il divario che oggi separa gli operatori domestici da Intesa Sanpaolo, gli esperti sottolineando come i benefici economici e industriali richiederebbero molto più tempo per manifestarsi pienamente.
Altre operazioni all’orizzonte
La convinzione di S&P è quindi quella che il risiko bancario sia tutt’altro che concluso. “Non possiamo escludere ulteriori operazioni o transazioni nei prossimi mesi”, sottolinea l’agenzia, ribadendo come gli attuali movimenti rappresentino soltanto la tappa di un processo di consolidamento più ampio. Per gli istituti italiani, la dimensione sta infatti diventando un elemento sempre più centrale sia per sostenere investimenti tecnologici sia per aumentare l’efficienza operativa e difendere la redditività in un contesto destinato a essere meno favorevole rispetto agli anni recenti. È in questa prospettiva che va letto il ritorno delle M&A: non come una fase congiunturale, ma come una trasformazione strutturale dell’intero sistema bancario nazionale.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.