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A novembre prezzi stabili o in calo per Germania, Francia, Italia e Spagna. Anche le aspettative dei consumatori sono in linea con le previsioni di Francoforte. I mercati vedono zero possibilità di una sforbiciata natalizia
Chi confidava in un regalo di Natale da parte della Banca Centrale Europea resterà deluso. L’ipotesi che il prossimo 18 dicembre Lagarde e colleghi possano annunciare un nuovo taglio dei tassi si fa infatti sempre più lontana. A raffreddare ulteriormente le speranze sono stati gli ultimi dati sull’inflazione, perfettamente il linea con le previsioni di Francoforte, secondo cui i prezzi si manterranno intorno all’obiettivo nel medio termine senza richiedere ulteriori interventi di politica monetaria. I mercati hanno quindi rivisto le attese e ora stimano quasi nulla la possibilità di una sforbiciata il mese prossimo, mentre vedono solo una probabilità su tre di ulteriori riduzioni nel 2026. Per la maggior parte degli economisti il ciclo di allentamento è definitivamente terminato lo scorso giugno, dopo otto riduzioni che hanno dimezzato il costo del denaro dell’Area dal 4% al 2%.
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Inflazione sulla giusta via
Secondo le stime preliminari, a novembre nei principali Paesi europei l’inflazione è rimasta stabile o è scesa, rafforzando la previsione che la cifra complessiva dell’Eurozona, in uscita martedì, sarà in linea con una lettura stabile al 2,1%. In Francia, su base mensile l’indice ha segnato una variazione negativa: -0,1% rispetto al +0,1% di ottobre. Meno del consensus che non prevedeva cambiamenti. Su base annua si è invece verificato un aumento dello 0,9%, inferiore alle previsioni (+1%) e stabile rispetto al mese precedente. Stesso discorso per l’Italia dove i prezzi hanno registrato una variazione mensile dello 0,2% e hanno rallentato inaspettatamente all’1,1% annuo (1,3% l’attesa). In Germania il carovita è calato al -0,2% su base mensile (dopo +0,3%, in linea con le stime), mentre è rimasto stabile su base annuale al 2,3% (+2,4% il consensus). La Spagna ha infine registrato una discesa tendenziale al 3%, dal 3,1% di ottobre (in linea con quanto pronosticato dagli analisti), e allo 0,2% su base congiunturale, dopo il +0,7% di trenta giorni prima.
Aspettative stabili
Oltre ai dati, anche le aspettative sui prezzi sono rimaste stabili. Stando infatti all’indagine della stessa BCE, i consumatori dell’Area hanno leggermente rivisto al rialzo le attese a breve termine, ma le hanno mantenute sostanzialmente invariate sul medio-lungo periodo. Dal sondaggio condotto a ottobre su 19mila adulti in undici Paesi, la previsione di inflazione per il prossimo anno è salita al 2,8% dal 2,7% del mese precedente, mentre le stime a tre anni restano al 2,5% e quelle a cinque anni al 2,2%. Anche questi dati appaiono coerenti con la visione dell’Eurotower, secondo cui il carovita è ora saldamente vicino all’obiettivo e lì resterà per i prossimi anni, nonostante sia possibile qualche oscillazione, mentre le pressioni interne sui prezzi sono destinate a ridursi e non rappresentano più un rischio significativo.
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Ma la discussione resta accesa
Nonostante questo è improbabile che la discussione tra le due diverse anime del board BCE si plachi. Dalle minute dell’ultima riunione di ottobre è emersa infatti ancora una profonda spaccatura tra falchi e colombe. Pura avendo votato all’unanimità per mantenere i tassi invariati, si legge, in sede di discussione “È stato espresso il parere che il ciclo di tagli fosse giunto al termine, poiché le attuali prospettive favorevoli sarebbero state probabilmente mantenute a meno che non si materializzassero dei rischi”. Al tempo stesso è stato anche espresso il punto di vista opposto “secondo cui era importante rimanere completamente aperti riguardo alla possibile necessità di un ulteriore taglio, e che una tale mossa sarebbe probabilmente giustificata qualora aumentasse la probabilità o l’intensità dei fattori di rischio al ribasso, oppure se il previsto scostamento al di sotto dell’obiettivo di inflazione diventasse persistente”.
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