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A luglio l’indice dei prezzi è salito al 2,9%, oltre le attese. Per i gestori sarà cruciale il dato di agosto, ma vista la solida crescita dell’Eurozona, un ritocco “precauzionale” dopo l’estate è quasi certo
Non un’impennata, ma quanto basta per rendere più probabile un aumento dei tassi a settembre. L’inflazione dell’Area euro è tornata a salire a luglio, superando le attese, e si è attestata al 2,9% su base annua, dal 2,8% di giugno e contro le previsioni che si attendevano una conferma. Il dato, cruciale anche se non decisivo, rafforza ulteriormente le argomentazioni dei falchi della Banca centrale europea, soprattutto perché gli alti prezzi del petrolio preannunciano un’ulteriore, imminente intensificazione delle pressioni sui prezzi.
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In aumento anche l’indice core e l’inflazione nei servizi
Secondo la stima preliminare dei Eurostat, l’indice dei prezzi dei 21 Paesi che adottano la moneta unica è cresciuto dello 0,2% su base mensile. A far da traino è stata ovviamente l’energia, che dovrebbe registrare il tasso annuale più elevato: 10%, contro l’8,5% precedente. Colpa dell’impennata del petrolio causata dalla guerra in Medio Oriente e della scadenza dello sconto fiscale sui carburanti in Germania. Seguono i servizi (3,3%, da 3,2%), gli alimentari, alcolici e tabacchi (1,2%, da l’1,5%) e i beni industriali non energetici (0,9%, da 0,7%). Anche l’indice core, quello più attentamente monitorato dai policymaker perché al netto delle componenti più volatili, è salito al 2,5% dal 2,4% di trenta giorni prima.
Inflazione alta e crescita oltre le attese
Nonostante il dato di luglio non sia determinate, visto che prima della riunione di settembre i responsabili delle politiche monetarie riceveranno anche l’indicatore di agosto, la Bce ha già segnalato un possibile aumento dei tassi, sostenendo che l’economia si sta muovendo in linea con il suo scenario di base, a sua volta basato su un incremento del costo del denaro previsto per il 10 settembre. Inoltre, i dati sul Pil dell’Area hanno attenuato i timori che una stretta, volta a fermare eventuali effetti di secondo livello sui prezzi, possa ostacolare l’espansione. L’economia del blocco è infatti cresciuta dello 0,4% nel secondo trimestre, il doppio rispetto alle previsioni, smentendo le fosche stime secondo cui la guerra e gli alti costi energetici avrebbero potuto spingerla verso una recessione. Attualmente, i mercati vedono più di due aumenti dei tassi entro ottobre e aprile.
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Verso un rialzo a settembre
“Le pressioni inflazionistiche sono attualmente guidate principalmente dai prezzi dell’energia, mentre gli effetti indiretti sono finora rimasti contenuti”, commenta Ulrike Kastens, senior economist di Dws. Tuttavia, data la volatilità dei mercati energetici, secondo l’esperta resta opportuna una vigilanza continua da parte di Francoforte. “Continuiamo pertanto ad attenderci che la Bce porti il tasso sui depositi al 2,50% a settembre”.
Dello stesso parere anche Filippo Fiori, senior advisor di Otala.Markets, secondo cui se il calo di giugno aveva ridotto le aspettative di un ulteriore rialzo, l’aumento di luglio, alcune dichiarazioni dei membri del board e la crescita Ue nel secondo trimestre suggeriscono che a settembre un ritocco sia molto probabile. “Il fatto che l’inflazione core si sia mantenuta in linea, e quindi che gli effetti inflazionastici secondari non si siano ancora materializzati, probabilmente non sarà sufficiente ad evitarlo”, sottolinea. A suo parere, infatti, Lagarde e colleghi “presenteranno il rialzo come precauzionale, argomentando che il livello dei tassi non intacca la crescita, e che non è legato ad alcuna politica di ulteriore aumento”.
Per Diego Barnuevo, market analyst di Ebury, sebbene la crescita dell’indice headline sia riconducibile soprattutto al rincaro energetico, e quindi potenzialmente transitoria, il rialzo dell’inflazione core, che segnala pressioni sui prezzi più radicate e diffuse del previsto, desta preoccupazione. “Nonostante manchino ancora segnali evidenti di effetti di secondo livello, il dato offre ai membri più falchi nuove motivazioni per sostenere un rialzo a settembre”, afferma. Spiegando che, al momento, l’unico scenario che permetterebbe alla Bce di evitare un ulteriore inasprimento sarebbe un accordo di pace duraturo tra Usa e Iran entro la prossima riunione. “Un’ipotesi che appare tuttavia sempre meno probabile col passare del tempo”, conclude.
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