Secondo gli asset manager, giovedì l’Eurotower ribadirà l’atteggiamento attendista. Per ulteriori indicazioni bisognerà aspettare il meeting di marzo e i dati sui salari. Primo taglio? A giugno
Nessuna sorpresa sui tassi, che resteranno invariati, ma occhi puntati sulle parole di Christine Lagarde. Sale l’attesa per il primo meeting del 2024 della Banca centrale europea, con i mercati che sperano di cogliere indicazioni sulla direzione della politica monetaria e sulle tempistica relative ai tagli. Per i gestori, però, la presidente confermerà la linea prudenziale e l’approccio dipendente dai dati, come ribadito a Davos. L’obiettivo è infatti quello di smorzare l’euforia degli investitori, che prezzano una riduzione di circa 130 punti base nel 2024.
Proprio dai dati arrivano segnali contrastanti. La Bank lending survey di gennaio dell’Eurotower registra un nuovo “moderato inasprimento degli standard di credito per i prestiti alle imprese” nel quarto trimestre del 2023. E prevede “un ulteriore irrigidimento” per i primi tre mesi di quest’anno. In calo, tra ottobre e novembre, è risultata anche la domanda di finanziamenti da parte di aziende (-20%) e famiglie, seppure in misura meno marcata rispetto al periodo precedente. Per gli economisti di Ing si tratta dell’ennesima conferma che l’aumento dei tassi continua a frenare la domanda di prestiti. “Ciò lascia le prospettive per gli investimenti piuttosto fosche, ma conferma anche le previsioni di allentamento per la banca centrale nel corso dell’anno”, osservano.
Incognita inflazione
Franck Dixmier, global cio fixed income di Allianz Global Investors
Tuttavia, secondo Franck Dixmier, global cio fixed income di Allianz Global Investors, il carovita non è ancora su un percorso credibile verso l’obiettivo del 2%. “Visti i dati sull’indice core, che si attesta al 3,4% a dicembre su base annua, e considerate le potenziali ulteriori pressioni inflazionistiche derivanti dagli aumenti salariali dell’anno corrente, la battaglia contro l’inflazione non è tuttora vinta”, avverte l’esperto. E rimarca che Lagarde dovrà confermarsi prudente. “L’atteggiamento cauto della Bce dovrebbe alimentare la correzione in corso dei rendimenti obbligazionari, anche se il potenziale di rialzo dei tassi a lungo termine rimane limitato”, conclude.
Primo taglio a giugno
Claudia Fontanive-Wyss, portfolio manager di Vontobel, è convinta che Lagarde inizierà a tagliare da giugno in poi, di 25 o 50 punti base. In sintonia con quanto fatto intendere dalla Fed. “È probabile che il tono generale della riunione sia simile a quello di dicembre, con una dichiarazione sostanzialmente invariata e una caratterizzazione positiva del trend dell’inflazione sottostante. Ci aspettiamo inoltre che la Bce rimanga dipendente dai dati e che nella conferenza stampa contrasti verbalmente le scommesse degli investitori”, spiega. Per la Fontanive-Wyss, solo nel meeting di marzo, con l’aggiornamento delle previsioni di Francoforte, ci saranno maggiori indizi sulla tempistica della prima sforbiciata.
Anche per Felix Feather, economista di Abrdn, l’Eurotower cercherà di riportare i mercati con i piedi per terra. A suo parere la forward guidance sarà favorevole alle attese, che vedono ormai prossima una riduzione del tasso di policy, ma non ci sarà una piena conferma. “Quasi certamente la Bce lascerà intendere che le aspettative del mercato di almeno cinque tagli dei tassi entro l’anno siano eccessive”, mette in guardia l’esperto.
Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments, fa notare come i membri dell’Eurotower abbiano evidenziato l’importanza degli accordi salariali collettivi di quest’anno. “Le ultime intese più importanti in Francia, Spagna e Paesi Bassi sono state piuttosto elevate e hanno attenutato difficoltosamente le preoccupazioni riguardo il costo del denaro a medio termine. Pertanto, nel meeting di giovedì ci aspettiamo che la Bce adotti un atteggiamento attendista”, spiega. Per Wolburg, quindi, si dovrà attendere giugno per una prima riduzione. E questa sarà la linea sostenuta dal board durante l’incontro.
Steven Bell, chief economist Emea di Columbia Threadneedle Investments
Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca anche Steven Bell, chief economist Emea di Columbia Threadneedle Investments, che fissa l’attenzione sulle incerte prospettive dell’inflazione salariale. “La tornata relativa alla retribuzione è appena iniziata e, sebbene ci siano buone ragioni per aspettarsi un forte rallentamento della crescita degli stipendi, la Bce vorrà attendere i risultati”. A suo parere ne deriva che per quanto sia valida la possibilità di una riduzione del prezzo del denaro già ad aprile, è probabile che si debba aspettare il mese di giugno.
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