Per gli asset manager, i dazi hanno cambiato le carte in tavola e ora sono possibili tre sforbiciate entro luglio. Probabili anche un cambio di linguaggio e un tasso terminale più basso
Nella suprema confusione del momento, i mercati hanno un’unica certezza: giovedì la Banca centrale europea annuncerà un nuovo taglio dei tassi dell’Eurozona, il sesto consecutivo e il settimo da quando, lo scorso giugno, è partita la normalizzazione monetaria. La riduzione attesa è di 25 punti base, con il costo del denaro che calerà al 2,25%. E la previsione è che ce ne saranno altre due della stessa entità, una a giugno e una probabilmente a luglio. D’altra parte il contesto spiana la strada alle colombe del board di Francoforte, tra un processo di deflazione che sembra ben avviato verso l’obiettivo del 2% e una stentata crescita economica messa seriamente a repentaglio dalla politica commerciale americana. Per questo, secondo i gestori, Christine Lagarde e colleghi potrebbero scegliere di adottare un atteggiamento più dovish nel corso del meeting pasquale.
Per molti analisti, il board dell’Eurotower sottolineerà nel comunicato finale proprio i crescenti rischi per la crescita, rimarcando che le tensioni commerciali stanno accrescendo l’incertezza sulle prospettive dei prezzi. Secondo alcuni, i banchieri centrali potrebbero anche eliminare dallo statement la frase “significativamente meno restrittiva”, mantenendo invariato il resto del linguaggio. A Christine Lagarde toccherà poi, in conferenza stampa, rispondere alle domande sul possibile impatto dei dazi di Donald Trump e sull’apprezzamento dell’euro, che se da una parte attenua i timori per l’impatto inflazionistico delle tariffe USA, dall’altro potrebbe zavorrare ulteriormente l’export. Riflettori puntati, infine, sul tasso terminale, dal momento che al 2,25% il costo del denaro sarà ufficialmente, secondo le stime della stessa BCE, a livello neutrale. Goldman Sachs non esclude che si possa arrivare fino all’1,75% a settembre.
Svolta dovish all’orizzonte
“Le prospettive macroeconomiche dell’Eurozona appaiono ora più deboli e incerte rispetto alla riunione di marzo”, osservano gli esperti del Global credit team di Algebris Investments. Che ricordano come i nuovi dazi, con un tasso minimo del 10%, colpiranno il Vecchio Continente, mentre le pressioni inflazionistiche derivanti dalla nuova politica commerciale sono in calo e l’euro si è rafforzato. “Questi fattori potrebbero inclinare decisamente la bilancia del rischio verso una posizione più dovish”, affermano. Da Algebris Investments fanno anche notare che le proiezioni di marzo erano piuttosto ottimistiche sulla crescita perché basate su modelli che prevedevano una valuta più debole a causa delle tariffe USA: uno scenario in contrasto con la realtà attuale dei mercati. “Prevediamo che la BCE possa tagliare i tassi di 25 punti base, ma vediamo anche il rischio di un significativo cambiamento nella forward guidance”, avvertono quindi gli esperti.
Per Carsten Brzeski, global head of macro di ING, la sforbiciata di giovedì sarà un altro taglio ‘assicurativo’, che non può fare danni. Restare in pausa, infatti, “non solo metterebbe in dubbio la volontà della BCE di sostenere la crescita, ma potrebbe anche portare a un ulteriore e ingiustificato rafforzamento dell’euro: il tasso di cambio della moneta unica ponderato per il commercio è attualmente al livello più alto dall’inizio dell’unione monetaria”, spiega. Secondo l’esperto, l’Eurotower dovrà poi anche modificare la sua comunicazione. E invece di dire ‘la politica monetaria sta diventando significativamente meno restrittiva’, probabilmente segnalerà che, al 2,25%, il tasso di deposito si troverebbe ora nell’intervallo dei tassi di interesse neutrali. Inoltre, guardando al futuro, Brzeski vede almeno due sfide per Francoforte. La prima è che le tensioni commerciali e l’elevato livello di incertezza potrebbero costringerla a ridurre i tassi di interesse più di quanto voglia ammettere. La seconda è che, al contempo, il rafforzamento del tasso di cambio dell’euro eserciterà una maggiore pressione disinflazionistica sull’Eurozona. “Anticipare una parte di questa pressione potrebbe spingere la BCE ad aprire almeno verbalmente la porta ad una politica monetaria accomodante”, sostiene.
Dove arriverà il tasso finale?
Peter Goves, head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFS IM
Anche Peter Goves, head of developed market debt sovereign research di MFS Investment Management, scommette su un taglio, a maggior ragione in vista dell’introduzione dei dazi. “Ciò porterà il tasso di interesse nella parte alta della zona neutrale dell’1,75%-2,25%. Tuttavia, riteniamo che anche al 10% i dazi rappresentino un significativo shock negativo per la domanda”, chiarisce. Aggiungendo che l’elevata incertezza potrebbe inoltre ridurre la fiducia dei consumatori, la spesa per i consumi e le strategie aziendali. “Gli eventi si susseguono a un ritmo rapido e imprevedibile, per cui lo scenario di base è soggetto a notevole dispersione sulle code. Riteniamo che i tassi possano muoversi verso l‘estremità inferiore dell’intervallo neutrale, o perfino al di sotto, alla luce delle revisioni al ribasso della crescita, con i rischi ancora saldamente inclinati verso il basso”, analizza.
“La BCE appare più aperta rispetto alla Fed nel proseguire il ciclo di tagli e le recenti turbolenze sui dazi hanno fatto aumentare la probabilità un ulteriore taglio di 25 punti base già ad aprile”, evidenzia Filippo Casagrande, head of investments di Generali Investments. A suo parere, l’Eurotower sembra più fiduciosa nella traiettoria di discesa dell’inflazione. Anche se, conclude, “l’annuncio di politiche fiscali espansive in Germania potrebbe avere un impatto sul tasso termine di questo ciclo di accomodamento della politica monetaria”.
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