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L’esponente dell’Eurotower è preoccupato per una possibile seconda recessione. E avverte: “Italia, Portogallo e Spagna potrebbero restare indietro”. Cancellare il debito? Impossibile
Il vaccino è una luce in fondo al tunnel, ma non ci è ancora concesso di essere ottimisti. Tutt’altro: all’orizzonte c’è la possibilità concreta di una seconda recessione, con Italia Spagna e Portogallo destinate a rimanere irrimediabilmente indietro. Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce, non si lascia andare a facili entusiasmi e in un’intervista al settimanale portoghese Expresso, pubblicata oggi sul sito dell’Istituto di Francoforte, richiama all’ordine i governi sui piani di stimolo, pur ribadendo che la banca centrale europea è pronta a intervenire di nuovo già a dicembre. E alle banche lancia un chiaro messaggio: non è ancora tempo di tornare a distribuire dividendi.
“Ci sono state alcune buone notizie, tra cui l’annuncio della possibile approvazione dei vaccini da parte delle autorità sanitarie. Da questo punto di vista, c’è luce in fondo al tunnel. Ma anche nello scenario più ottimistico, ci vorrà del tempo per produrre, distribuire e somministrare i vaccini”, mette in guardia l’economista italiano, che si dice preoccupato dalla possibilità di una nuova recessione. “Non possiamo accettare che la pandemia duri ancora a lungo senza introdurre misure di stimolo”, sottolinea, perché “la materializzazione di scenari avversi intaccherebbe la capacità produttiva dell’economia, allungherebbe i tempi della ripresa e manterrebbe l’inflazione su livelli molto bassi”.
E Francoforte, come ribadito ad ogni uscita pubblica dalla presidente Christine Lagarde, è pronta a fare la sua parte. Nella prossima riunione di dicembre “il Consiglio direttivo della Bce riesaminerà le prospettive macroeconomiche e sulla base di una tale analisi ricalibrerà i propri strumenti”, conferma Panetta, sottolineando come negli ultimi mesi il quadro inflazionistico è peggiorato, non migliorato, a causa della recrudescenza della pandemia e dei provvedimenti di contenimento adottati in più Paesi. “È altrettanto evidente che sinora la nostra azione di stimolo non è stata sufficiente per riportare l’inflazione in linea con il nostro obiettivo”, aggiunge, puntualizzando che la scorsa primavera Francoforte ha agito tempestivamente e che “e ora dobbiamo fare lo stesso”: “vi è consenso all’interno del Consiglio direttivo sulla necessità di ricalibrare i nostri strumenti a dicembre”, assicura.
Non è il momento di temporeggiare, infatti. “Dobbiamo agire senza indebiti ritardi, per sgombrare il campo da qualsiasi possibile dubbio sulla nostra determinazione a preservare la stabilità dei prezzi, il nostro mandato principale, e per evitare il disancoraggio delle aspettative di inflazione”, prosegue, perché con la seconda ondata della pandemia alcuni dei rischi al ribasso si sono concretizzati e il quadro inflazionistico si è ulteriormente deteriorato.
Cruciale è dunque evitare eccessi di ottimismo. “Il rischio di scenari avversi, e i danni che ne potrebbero derivare, è semplicemente troppo alto”, avverte Panetta specificando che i banchieri centrali devono essere prudenti: “Data la nostra funzione, dobbiamo prendere le nostre decisioni anche in base agli scenari che potrebbero verificarsi in assenza di nostri interventi”, spiega Panetta, sottolineando che “non possiamo dare per scontato che l’evoluzione dell’economia sarà quella, positiva, che i mercati finanziari sembrano anticipare”.
Non solo. I rischi, soprattutto per alcuni Paesi, sono altissimi e Panetta non esclude che Italia, Portogallo e Spagna potrebbero essere lasciati indietro nella fase di ripresa a causa dei loro minori margini di manovra nei conti pubblici. “Tuttavia, rispetto alle crisi del passato, abbiamo registrato una gamma di interventi molto diversa”, precisa, ribadendo che quello che “è cruciale, ora e nei prossimi mesi, è che i paesi utilizzino tali risorse con rapidità ed efficacia per finanziare gli investimenti e rafforzare il proprio potenziale di crescita”.
Anche per l’economista italiano l’ipotesi di una cancellazione del debito pandemico non è sul tavolo, in quanto violerebbe i Trattati. “E non va dimenticato che il debito è al tempo stesso credito. Se cancelliamo un debito, cancelliamo anche il credito corrispondente e ciò potrebbe avere conseguenze destabilizzanti di vasta portata”, spiega evidenziando che “soltanto la crescita ci proteggerà dal debito”.
Infine, un avvertimento alle banche: finché non c’è chiarezza su come si evolverà la situazione, le banche dovrebbero essere prudenti. “Se non pagano i dividendi quest’anno, potranno distribuire importi più elevati l’anno prossimo e, nel frattempo, si troveranno in condizioni migliori per far fronte a possibili tensioni”, afferma l’esponente Bce, chiarendo che non vi sono Paesi intrinsecamente più vulnerabili da questo punto di vista. “L’esperienza passata ci dimostra che, in tutti i Paesi, un periodo prolungato di recessione impedisce a molte famiglie e imprese di rimborsare i prestiti, danneggiando necessariamente, talvolta in modo grave, i bilanci bancari”, osserva.
Ovviamente, puntualizza Panetta, gli esiti sono diversi a seconda della possibilità dei Paesi di reagire con rapidità e della loro capacità di bilancio. “Oggi il Portogallo e l’Italia non hanno i vincoli di bilancio di dieci anni fa. Ma è evidente che tutti dobbiamo impegnarci per far uscire al più presto la nostra economia dalla recessione, altrimenti le banche ne subiranno le conseguenze. Ma nulla è inevitabile, e la nostra reazione allo shock determinato dal Covid-19 è completamente diversa rispetto alla risposta data dieci anni fa alla crisi finanziaria”, conclude.
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