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Gli economisti dell’Eurozona hanno limato le attese sui prezzi e alzato quelle sul Pil. Per gli analisti, il ciclo di allentamento potrebbe essere terminato
I dazi di Donald Trump non faranno aumentare l’inflazione nell’Area euro. Mentre la Banca centrale europea ha deciso di fermare il suo ciclo di riduzione dei tassi, proprio per capire meglio le conseguenze sui prezzi della guerra commerciale scatenata dagli Usa, i previsori dell’istituto centrale fanno saper che non è il caso di preoccuparsi più di tanto. Il responso arriva dall’ultima Survey of Professional Forecaster condotta da Francoforte, stando alla quale gli esperti si attendono ora un carovita medio al 2% nel 2025, all’1,8% nel 2026 e al 2,0% nel 2027, meno di quanto stimato precedentemente. Sulla stessa linea è apparso anche François Villeroy de Galhau, membro del board Bce e governatore della banca di Francia, secondo cui l’inflazione nella Zona euro è sotto controllo ed è improbabile che tariffe più alte la facciano aumentare.
Inflazione più bassa, crescita rivista al rialzo
Il sondaggio dell’Eurotower mostra attese sui prezzi più contenute di 0,2 punti percentuali per il 2025 e il 2026 rispetto alla rilevazione precedente condotta nel secondo trimestre, e stime invariate per il 2027. Anche le aspettative per l’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari, sono state leggermente riviste al ribasso per i prossimi due anni, e sono ora fissate al 2%. Quelle di lungo termine sono invece rimaste invariate al 2,0% sia per il dato generale che per quello core. Per quanto riguarda il Pil, i previsori si aspettano una crescita dell’1,1% nel 2025 e nel 2026 e dell’1,4% nel 2027. Rispetto a tre mesi fa, si registra quindi una modifica al rialzo di 0,2 punti percentuali per l’anno in corso e una revisione al ribasso dello 0,1% per il prossimo. Invariata invece la stima per il 2027 e per il lungo termine, rispettivamente all’1,4% e all’1,3%.
Per i mercati il ciclo di allentamento potrebbe essere finito
Un’inflazione stabile intorno all’obiettivo del 2% e una crescita economica relativamente sana sono il motivo per cui alcuni responsabili politici stanno iniziando a dubitare della necessità di ulteriori tagli dei tassi. E anche la ragione per la quale i mercati vedono solo il 50% di possibilità di un’altra sforbiciata nell’ambito dell’attuale ciclo di allentamento. La stessa presidente della Bce, Christine Lagarde, ha lasciato sul tavolo qualsiasi ipotesi al termine dell’ultimo meeting prima della pausa estiva, contribuendo a ridurre le speranze degli investitori di una nuova riduzione a settembre.
Goldman Sachs e Bnp Paribas hanno quindi cambiato le loro previsioni e ora sono convinte che non ci saranno ulteriori allentamenti quest’anno. “Riteniamo che il ciclo sia terminato e che la prossima mossa sia un rialzo, nel quarto trimestre del 2026″, hanno scritto gli analisti di Bnp in una nota, sottolineando la tenuta dell’economia e le crescenti speranze di un accordo Ue-Usa. Secondo gli esperti di Goldman Sachs le dichiarazioni di Lagarde suggeriscono “che il consiglio direttivo probabilmente manterrà i tassi stabili, a meno che le prospettive non si deteriorino materialmente”. E dello stesso parere sono i colleghi di Hsbc, mentre J.P. Morgan ha modificato le proprie stime e si attende ora un taglio dei tassi a ottobre, non più a settembre.
Anche Morgan Stanley e Ubs hanno segnalato una forte incertezza rispetto a una possibile mossa a dopo l’estate. “I rischi di questa visione sono chiaramente aumentati”, hanno evidenziato gli analisti di Morgan Stanley in una nota. Precisando che, nel caso in cui i dati dovessero essere più forti delle attese, la Bce “potrebbe estendere l’attuale pausa fino a dicembre”.
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