Lagarde avverte che l’inflazione potrebbe restare più a lungo “ben al di sopra dell’obiettivo”. Riviste al rialzo le previsioni su prezzi e crescita. I mercati scontano tre rialzi, con il primo già il mese prossimo. Più cauti gli asset manager
Seconda stretta per fronteggiare i rincari dovuti alla guerra in Medio Oriente. Come ampiamente atteso dai mercati, la Banca centrale europea ha deciso di alzare i tassi d’interesse dell’Area per la seconda volta da giugno, portandoli al 2,5%. La decisione, unanime e definita “scontata” dalla stessa presidente Christine Lagarde, arriva all’indomani del ritorno del petrolio sopra quota 100 dollari a causa dell’intensificarsi degli attacchi tra Usa e Iran. Proprio la precarietà degli approvvigionamenti energetici è alla base delle previsioni grigie dell’Eurotower, che parla di “prospettive molto incerte, con rischi orientati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita”. Il conflitto, ha infatti avvertito l’istituto centrale, “continua a generare pressioni sui prezzi, che dovrebbero mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato”. Immediata la reazione dei mercati, che sono passati a prezzare tre ulteriori aumenti entro ottobre 2027 e vedono un ritocco già il mese prossimo con una probabilità superiore al 50%. Tuttavia alcuni gestori frenano, convinti che, a meno di un peggioramento della situazione, questo potrebbe essere stato l’ultimo intervento.
Nelle attese staff projections d’autunno, l’Eurotower ha corretto al rialzo le previsioni di inflazione per il 2027 e il 2028. Nello scenario di base, l’indice generale è visto attestarsi al 3% quest’anno, al 2,5% (dal 2,3% della stima di giugno) quello successivo e al 2,1% (da 2%) nel 2028. Il dato core dovrebbe portarsi rispettivamente al 2,5%, al 2,6% e al 2,3%. L’economia invece, ha spiegato Lagarde, ha mostrato una “capacità di tenuta migliore delle attese” e “resilienza di fronte alle difficoltà poste dallo shock energetico”. La crescita dello 0,6% nel secondo trimestre “è attesa continuare nel terzo”, mentre per il 2026 e il 2027 la stima è migliorata passando rispettivamente a +0,9% e +1,4%. Confermato il +1,5% per il 2028. Nello scenario peggiore (con i prezzi del gas e del petrolio in area 130 euro e 132 dollari nel quarto trimestre 2026), invece, la crescita reggerebbe lo 0,8% nel 2026 ma tirerebbe poi il freno a mano, a 0,4% nel 2027, prima di recuperare a 1,4% nel 2028. I prezzi accelererebbero quest’anno al 3,3%, al 5,4% il prossimo e resterebbero al 3,2% nel 2028, implicando una risposta di politica monetaria necessariamente più restrittiva.
Stime hawkish
Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet Asset Management
Per Andrea Campisi, senior investment manager di Pictet Asset Management, si tratta senza dubbio di “stime hawkish”: un’inflazione headline al 2,1% per il 2028, spiega, “apre di fatto la porta ad una ‘forward guidance’ implicita che ha permesso al mercato di sostenere il corrente livello di rialzi scontati e la possibilità di un rialzo ad ottobre, con un totale di oltre 100 punti base per l’intero ciclo”. Tuttavia, per Campisi, un tale percorso è di difficile realizzazione: la crescita economica rischierebbe, infatti, di “essere rallentata dall’elevato livello dei tassi, oggi al di sopra del corridoio definito neutrale dalla Bce a fine 2025 e dai prezzi dell’energia, con possibili impatti sulla domanda di credito, consumo ed investimenti”.
Peter Goves, head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFS IM
Dello stesso parere Peter Goves, head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFS IM, secondo cui il fatto di aver sottolineato che l’inflazione sarà destinata a rimanere ben al di sopra dei livelli target per un periodo prolungato “lascia aperta la possibilità di ulteriori misure di inasprimento”. Di conseguenza, avverte l’esperto, “è probabile che i mercati continuino, almeno per il momento, a scontare nella curva un certo rischio di ulteriori aumenti dei tassi”.
Mani libere
Ann-Katrin Petersen, chief investment strategist presso il BlackRock Investment Institute
Ann-Katrin Petersen, chief investment strategist for Germany, Austria, Switzerland and Eastern Europe del BlackRock Investment Institute, concorda sul fatto che Francoforte abbia mantenuto un orientamento favorevole a tassi più alti, ma fa notare come abbia al contempo “preservato la propria flessibilità”. A suo parere, potremmo assistere a un ulteriore aumento al 2,75% nel corso dell’anno, qualora dovessero persistere le pressioni sui prezzi trainate dai costi energetici. “Un simile incremento porterebbe i tassi oltre la soglia di neutralità, in territorio restrittivo. Tuttavia, appare improbabile un rialzo verso o oltre il 3,00% in assenza di prove evidenti di effetti di ‘secondo impatto’”, precisa.
“La BCE è, per il momento, in pilota automatico”, commenta a caldo Kaspar Hense, senior portfolio manager investment grade di RBC BlueBay. Il suo ragionamento è che un rialzo dei tassi di 25 punti base, ampiamente atteso, e l’impegno ad agire ulteriormente – “cosa che noi e il mercato riteniamo avverrà a dicembre” – stanno sostenendo la credibilità dell’istituto nel lungo periodo. Finora, fa notare, “i rischi per la crescita non si sono materializzati, ma sono emersi anche pochi effetti di secondo livello tali da modificare, per il momento, le prospettive di Francoforte”.
Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management
Sulla stessa lunghezza d’onda Simon Dangoor, deputy chief investment officer of Fixed Income and head of Fixed Income Macro Investing di Goldman Sachs Asset Management, che concorda sul fatto che Lagarde e colleghi potrebbero prepararsi a un nuovo aumento dei tassi a dicembre. “La crescita solida e i prezzi dell’energia elevati stanno alimentando le pressioni inflazionistiche, e i responsabili politici hanno già segnalato che non tollereranno il protrarsi di questo scenario”, rimarca l’esperto.
Stretta al capolinea?
David Rees, head of Global Economics di Schroders
Di diverso parere David Rees, head of global economics di Schroders, secondo cui le prospettive da qui in avanti sono incerte. “I prezzi dell’energia più elevati manterranno alta l’inflazione complessiva, ma finora l’inflazione core si sta mantenendo sotto controllo”, analizza. Osservando anche come la domanda interna si stia indebolendo e i maggiori costi energetici, uniti a condizioni finanziarie più restrittive, peseranno verosimilmente sulla crescita, in particolare nel 2027. “Nonostante il tono restrittivo dello statement odierno e delle previsioni, riteniamo che si sia alzata la soglia per un ulteriore irrigidimento della politica monetaria”, afferma quindi l’esperto, secondo cui questo di settembre sembra più un rialzo finale che l’inizio di un ciclo prolungato. Pertanto, avverte, “i mercati non dovrebbero dare per scontato che i tassi saliranno verso il 3%, a meno che la crescita e l’inflazione non riaccelerino in modo significativo”.
Anche Roger Rüegg, head of multi asset solutions di Swisscanto/Zkb, bolla come eccessivamente ambiziosi gli ulteriori rialzi attualmente prezzati dal mercato. “Più della decisione odierna in sé, saranno importanti le indicazioni della Bce sui dati che guideranno le prossime mosse (data dependency), insieme all’evoluzione del mercato energetico”, spiega. A suo parere, l’euro dovrebbe continuare a beneficiare di un certo sostegno, a condizione che le prospettive economiche non diventino significativamente più caute rispetto alle attese. Per quanto riguarda l’azionario europeo, invece, Rüegg mantiene un posizionamento prudente, alla luce di una crescita degli utili relativamente contenuta. “Tassi di interesse più elevati potrebbero inoltre limitare ulteriormente il potenziale di espansione delle valutazioni”, conclude.
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