Valute: nel 2026 il dollaro continuerà a deprezzarsi. Euro oltre quota 1,2
Per Mufg Bank, la Bce resterà in pausa mentre la Fed taglierà tre o quattro volte. Anche yen e yuan si rafforzeranno
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Mezzo o un quarto di punto? I riflettori dei mercati sono puntati su giovedì, quando a Francoforte si riunirà il board della Bce che con tutta probabilità, oltre ad annunciare la fine del programma di acquisti, aprirà la strada a un rialzo dei tassi il 21 luglio, il primo dal 2011.
E la domanda che si pongono gli investitori in attesa del meeting è appunto sull’entità della stretta: 50 o 25 punti base? Difficile prevederlo, visto che quasi certamente dipenderà dalle dinamiche inflazionistiche da qui al mese prossimo. Un’indicazione potrebbe però fornirla l’altro appuntamento clou della settimana, quello con l’inflazione Usa, in agenda venerdì. Il mercato comunque prezza almeno un incremento dei tassi di mezzo punto in un meeting da qui a ottobre, per un ritocco complessivo di circa 125 punti entro dicembre 2022.
Intanto i rendimenti obbligazionari dell’Eurozona continuano a salire, con gli investitori che tendono a privilegiare i titoli più sicuri a scapito dei periferici, nonostante secondo il Financial Times il Consiglio direttivo stia studiando un piano anti-spread per aiutare gli Stati più indebitati attraverso un nuovo programma di acquisto. Il rendimento del Btp a 10 anni è volato al 3,42% contro l’1,32% dell’equivalente tedesco, portando il differenziale tra i due Paesi fino a quota 209 punti.
Per la maggior parte degli analisti, la sorpresa al rialzo dell’inflazione di maggio (8,1%) ha aperto la strada a un’azione più marcata dell’Eurotower durante l’estate. “Il dato è stato determinato soprattutto dagli effetti indiretti degli aumenti dei prezzi dell’energia, in quanto l’inflazione dei servizi si sta effettivamente moderando, o sta comunque crescendo meno – sottolinea il team strategie di credito globale di Algebris -. La Germania e l’Italia hanno registrato l’andamento inflattivo più preoccupante, a fronte di qualche segnale di moderazione in Francia e Spagna. I dati europei mostrano anche i primi segnali di aumento delle pressioni salariali”.
Per gli esperti Algebris, la retorica hawkish degli esponenti della Bce è aumentata in modo significativo nell’ultimo mese e i dati di maggio indicano che ora devono seguire azioni sufficientemente coraggiose. “Il fallimento del raggiungimento del picco dell’inflazione rende più probabile un rialzo di 50 pb alla riunione di luglio e pone la riunione di giugno di questa settimana come una buona opportunità per guidare i mercati in tale direzione. Riteniamo plausibile che la Bce concluda l’anno con i tassi all’1%”, affermano.
Anche per Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments, visti i dati dei prezzi le preoccupazioni di Christine Lagarde e colleghi sono destinate ad aumentare. “La crescita dei salari negoziati ha accelerato, raggiungendo il 2,8% su base annua nel primo trimestre, il valore più alto in oltre 10 anni. Si tratta di uno dei parametri chiave che il Consiglio direttivo esamina per valutare gli effetti ritardati dell’aumento dei prezzi delle materie prime. Inoltre vengono considerate le aspettative di inflazione di mercato a medio termine, attualmente superiori al 2% e la previsione di inflazione media nei prossimi cinque anni, al 2,1%”, fa notare.
Per Wolburg la fine del Qe entro luglio e l’indicazione di un rialzo dei tassi a luglio sembra ormai cosa fatta. Quanto alla velocità di manovra, l’esperto ricorda che alcuni membri del Consiglio sostengono addirittura un rialzo di 50 punti base il mese prossimo, mentre i mercati prevedono rialzi per 125 punti base complessivi entro fine anno. “Ci aspettiamo ancora passi più misurati, dato che l’attività si modererà e i rischi di frammentazione tra Paesi membri potrebbero intensificarsi. Tuttavia, alla luce degli ultimi dati, riteniamo più probabili quattro rialzi consecutivi di 25 punti base nel 2022, invece che tre”, chiarisce.
Tra la riunione Bce, l’inflazione Usa di venerdì e la riunione Fed del 15 giugno, Gianni Piazzoli, chief investment officer di Vontobel Wealth Management Sim, prevede movimento su tassi e cambi. “In particolare si dovrà leggere tra le righe della Bce giovedì, cercando possibili riferimenti a rialzi da 50 bps nei prossimi mesi sui timori legati all’inflazione ancora all’8,1%, ma anche un possibile stop al Qe anticipato di qualche settimana rispetto ai programmi di chiusura a inizio luglio: tutto ciò costituirebbe la classica ‘hawkish surprise’ e spingerebbe l’euro”, afferma.
Secondo l’esperto, la Bce si dirà attenta al rallentamento macroeconomico, dovendo abbassare le stime di Pil, mentre la pluricitata gradualità porta a pensare che procederà con due rialzi dei tassi di 25 bps entro settembre. “Al momento le aspettative implicite sono di rialzi di 32 punti base a luglio, 36 a settembre, 28 a novembre e altrettanti a dicembre, per un totale di 125 punti. Se i primi 25 a luglio sono ormai certi, il livello dei tassi indica un 28% di probabilità di un rialzo da 50 bps. Il modo in cui la Bce affronterà la questione di un eventuale rialzo di questa entità è una delle due domande a cui i mercati cercheranno risposta tra le righe del comunicato e della conferenza stampa di Lagarde”, puntualizza.
L’altra riguarda la flessibilità. “Le aspettative sono che la Bce rafforzi il suo impegno a sostenere i Paesi più vulnerabili qualora dovessero essere colpiti da un sell-off”, prosegue Piazzoli, secondo cui oltre al piano citato dal Financial Times, Francoforte potrebbe sbloccare 200 miliardi di euro rinnovando titoli in scadenza da qui a un anno.
“Se da un lato i policymaker europei sono concordi sul fatto che la priorità sia arrestare l’inflazione, dall’altro alcuni temono che il venir meno degli acquisti Bce, abbinato al rialzo dei tassi, possa far schizzare i rendimenti dei Paesi periferici. Per questo Lagarde già il mese scorso aveva scritto sul blog della Bce che ‘Se necessario, potremo predisporre nuovi strumenti per assicurare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria durante la normalizzazione delle politiche stesse, come abbiamo dimostrato in molte occasioni in passato’”, conclude Piazzoli.
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