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Con l’attuale panorama, il focus si sposta su portafogli bilanciati. Meglio una diversificazione al di fuori degli USA e un’esposizione maggiore a Europa e Paesi emergenti
La visione è piuttosto comune a tutti gli esperti del settore: col recente atteggiamento di Washington sul tema dazi, meglio evitare di posizionare i portafogli su un unico scenario e su uno specifico trend. “Eventi del genere spostano le probabilità di una recessione da zero a numeri elevati in un solo momento e cambiano l’ordine di preferenza delle diverse asset class”, dice subito Matteo Belleri, senior portfolio manager di Banca Patrimoni Sella & C. “Preferiamo affidarci ad un processo che, considerando anche scenari coda, porta a costruire portafogli diversificati. Infatti, negli ultimi mesi”, continua il fund selector, “abbiamo variato e reso maggiormente diversificati i portafogli ridimensionando il nostro focus rispetto a quello che viene definito eccezionalismo americano per favorire anche altre aree di investimento”. Come a dire, con l’attuale panorama economico, meglio bilanciare i portafogli. Perciò, in questi primi mesi del 2025, Belleri e il suo team hanno ruotato e rivisto l’allocazione dei portafogli. Guardando all’azionario, ad esempio, è chiaro come sia stata necessaria una diversificazione al di fuori degli Stati Uniti, “dopo anni di forte ed estrema polarizzazione dei mercati”, afferma. Poi aggiunge: “Nell’abbassare il livello di rischio ne abbiamo modificato lo stile, rendendo i portafogli più value e più esposti ad aree come Europa ed Emergenti che hanno valutazioni interessanti rispetto ai livelli USA”.
Sul tema duration, invece, afferma come siano stati da più tempo strutturalmente più cauti al fine di diversificare su posizioni a spread e a minor duration. “Sulla parte a spread siamo rimasti selettivi e costruttivi in ottica di accumulo di carry utile ai portafogli”.
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AI, un tema strutturale
Lo scorso anno, poi, è stato anche l’anno del tech, con una sovraperformance degli USA, trainati in particolare dal tanto dibattuto tema AI. “L’interesse dei clienti è concreto e sentito visto che si tratta di un tema strutturale”, dice Belleri. “Allo stesso tempo si è anche visto, già sul finire d’anno, ed ancor di più con l’inizio del 2025, che il dibattito si è fatto più acceso. La notizia di Deepseek ha messo in crisi l’assunto dell’eccezionalismo americano: non c’è monopolio sul tema AI da parte degli Stati Uniti”. Anche le opinioni degli analisti delle varie società di asset management e case di ricerca si sono distinte maggiormente tra chi vede il trend dei prezzi azionari ancora inattaccabile e chi, più prudentemente, vede come non sostenibili questi ritmi di investimenti da parte delle società AI e soprattutto come crescenti le pressioni concorrenziali che dovranno affrontare. “In questo senso, su determinati profili, a parte la maggiore diversificazione geografica, ci siamo orientati con favore anche su settori differenti come finanziari ed infrastrutture”.
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I prodotti più ricercati
In termini di fund selection nelle gestioni patrimoniali, l’analista racconta come in Banca Patrimoni Sella siano sempre alla ricerca di soluzioni che vadano a ottimizzare e migliorare l’efficienza dei portafogli. “Lato azionario negli ultimi anni abbiamo sicuramente aumentato l’utilizzo di passivi per far fronte ad una sempre maggiore movimentazione tattica dei livelli di investimento”, spiega. “Allo stesso tempo nella fase più recente sembrano essere tornate interessanti opportunità di selezione soprattutto su area Europa ed Emergenti: sulla prima utilizziamo anche fondi attivi con stile di gestione discrezionale mentre sulla seconda area abbiamo privilegiato strategie con un processo di investimento, almeno in parte, di tipo quantitativo”, continua. Sul fronte obbligazionario, invece, il fund selector si è concentrato su strategie di credito specifiche o flessibili nel grado di spread e duration: “Su questo segmento nel tempo siamo riusciti a generare un alpha consistente”, aggiunge.
ESG, priorità rimandata?
Parlando di sostenibilità, poi, Matteo Belleri è tranchant. “In termini di flussi bisogna prendere atto che si registra un minor interesse circa gli investimenti ESG”, afferma senza mezzi termini. “Questo sicuramente a partire dalle recenti elezioni statunitensi con la vittoria di Donald Trump e per le politiche protezionistiche che mettono in discussione i principi del libero commercio globale”. Ma non c’è solo la politica oltre Atlantico che mette un freno ai principi ESG. “La recente decisione europea circa gli investimenti sulla difesa sta portando non solo a rivedere come sono costituiti gli investimenti ESG ma sposta anche la priorità dei governi in termini di investimenti futuri”.
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