Le masse globali crescono ma il futuro green passa dal Vecchio Continente. Il Forum per la finanza sostenibile presenta le prospettive, sia normative, sia di mercato, degli investimenti sostenibili per il 2025
Francesco Bicciato, direttore generale del Forum per la Finanza Sostenibile
Disinformazione in primis. Poi eventi estremi, conflitti armati, una società sempre più polarizzata. Senza contare le ultime prese di posizione di Donald Trump. C’è tutta una narrativa che sta compromettendo i venticinque anni di lavoro del Forum per la finanza sostenibile. Ma se stiamo ai dati, benché i flussi siano in diminuzione, “a livello globale a fine 2024 i fondi ESG hanno raggiunto un nuovo record: 3,2mila miliardi di masse gestite, un 8% in più rispetto al 2023”, dice subito il direttore generale Francesco Bicciato, in un incontro con la stampa sulle prospettive della finanza sostenibile per il 2025. La gran parte della raccolta globale è concentrata in Europa (84% delle masse), mentre gli USA passano dal 15% del 2018 all’11 del 2024. “Un dato emerso già prima dell’amministrazione Trump, indice che esisteva già una tendenza verso la contrazione del mercato”, aggiunge. Le performance dei fondi ESG, inoltre, paiono ancora essere interessanti rispetto ai prodotti tradizionali, così come l’interesse da parte degli investitori istituzionali che prevede ancora di aumentare gli investimenti in fondi sostenibili nei prossimi due anni (il 78% degli asset manager e l’80 gli asset owner, per la precisione). Inoltre a livello globale, più di tre quarti degli investitori privati sono interessati agli investimenti sostenibili.
Il 2025 sarà un anno fondamentale per mettere in atto concretamente il processo di transizione: il livello di attenzione degli investitori verso i piani di transizione di Paesi e aziende è infatti cresciuto e si aspettano adesso degli interventi legislativi cruciali. A giorni la Commissione europea pubblicherà il pacchetto Omnibus Simplification con focus specifico sulla sostenibilità. “C’è la necessità di intervenire per armonizzare gli obblighi di legge”, ricorda Alessandro Asmundo, senior policy officer del FFS. Nello specifico, sono plausibili tre diversi pacchetti che verranno presentati nel corso dell’anno: una revisione degli obblighi di reporting e interventi legati a due diligence e tassonomia, una riduzione degli obblighi di documentazione per le imprese quotate (small e mid cap) e una semplificazione degli investimenti. “La presentazione è prevista al momento per il 26 febbraio ma è credibile un rinvio alle prime settimane di marzo, dato che la Commissione ha trovato una platea molto eterogenea e diverse voci contrarie”, ricorda l’esperto. Ma oltre al pacchetto omnibus, questo sarà l’anno anche dell’aggiornamento della nomenclatura dei fondi ESG (scadenza 21 maggio), di possibili consultazioni sulla proposta di ulteriori standard tecnici relativi alla EU Green Bond Regulation e di una proposta di revisione della SFDR, che potrebbe arrivare a fine anno.
Numeri (e azioni) in crescita
“L’investitore retail ha sofferto la grande complessità nell’applicare le direttive. Perciò siamo favorevoli ad una semplificazione ma non all’assenza di regole”, assicura Bicciato. Soprattutto in questo momento storico. “L’Europa ha una grande opportunità: diventare leader nel mondo sul tema della sostenibilità”. Mentre dunque si accentuano le tensioni geopolitiche e la crisi climatica e proseguono gli attacchi ai fattori ESG, la finanza sostenibile vuole confermare il proprio ruolo insostituibile nel supportare la decarbonizzazione dei sistemi economici e sociali, apportando sia capitali, sia competenze. Un lavoro che lo stesso Forum continua a fare sia nei numeri che nelle azioni. “I soci aumentano con un trend abbastanza costante”, dice il direttore generale, ricordando che nel 2024 ci sono state 10 nuove adesioni. In queste prime settimane dell’anno sono già 7/8 i nuovi soggetti che hanno bussato alla porta del Forum, portando il numero totale a 173 soci.
Sul fronte delle azioni, invece, l’impegno più imminente sarà sull’attività di engagement collettivo, grazie ad una riunione dell’intergruppo parlamentare per sensibilizzare l’arco politico ed avviare un dialogo costruttivo tra investitori e Stato. L’engagement può essere annoverato tra le strategie per prevenire il rischio di greenwashing e rappresenta un valido strumento a disposizione degli investitori per orientare positivamente i comportamenti dell’emittente su questioni di sostenibilità e aumentarne il grado di trasparenza. L’avvio del confronto è stato annunciato da una lettera indirizzata alla presidenza del Consiglio dei ministri e a diversi ministeri e firmata da 40 investitori istituzionali tra asset manager, banche, imprese assicuratrici, casse di previdenza e fondi pensione, con il supporto di altre 37 organizzazioni che non investono in titoli di Stato. Capifila dell’iniziativa sono i fondi pensione negoziali Cometa e Pegaso, a cui aderiscono, rispettivamente, i lavoratori dipendenti dell’industria metalmeccanica e i dipendenti delle imprese di servizi di pubblica utilità. “Siamo molto soddisfatti che quest’anno l’iniziativa di engagement si sia estesa anche ad Assofondipensione, a dimostrazione del valore strategico che il dialogo costruttivo con le imprese sta sempre più assumendo nel processo di transizione. Gli investitori e le aziende hanno la responsabilità di unire le forze per guidare il sistema economico in un ambizioso percorso di sostenibilità”, aggiunge l’esperto.
Formazione sui giovani
Isabel Reuss, senior climate and social advisor Forum per la Finanza Sostenibile
Convincere che il mercato ESG è redditizio è d’altronde il compito primario dell’associazione. “Dobbiamo tornare a fare quello che facevamo venticinque anni fa: spiegare perché la finanza sostenibile conviene”, afferma Isabel Reuss, senior climate and social advisor FFS, mostrando ai giornalisti una slide col tradizionale triangolo magico degli investimenti. “Torniamo alla formazione, alle basi dell’educazione finanziaria e del concetto di trasparenza. La sostenibilità è al centro del triangolo e si collega a tutti e tre gli obiettivi: riduce il rischio, aumenta la redditività e influenza la liquidità”. Un altro obiettivo dell’anno per il Forum sarà dunque fare quanta più formazione possibile. Soprattutto sui giovani. Secondo un’indagine CDP, infatti, dai 14 ai 34 anni la finanza sostenibile la si conosce solo per sentito dire.
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