Per il tribunale, il tycoon non ha l’autorità di imporre tariffe globali: a rischio decine di imposte. La Casa Bianca annuncia ricorso, ma a Wall Street è balzo dei futures. In rally anche greggio e dollaro. I gestori cauti: “La guerra commerciale continua”. Intanto Musk lascia il Doge
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti
Nuovo colpo di scena nella guerra dei dazi targata Donald Trump. Un tribunale federale americano ha infatti bloccato le tariffe reciproche volute nelle scorse settimane dal presidente USA, dicendo che si tratta di misure illegali. Una sentenza che ha subito scatenato l’ira della Casa Bianca ma alla quale i futures di Wall Street hanno reagito con giubilo. Attenzione però a diventare preda di facili entusiasmi: per i gestori, la partita globale sugli scambi commerciali è tutt’altro che chiusa. E il tycoon potrebbe addirittura volgere la situazione a suo favore.
A emettere il pronunciamento è stata la US Court of International Trade (UCIT), un organo che ha giurisdizione a livello nazionale sulle azioni civili derivanti dalle leggi doganali e commerciali internazionali degli Stati Uniti. Secondo i tre giudici che la compongono, i quali si sono in realtà espressi su due casi distinti portati alla loro attenzione, la legge invocata da Trump per imporre le tariffe “non gli conferisce l’autorità per farlo”: si tratta dell’International Emergency Economic Powers Act (IEPPA), una norma introdotta da Carter nel 1977 per fronteggiare le emergenze nazionali e che è stata impugnata dal tycoon per giustificare le sue politiche protezionistiche. Tra le misure annullate ci dunque sono i dazi del 25% su prodotti da Canada, Messico e Cina ma anche una tariffa del 10% su tutte le importazioni e una serie di tassazioni reciproche tra il 20% e il 40% pronte a entrare in vigore il 9 luglio in mancanza di nuovi accordi con i Paesi coinvolti. Il caso è stato promosso anche da dodici Stati guidati dal Partito democratico, con in testa l’Oregon.
Casa Bianca: “Colpo di Stato”. E annuncia il ricorso
Ilya Somin, giurista della George Mason University
Parole, quelle usate dalla corte, che sono duramente attaccate dagli esponenti di spicco dell’amministrazione. Prima il vice capo dello staff della Casa Bianca Stephen Miller ha parlato di un “colpo di stato giudiziario fuori controllo”, poi un portavoce di Pennsylvania Avenue ha sporto formalmente denuncia contro la decisione. “Non spetta a magistrati non eletti decidere come affrontare adeguatamente un’emergenza nazionale”, ha detto, aggiungendo che il presidente si impegna a utilizzare ogni leva del potere esecutivo per affrontare questa crisi e “riportare l’America al primo posto”. Al di là delle dichiarazioni, il governo ha giù annunciato che farà ricorso per capovolgere la sentenza ma non è escluso che possa essere la Corte Suprema l’ultimo soggetto chiamato a esprimersi su una decisione con implicazioni tre le più ampie per l’economia mondiale. E intanto, prescindere dal suo eventuale verdetto, la mossa dalla UCIT non sarà priva di conseguenze. Secondo gli esperti, le aziende che hanno già pagato le tariffe avranno infatti diritto al rimborso. “Chi ha versato i dazi potrà recuperarli”, ha confermato alla stampa USA il giurista Ilya Somin della George Mason University, che ha partecipato al ricorso presentato da diverse piccole imprese.
Dai futures al dollaro fino alle commodity: mercati in festa
La possibilità che vengano cancellati dazi su migliaia di prodotti ha fatto irruzione nelle sale operative come una manna dal cielo. Le Borse asiatiche hanno chiuso in netto rialzo, con Tokyo positiva dell’1,8% e guadagni intorno all’1% sia per Hong Kong che per Shanghai. In Europa, il Ftse Mib ha aperto in allungo dello 0,6% e anche tutti gli altri listini sono partiti in sprint. Andamento contrastato invece per le materie prime, con la notizia dagli USA che ha innescato rialzi di quasi il 2% per il petrolio Wti e Brent ma ha contestualmente fatto scendere il prezzo dell’oro sotto i 3.260 dollari l’oncia in scia a un generale deprezzamento dei beni rifugio. L’epicentro del rally borsistico resta però Wall Street, dove i futures volano in attesa che aprono la contrattazioni: quelli sul Dow Jones guadagnano l’1,38%, quelli S&P500 balzano dell’1,6% e quelli sul Nasdaq 100 sono saliti fino al 2% grazie anche ai guadagni aftermarket dei titoli tecnologici. Forte reazione anche Mentre sull’obbligazionario USA, con il rendimento del Treasury a 10 anni salito al 4,5% e quello trentennale al 4,9%. Quanto al dollaro, immediato il rimbalzando sia nei confronti sia dell’euro sia dello yen.
Un’opportunità strategica per Trump
Enzo Corsello, country head Italia di Allianz Global Investors
Meno ottimisti degli investitori si dimostrano i gestori. Per Enzo Corsello, country head Italia di Allianz Global Investor, la svolta offre un sollievo tattico sul breve termine senza però eliminare l’incertezza di fondo. “I movimenti rialzisti di queste ore troveranno supporto nella chiusura di posizioni short e nel riposizionamento long degli operatori”, afferma l’esperto, “ma su orizzonti temporali più ampi la volatilità rischia di aumentare anziché diminuire”. Dal punto di vista geopolitico, la chiave di lettura fornita da Corsello è invece diversa. Il manager ritiene infatti che la sentenza possa offrire a Trump una finestra temporale per negoziare con le controparti colpite dalle tariffe e scrollarsi l’epiteto “TACO –Trump Always Chicken Out” con cui la stampa nazionale lo ha indicato per sottolineare la sua tendenza a fare continuamente marcia indietro. In altre parole, conclude l’esperto, “la decisione della corte potrebbe offrire al presidente USA un’opportunità strategica”.
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
Su una linea simile a quella di Corsello si colloca anche Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, che sottolinea come il rischio di un prosieguo della guerra commerciale sia lungi dallo scomparire. E non solo per il ricorso annunciato dal leader repubblicano. “Questa sentenza non significa che la minaccia dei dazi sia finita”, spiega, “perchè esistono altri strumenti con cui imporre tariffe e le misure settoriali su automobili o acciaio restano comunque in vigore”. Quanto alla traiettoria dei mercati, quello che vede all’orizzonte l’analista è una forte risalita dei listini americani. “Considerando i deflussi di capitali dai mercati USA registrati ad aprile”, sottolinea, “è probabile che la notizia fornisca un incentivo per gli investitori a riportare capitali verso gli Stati Uniti”. Una dinamica che, a suo avviso, dovrebbe essere rafforzata dal forte ritorno di acquisti sul settore AI dopo la brillante trimestrale pubblicata ieri sera da Nvidia.
Lizzy Galbraith, senior political economist presso Aberdeen Investments
Più sfumata la view di Lizzy Galbraith, senior political economist presso Aberdeen Investments. La specialista crede cioè che le tariffe verranno ridimensionate ma “resteranno comunque un elemento chiave del mix di politiche di Trump”. Se è infatti vero che la sentenza indebolisce il potere negoziale del tycoon, perchè molti dei Paesi colpiti aspetteranno ora di avere chiarezza sul mantenimento del blocco per fare concessioni, non si può escludere la reintroduzione dei dazi sospesi in maniera più mirata. “Le misure previste dalle sezioni 301 e 232 della IEPPA potrebbero essere estese ad altri settori mentre la sezione 122 del Trade Act, oggi inutilizzata, consentirebbe l’imposizione di dazi generali fino al 15% per far fronte ai deficit della bilancia dei pagamenti”.
L’addio di Musk
Elon Musk, amministratore delegato di Tesla
Intanto un altro duro colpo a Trump è arrivato da Elon Musk. Il patron di Teslaha infatti ufficializzato la fine prematura del suo periodo come funzionario speciale dell’esecutivo repubblicano: “Vorrei ringraziare il presidente per l’opportunità di ridurre gli sprechi”. Una separazione maturata dopo che erano emersi i primi contrasti interni con il tycoon, con l’uomo più ricco del mondo e supervisor del Dipartimento per l’efficienza governativa che aveva infatti duramente criticato la legge sulla spesa dell’amministrazione perché in grado vanificare il lavoro di spending review intrapreso in questi mesi. Anche se non manca chi interpreta la mossa di Musk come un tentativo di ripristinare la propria immagine dopo la tante traversie borsistiche e i boicottaggi vissuti dai titoli delle sue aziende, comprese SpaceX e l’ex Twitter X.
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