3 min
Secondo gli analisti, i progressi sull’inflazione, il rallentamento del mercato del lavoro e il Budget autunnal sosterranno la sforbiciata. Ma il board si spaccherà di nuovo
I mercati non hanno quasi alcun dubbio: giovedì prossimo la Bank of England taglierà di un quarto di punto il costo del denaro del Regno Unito, portandolo al 3,75%. A rafforzare ulteriormente l’ipotesi sono stati gli ultimi dati sul Pil di sua maestà, che in ottobre ha registrato una contrazione dello 0,1% su base mensile ed è salito dell’1,1% su base annuale. I numeri sono inferiori alle stime degli economisti e, se mercoledì l’inflazione di novembre si confermerà in calo, la partita nel board dell’istituto centrale con tutta probabilità si chiuderà di nuovo 5 a 4, solo che stavolta la maggioranza voterà per una sforbiciata.
Bailey ago della bilancia
L’ago della bilancia potrebbe essere proprio il governatore Andrew Bailey. Il mese scorso, il numero uno della BoE è stato tra coloro che hanno votato per mantenere i tassi al 4,0%, ma aveva lasciato intendere che ulteriori prove sulla ritirata dei prezzi avrebbero potuto fargli cambiare idea. Ad ottobre l’inflazione britannica è scesa per la prima volta da maggio, dal 3,8% al 3,6%, in linea con le aspettative dell’istituto centrale, e i dati di novembre sono attesi confermare la tendenza al ribasso. Il raffreddarsi del carovita, unito all’aumento delle tasse varato dal governo Starmer e alle notizie di un leggero aumento della disoccupazione, potrebbe quindi rivelarsi sufficiente a convincere almeno cinque membri del Monetary policy committee ad esprimersi per un taglio.
Taglio scontato, nebbia sul dopo
Secondo un sondaggio Reuters condotto dal 5 all’11 dicembre, tutti i 64 economisti intervistati dall’agenzia sono convinti che giovedì la Banca d’Inghilterra taglierà i tassi, nonostante un’inflazione ancora lontana dall’obiettivo. Decisamente meno unanime, invece, la view sul 2026, con circa due terzi del campione che si attende un’ulteriore riduzione al 3,50% entro la fine di marzo. Sulla stessa posizione gli analisti di Bank of America, secondo cui un Mpc spaccato deciderà di ridurre il costo del denaro in quest’ultima riunione del 2025, spinto appunto dai progressi sull’inflazione, da un mercato del lavoro in rallentamento e dalle misure disinflazionistiche contenute nel Budget autunnal. Più incerto, invece, l’esito del meeting di febbraio.
La crescita rimarrà debole
Anche per Matthias Scheiber, head of multi-asset solutions di Allspring Global Investments, l’aumento della disoccupazione, il rallentamento dei prezzi delle abitazioni e dei salari del settore privato, unito ad una manovra fiscale autunnale ormai definita, daranno margine alla BoE per procedere con un taglio. Tuttavia l’esperto sottolinea che, proprio come l’ultima decisione di novembre, anche questa volta la scelta potrebbe risultare altrettanto incerta. “Nonostante i recenti dati positivi dell’indice Pmi nel settore dei servizi, le prospettive economiche rimangono caute, con deficit fiscali più elevati che potrebbero richiedere aumenti delle imposte e un’inflazione ancora sostenuta, che pesi sulla fiducia dei consumatori”, spiega. Aggiungendo che il tasso di risparmio delle famiglie è aumentato significativamente quest’anno e probabilmente rimarrà elevato finché persisterà l’incertezza nel mercato del lavoro. “L’accessibilità al mercato immobiliare sta lentamente migliorando, anche se il sentiment intorno al settore rimane molto debole, come dimostrato dal crollo dell’indice Pmi delle costruzioni di novembre”, prosegue. Quanto al 2026, per Scheiber ci saranno ulteriori sforbiciate, “dato che la crescita economica probabilmente rimarrà debole nonostante l’inflazione core persistente”.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.