A luglio l’economia è cresciuta dello 0,4%, oltre le attese. Per gli analisti, giovedì 17 Bailey non toccherà i tassi, ma entro il 2027 le strette saranno quattro. Più cauti i gestori
Per il Regno Unito l’estate porta buone notizie. A luglio, il PIL britannico ha sorpreso al rialzo crescendo dello 0,4%, ben oltre le attese degli analisti che si aspettavano una sostanziale stagnazione. Si tratta di un’accelerazione rispetto al +0,3% di giugno, e soprattutto allo zero registrato a maggio, che conferma il solido andamento messo a segno nella prima metà dell’anno nonostante il conflitto in Medio Oriente. Il dato arriva a meno di una settimana dalla riunione della Bank of England, con gli investitori che scommettono su quattro rialzi entro il 2027, anche se per il meeting imminente la decisione più probabile sembra essere quella una pausa.
Secondo le stime diffuse dall’Office for National Statistics, su base tendenziale il PIL di sua maestà è salito dell’1,6%, dall’1,1% di giugno. Anche in questo caso il risultato è migliore delle attese e a far da traino sono stati sempre i servizi, mentre produzione industriale e costruzioni hanno segnato una contrazione. Per l’economia britannica si tratta dell’ottava espansione consecutiva nei tre mesi terminati a luglio, con un allungo dello 0,4% rispetto al periodo precedente, nonostante il ritmo si sia raffreddato se confrontato al +0,6% registrato nel trimestre chiuso a maggio. Nel primo semestre del 2026, la crescita si attesta quindi all’1%: il miglior dato tra le grandi economie avanzate del G7, sebbene alcuni analisti ritengano che in parte possa riflettere effetti stagionali non pienamente corretti. Buone notizie arrivano poi anche dal fronte manifatturiero: la produzione industriale è salita dello 0,2% su base mensile, mentre quella manifatturiera ha segnato un balzo dello 0,9%, il miglior risultato degli ultimi quattro mesi.
Occhio sui prossimi mesi
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Secondo Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, pur trattandosi di un risultato mensile, da interpretare quindi con cautela, a luglio è emerso “un segnale incoraggiante sulla tenuta dell’attività” che suggerisce una resilienza oltre le aspettative. L’esperto sottolinea poi il ruolo sempre più centrale del settore tecnologico britannico, che ha compensato la debolezza di altri comparti. “Per gli investitori, il dato rappresenta un ulteriore promemoria di come la performance dell’economia reale possa rivelarsi più solida di quanto suggerito dal sentiment”, riflette Flax, ricordando come tuttavia permangano diversi fattori di rischio da monitorare, a partire dall’andamento dell’inflazione e dei prezzi dell’energia, oltre che dalla traiettoria dei tassi. “La vera sfida sarà ora capire se questa maggiore resilienza potrà consolidarsi nei prossimi mesi, sostenendo la fiducia delle imprese e favorendo una ripresa più ampia degli investimenti nella parte finale dell’anno”, avverte.
D’altra parte Il contesto globale resta decisamente complicato sul fronte prezzi. L’inflazione britannica è salita al 2,9% a luglio, dal 2,6% di giugno, spinta dai rincari energetici provocati dal conflitto tra Usa e Iran. Un fattore che preoccupa non poco sia la Bank of England sia gli investitori. Nell’ultima riunione di luglio, il Monetary Policy Committee ha mantenuto i tassi fermi al 3,75% con un voto di 6 a 3, evidenziando una spaccatura e un rafforzamento del fronte dei falchi. Per giovedì 17, il mercato continua a prezzare come scenario base una nuova pausa, cui viene assegnata una probabilità di circa il 90%, ma ogni ipotesi resta sul tavolo. Molto importante sarà il dato sull’inflazione di agosto, atteso il 16 settembre.
Inflazione nei ranghi e tassi fermi
Secondo gli economisti di Ing James Knightley, Carsten Brzeski, James Smith e Chris Turner, la soglia per un aumento dei tassi è ancora relativamente alta. Gli esperti sottolineano infatti che, nel meeting di luglio, ben sei membri sono sembrati saldamente schierati a favore del mantenimento dello status quo. “È significativo che Claire Lombardelli, colei che più degli altri sembrerebbe vicina al gruppo dei falchi, abbia affermato che tenere i tassi invariati è stata una decisione facile da prendere”, osservano. Inoltre ricordano come i funzionari abbiano fissato un limite al 4% di inflazione, che secondo la BoE ha storicamente maggiori probabilità di innescare effetti di secondo ordine. “Anche dopo il recente aumento dei prezzi del gas naturale, prevediamo che l’inflazione raggiungerà brevemente un picco del 3,5% il prossimo inverno”, analizzano gli economisti: un valore inferiore al picco del 2022, quando l’istituto centrale stava ancora attivamente riducendo i tassi. Per questo, a meno che il governo non vari misure di bilancio fortemente espansive nel budget di ottobre, per Ing l’attesa è di due tagli dei tassi nel 2027.
Rob Waldner, head of IFI Strategy and Macro Research di Invesco, punta l’attenzione sulla corsa dei rendimenti dei Gilt. Tale aumento, spiega, riflette in gran parte i timori che i recenti rincari dell’energia possano costringere la BoE a una stretta, oltre alla preoccupazione che il governo Burnham possa perseguire una politica fiscale più espansiva. Sebbene, secondo l’esperto, l’incertezza sull’inflazione legata all’energia e la continua domanda di risparmio a livello globale possano mantenere i rendimenti su livelli elevati, il margine per ulteriori selloff e per una sottoperformance specifica del Paese appare limitato. “La curva dei rendimenti è destinata probabilmente a irripidirsi, poiché il mercato sembra già scontare un sostanziale impulso inflazionistico derivante dal persistere di prezzi energetici elevati”, sottolinea Waldner, chiarendo che, in base all’analisi degli scenari di aprile della BoE, sembra esserci un margine limitato per un’ulteriore rivalutazione dei tassi a breve termine. “È improbabile che le preoccupazioni relative alla politica fiscale si attenuino in modo significativo prima del primo bilancio dell’amministrazione Burnham, il che dovrebbe mantenere i rendimenti a lungo termine ancorati ai livelli attuali”, sostiene. Allo stesso tempo, a suo parere, l’inflazione non rappresenta più un caso anomalo significativo e un indebolimento del mercato del lavoro dovrebbe pesare sul carovita in futuro. “Ciò dovrebbe favorire una maggiore convergenza tra i tassi britannici e i loro equivalenti statunitensi e dell’Eurozona, in particolare sulle scadenze più brevi”, conclude.
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