Per il fondatore di Bridgewater Associates, il rischio deriva dalla difficoltà di trasformare valutazioni sempre più elevate tra tensioni finanziarie in aumento. Ma attenzione anche al debito USA e alle tensioni geopolitiche. Realismo e cautela la ricetta per proteggersi
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates
La corsa all’intelligenza artificiale potrebbe trasformarsi in una bolla destinata a sgonfiarsi, ma non per i motivi che molti investitori immaginano. Secondo Ray Dalio, il rischio principale non riguarda infatti i limiti tecnologici dell’AI o l’eventuale delusione sulle prospettive di crescita del settore ma un fattore molto più tradizionale: la liquidità. In un’intervista rilasciata a Bloomberg, il fondatore dell’hedge fund Bridgewater Associates ha infatti sostenuto che la prossima fase critica per il mercato della tecnologia potrebbe arrivare quando gli investitori saranno costretti a trasformare la ricchezza accumulata sulla carta in denaro effettivamente disponibile. Uno scenario che impone di prestare cautela e mantenere aspettative realistiche.
Al centro dell’analisi di Dalio c’è una distinzione che l’uomo d’affari considera fondamentale: quella tra ricchezza e liquidità. Il fatto che un startup possa arrivare a valere un miliardo dopo aver raccolto una frazione di quella cifra sta infatti a indicare, per il guru, un principio chiaro: la valutazione rappresenta ricchezza teorica per gli azionisti, ma non corrisponde a denaro immediatamente spendibile. Per trasformarla in liquidità è necessario vendere gli asset ed è proprio in questo passaggio che si cela un potenziale problema: “Quando il valore degli asset cresce molto più rapidamente della quantità di denaro disponibile nel sistema, il mercato può apparire solido soltanto finché gli investitori mantengono le proprie posizioni ma diventa vulnerabile nel momento in cui una parte significativa di essi ha bisogno di monetizzare”. È questo il meccanismo che potrebbe mettere sotto pressione anche il settore dell’intelligenza artificiale, oggi sostenuto da aspettative estremamente elevate e da investimenti senza precedenti.
La corsa all’AI continua ad accelerare
Le cifre in gioco sono enormi. Le stime di Bridgewater indicano che Alphabet, Amazon, Meta Platforms e Microsoft potrebbero investire complessivamente circa 650 miliardi di dollari in infrastrutture legate all’intelligenza artificiale nel 2026. Una dinamica che ricorda a Dalio altri grandi cicli innovativi del passato e quindi promette di produrre le stesse conseguenze. “Tutti le trasformazioni tecnologiche producono bolle”, ha osservato, sottolineando come nelle fasi iniziali sia impossibile prevedere con precisione chi saranno i vincitori e quali modelli di business riusciranno a imporsi. La conseguenza è una corsa agli investimenti che tende a gonfiare le valutazioni ben oltre la disponibilità di liquidità reale.
L’investitore ha inoltre collegato il tema della liquidità alle fragilità macroeconomiche degli Stati Uniti. E questo perché, con gli USA che spendono circa 7.000 miliardi di dollari all’anno a fronte di entrate per 5.000 miliardi, il deficit pubblico americano continua a rappresentare una fonte di pressione per gli investitori alimentando l’espansione del debito federale e aumentando la dipendenza dai mercati obbligazionari. Particolare attenzione è stata allora riservata all’andamento dei rendimenti, con Dalio che ha interpretato l’aumento dei tassi a lungo termine rispetto a quelli a breve come un possibile segnale di tensione crescente e di minore fiducia nella sostenibilità del quadro fiscale. Per il fondatore di Bridgewater, questi elementi si inseriscono in una trasformazione più ampia dell’ordine monetario globale e potrebbero favorire una fase di inflazione più persistente rispetto al passato.
Indicatori ai livelli del 2000 e del 1929
L’aspetto più preoccupante riguarda però le valutazioni di mercato. Dalio ha affermato che alcuni degli indicatori di bolla che monitora hanno raggiunto livelli osservati soltanto in due momenti storici: durante la speculazione sui titoli tecnologici del 2000 e alla vigilia del crollo del 1929. Pur senza prevedere un imminente collasso, l’investitore ritiene dunque che il mercato stia entrando in quella fase particolarmente delicata nella quale gli investitori iniziano ad accumulare ordini di vendita non per scelta strategica ma per necessità. “Debiti da rimborsare e tassazione patrimoniale o richieste di riscatto da parte dei clienti dei fondi potrebbero infatti innescare dismissioni simultanee e accelerare le correzioni”, ha spiegato. Ma c’è anche un’altra possibile finestra di vulnerabilità individuata dal finanziere: il periodo tra le elezioni di metà mandato e le successive presidenziali statunitensi, in cui eventuali scontri parlamentari sulla politica fiscale rischiano di far aumentare l’incertezza.
L’avvertimento di Dalio non riguarda però esclusivamente il settore dell’intelligenza artificiale. Secondo il guru, la stessa logica si applica a tutte le attività finanziarie caratterizzate da valutazioni elevate: criptovalute comprese. Pur continuando a considerare Bitcoin una forma di ‘oro digitale’, il manager ha infatti sottolineato come anche questo mercato resti esposto alle dinamiche di liquidità che influenzano l’intero sistema. Senza contare che a rendere il quadro ancora più complesso potrebbero intervenire eventuali shock geopolitici. “Un’interruzione delle esportazioni di semiconduttori da Taiwan potrebbe colpire direttamente le società più esposte alla corsa all’intelligenza artificiale”, ha detto a titolo di esempio. Ecco perché, pur riconoscendo il potenziale trasformativo dell’AI, il fondatore di Bridgewater ha invitato gli investitori a mantenere aspettative realistiche. “Il problema non sarà capire se la tecnologia funzionerà”, è stata la sua conclusione, “ma verificare se il sistema finanziario avrà abbastanza liquidità per sostenere quotazioni sempre più fuori scala”. Tradotto: in un contesto caratterizzato da debito crescente e condizioni monetarie meno favorevoli, la differenza tra ricchezza teorica e denaro disponibile potrebbe tornare a essere il fattore decisivo per i mercati.
Per la ceo e fondatrice di Ark Invest, considerata una pioniera degli investimenti in tecnologia, i recenti cali del settore faranno bene al mercato dell’AI. E non c’è da temere nessuna bolla. Dalla blockchain alla sanità, ecco dove si nascondono le prossime opportunità
Per il ceo di J.P. Morgan, il rally delle Borse sarà ancora sostenuto dall’economia USA e dagli investimenti nell’AI. Ma sul lungo periodo, gli effetti degli shock che si stanno verificando nel mondo sono sottovalutati. “Una correzione? Prima o poi anche il ciclo più solido finisce”. E agli investitori serve più cautela
Per il fondatore di Tudor Investment Corporation, il ciclo rialzista non è ancora terminato ma le valutazioni sempre più elevate aumentano il rischio di una futura correzione violenta. E il paragone come la bolla DotCom non è improprio
Secondo il chief economist advisor di Allianz, il rialzo del CPI USA riflette lo shock energetico e non dinamiche strutturali. La vera incognita riguarda gli effetti dell’IA sulla domanda e la capacità dei mercati di assorbire nuove emissioni
Con rendimenti dei Treasury ai massimi dal 2007 e inflazione in accelerazione, i due big della finanza USA chiedono che il nuovo presidente della Fed archivi ogni ipotesi di taglio dei tassi. “Serve recuperare credibilità sui mercati”. Dubbi anche sul private credit
Dal possibile stress sul credito alla vulnerabilità della liquidità fino all’impatto dell’intelligenza artificiale su banche e lavoro, il ceo di JPMorgan Chase delinea uno scenario in cui il vero banco di prova potrebbe arrivare proprio dal mercato obbligazionario
Per il fondatore di Bridgewater Associates, intervistato dal New York Times, gli States sono “a rischio infarto” e si avvicinano al declino. Colpa di divisioni interne e del nuovo ordine mondiale. Ma una leadership forte può invertire il ciclo. La ricetta per i portafogli? “Diversificazione e oro”
Debito in aumento, inflazione persistente e tensioni geopolitiche mettono sotto pressione i mercati obbligazionari. Il ceo di J.P. Morgan invita i policymaker ad agire prima che sia troppo tardi
Dopo Jamie Dimon e Mohamed El-Erian, al coro di voci critiche sul settore si aggiungono Michael Burry e il ‛re dei bond’ Jeffrey Gundlach. “Tra valutazioni opache e liquidità limitata, il rischio è che il ciclo stia cambiando”. E attenzione anche al nuovo quadro macro
In uno dei suo celebri memo, il co-fondatore Oaktree invita alla prudenza: “Redemption in aumento e timori sul segmento del direct lending riaccendono il dibattito sui rischi del settore”. Ma avverte: attenzione a fare paragoni con la crisi del 2008
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio