Dall’innovazione di prodotto a quella di processo: la nuova frontiera del wealth management
Tecnologia, consulenza evoluta e pianificazione guidano il cambio di paradigma secondo Banca Mediolanum
4 min

Nel panorama della gestione patrimoniale, sempre più caratterizzato da prodotti standardizzati e processi industriali, L&B Capital SGR (ex Soprarno) rivendica un approccio da boutique. Una dimensione più contenuta che, nelle intenzioni della società di gestione fiorentina, permette maggiore flessibilità nella costruzione dei portafogli e un rapporto più diretto con le reti distributive. L’offerta si basa su un catalogo di gestioni che copre tutte le principali combinazioni di asset allocation, dalle linee più prudenti fino a quelle completamente azionarie. Come spiega Alessandro Bucelli, responsabile delle gestioni patrimoniali della SGR, “l’obiettivo in primis è quello di adattarsi ai diversi profili di rischio della clientela”. La scelta degli strumenti segue una logica pragmatica e varia anche in funzione delle dimensioni del patrimonio. Nei portafogli più piccoli prevalgono gli ETF, che consentono di ottenere esposizioni efficienti ai diversi mercati. Per patrimoni più elevati, invece, la costruzione diventa più articolata e combina titoli, fondi ed ETF. “Il nostro approccio è avere gestioni prevalentemente in ETF per la clientela retail affluent. Per chi ha un patrimonio sopra i 500 mila euro, invece, cerchiamo di utilizzare anche un combinato, un mix di titoli ed ETF, fondi”. In questo schema gli ETF vengono usati soprattutto per prendere posizione sui mercati in modo rapido ed efficiente, mentre i fondi entrano in gioco quando si tratta di implementare strategie più mirate.
📰 Leggi anche “ETF e private equity, come Fineco AM continua a innovare“
La dimensione di boutique non è soltanto una questione di numeri, ma anche di metodo di lavoro. All’interno della società il confronto tra il team delle gestioni patrimoniali e quello dei gestori di fondi è continuo e avviene ben oltre i momenti formali di investimento. “È anche il vantaggio di avere una piccola SGR”, commenta Bucelli. “Cerchiamo di operare con una cinghia di trasmissione molto corta tra le squadre”, racconta. Il dialogo quotidiano permette di condividere idee di investimento, analisi sui titoli e valutazioni di mercato in tempo reale. A maggior ragione in periodi complicati per i mercati, come quello attuale. Il rapporto con la clientela, invece, passa spesso attraverso le reti di consulenza finanziaria. In questi casi l’interlocutore diretto è il private banker, che diventa il punto di raccordo tra il gestore e l’investitore finale. “In un certo senso il banker è il nostro vero cliente”, dice Bucelli. Proprio da questa impostazione nasce uno degli elementi più distintivi dell’approccio di L&B Capital: la costruzione progressiva dei portafogli tramite il cosiddetto metodo step-in. Quando l’approccio viene condiviso con il cliente, l’idea è quella evitare di investire immediatamente l’intero capitale, preferendo un ingresso graduale sui mercati. “Si apre il mandato, lo si pone sul limite minimo operativo previsto dal contratto e poi in modo progressivo, sulla base della nostra valutazione dei mercati, portiamo la quota in equity verso il nostro portafoglio modello”, spiega Bucelli, che ad oggi amministra 220 milioni di euro in gestioni patrimoniali in SGR, oltre a 660 milioni in advisory con le gestioni di Banca Ifigest. Un metodo che, secondo il gestore, aiuta a ridurre il rischio legato al timing di ingresso e rende più evidente il carattere discrezionale della gestione.
Guardando alla composizione dei portafogli, la fotografia della clientela di L&B Capital non si discosta molto da quella del risparmiatore italiano medio. Il mix più diffuso resta infatti quello bilanciato tra azioni e obbligazioni. “Il portafoglio medio della nostra clientela è il classico 70-30, che è un po’ il portafoglio rappresentativo dell’asset allocation dell’investitore italiano”, osserva Bucelli. Negli ultimi anni, tuttavia, la società ha visto l’evoluzione di una parte della clientela verso configurazioni più bilanciate pure, come il 50-50, sfruttando proprio l’ingresso graduale nei mercati. Sul fronte geografico, l’azionario resta fortemente ancorato agli Stati Uniti, pur con una diversificazione verso Europa e mercati emergenti. Ad oggi l’esposizione azionaria è composta per circa il 55% da titoli statunitensi, 35% europei e 10% tra Asia ed emergenti. “Il primo mercato che lavoriamo è quello americano, ma in termini relativi siamo comunque in sottopeso rispetto ai benchmark globali”, spiega Bucelli. Lato settoriale, la tecnologia continua a rappresentare un pilastro, anche dopo le recenti rotazioni di mercato. Negli ultimi mesi, racconta il gestore, la società ha incrementato nuovamente l’esposizione al comparto IT dopo una fase di vendite eccessive, soprattutto sulla componente software. Allo stesso tempo, il team ha rafforzato il posizionamento sul settore energetico, considerato ancora sottovalutato rispetto alle prospettive di domanda legate alla crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale.
Accanto all’azionario tradizionale trovano spazio anche alcune esposizioni tematiche e di diversificazione. Tra queste le materie prime, utilizzate in funzione di stabilizzazione del portafoglio. L’oro, in particolare, rappresenta una posizione strutturale insieme ai titoli delle società minerarie, mentre su metalli come rame e argento vengono effettuate operazioni più tattiche. Nel complesso, il peso delle materie prime si muove tra il 2% e il 4% del portafoglio. “È un asset che aiuta a compensare la volatilità”, spiega Bucelli, pur ricordando che, come sottolineava Warren Buffett, non produce flussi di cassa. Per questo motivo il peso resta limitato.
📰 Leggi anche “Com’è cambiato il portafoglio degli italiani“
Nella componente obbligazionaria, l’approccio della SGR resta prudente anche in termini di duration. Nelle linee multi-asset la durata media dei portafogli si colloca tra i quattro e i quattro anni e mezzo, leggermente inferiore rispetto ai benchmark. Una quota significativa dell’allocazione obbligazionaria è stata indirizzata verso il debito dei mercati emergenti, che oggi rappresenta circa il 10% della componente bond dei portafogli. In questo caso la preferenza va soprattutto ai fondi attivi piuttosto che agli ETF, considerati più efficienti nella selezione del credito.
Accanto alle scelte sull’obbligazionario, la gestione dei portafogli passa anche da piccoli aggiustamenti su valute e strumenti difensivi. Negli ultimi mesi, ad esempio, L&B Capital ha incrementato l’esposizione allo yen, considerato un possibile asset rifugio in caso di fasi di “risk-off”. Il contesto di mercato, segnato da tensioni geopolitiche e volatilità crescente, ha spinto recentemente la SGR a ridurre l’esposizione azionaria e a ricostruire una riserva di liquidità nei portafogli. “Abbiamo ridotto l’equity e abbiamo ricreato delle condizioni dei buffer di liquidità per capire l’evoluzione degli indici dei mercati nei giorni successivi”, spiega Bucelli.
Resta invece fermo un principio di fondo nella costruzione dei portafogli: “Evitare un sottopeso eccessivo di mercato americano e soprattutto di esposizione al dollaro”. Il gestore ne è convinto: nei momenti di tensione globale, ricorda, i flussi finanziari tendono ancora a convergere su Wall Street.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
