La survey 2026 di Iban fotografa un ecosistema in crescita e sempre più maturo. Aumentano le operazioni di grande taglia, si rafforzano gli investimenti in cordata (81%) e resta elevata la fiducia degli investitori nelle startup. ICT primo settore, traina il Nord
Il mercato italiano dell’angel investing non smette di crescere e mostra segnali sempre più evidenti di maturazione. Nel 2025 i business angel italiani hanno infatti partecipato a investimenti in startup per circa 920 milioni di euro tra operazioni realizzate direttamente e round in syndication con fondi di venture capital, registrando una crescita del 22,3% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla Survey 2026 di Iban, l’associazione degli operatori di settore, che conferma il consolidamento dell’informal venture capital nel Paese e il ruolo sempre più centrale degli investitori privati nel finanziamento dell’innovazione.
Nonostante un contesto economico caratterizzato da incertezza e volatilità, la ricerca dimostra come i business angel abbiano mantenuto stabile il proprio impegno diretto a sostegno delle startup italiane. Le operazioni concluse esclusivamente da angel investor hanno infatti riguardato 74 società e un valore complessivo pari a 73,7 milioni di euro, sostanzialmente in linea con i 74,5 milioni del 2024 e quasi il doppio rispetto ai 39,3 milioni registrati nel 2023. A cambiare è però soprattutto la dimensione media dei deal. La quota dei round inferiori a 50mila euro è scesa dal 38% del 2024 al 12% del totale, mentre aumentano le operazioni di taglia più elevata. I round compresi tra 500mila e 2 milioni di euro rappresentano oggi il 39% del mercato e quelli superiori a 2 milioni sono raddoppiati al 16%. Secondo il presidente di Iban Paolo Anselmo, si tratta del segnale più evidente della maturazione cui è andato incontro l’ecosistema: “Il mercato italiano dell’angel investing è in una fase di consolidamento che determina un riposizionamento strategico dei target di investimento senza ridurre il supporto economico alle startup”.
Sempre più investimenti in syndication
Un altro elemento distintivo del 2025 a emergere dallo studio è il rafforzamento degli investimenti realizzati in cordata. L’81% delle operazioni monitorate è stato infatti concluso in syndication, contro il 73% dell’anno precedente: tendenza che riflette la crescente propensione degli investitori a condividere competenze, ridurre il rischio individuale e aumentare la capacità finanziaria dei round. Cresce però anche il numero medio di business angel coinvolti in ciascun deal, passato da cinque a sei investitori. Si tratta di una dinamica che contribuisce a rendere il mercato più strutturato e professionale, avvicinandolo progressivamente agli standard degli ecosistemi più maturi.
L’atteggiamento degli investitori resta positivo anche guardando ai prossimi anni. La metà dei business angel intervistati prevede di mantenere invariata la quota del proprio patrimonio destinata alle startup, mentre il 35% intende aumentarla. Solo il 15% ipotizza una riduzione dell’esposizione. Un dato particolarmente significativo, se si considera che nel 2024 la percentuale di soggetti intenzionati ad aumentare gli stanziamenti si fermava al 21%. La ricerca evidenzia inoltre una crescente preferenza per le realtà che hanno già superato la fase iniziale di sviluppo: le società in fase startup hanno infatti attratto il 58% degli investimenti contro il 42% delle iniziative ancora in fase seed, confermando una maggiore attenzione all’equilibrio tra rischio e rendimento.
ICT primo settore, ma cresce la diversificazione
Dal punto di vista settoriale, l’Information & Communication Technology si conferma il principale destinatario dei capitali raccolti grazie alla capacità di attirare il 30% degli investimenti. All’interno del comparto prevalgono le Enterprise Technologies, che rappresentano il 64% delle operazioni del settore. Accanto alla tecnologia emerge però una maggiore diversificazione rispetto agli anni precedenti: dietro l’ICT si posizionano infatti l’alimentare (14%), i servizi finanziari (12%), gli altri servizi (11%), l’healthcare (9%) e i beni di consumo (7%). Una distribuzione che testimonia l’ampliamento dell’interesse degli investitori verso segmenti differenti e la crescente varietà delle opportunità offerte dall’ecosistema italiano dell’innovazione.
ESG sempre più rilevanti nelle scelte di investimento
Le considerazioni ambientali, sociali e di governance continuano a guadagnare peso nei processi decisionali degli investitori informali. Secondo la survey, il 56% dei business angel applica criteri ESG o di impact investing nella valutazione delle opportunità di investimento, mentre per il 45% tali fattori rappresentano un elemento determinante nella decisione finale. Un risultato che conferma come sostenibilità e impatto siano ormai entrati stabilmente tra i parametri utilizzati per selezionare le startup più promettenti.
Chi è il business angel italiano
Quanto al profilo dell’investitore informale, la fotografia scattata da Iban resta sostanzialmente stabile. Oltre il 70% degli intervistati ha infatti un’età compresa tra 45 e 69 anni, mentre l’82% possiede una laurea specialistica o un titolo post-universitario. Dal punto di vista geografico, il Nord Italia continua a rappresentare il principale bacino dell’angel investing con il 73% degli investitori mentre Centro (24%) e Sud (3%) seguono a lunga distanza. Il segmento più rappresentato in materia di disponibilità patrimoniale è invece quello degli investitori con un patrimonio compreso tra 500 mila e 2 milioni di euro, che costituisce il 25% del campione.
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