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L’entusiasmo per l’IA ricorda la corsa tecnologica degli anni ’90: siamo già in una bolla pronta a scoppiare o ancora nelle fasi iniziali di crescita?
Negli ultimi mesi si è parlato molto di una possibile “bolla dell’IA”, alimentata dall’entusiasmo degli investitori. Chris Buchbinder, gestore in Capital Group e investitore in titoli legati all’IA ed ex analista che ha vissuto la bolla tecnologica degli anni ’90, si interroga: siamo nel 2000, alla vigilia di uno scoppio, o nel 1998, con ancora margini di crescita? Un confronto storico mostra che il Nasdaq-100 tra il 1998 e il 2000 è cresciuto del 245% prima di crollare, mentre oggi l’aumento è più moderato. Allora, chi non partecipò alla corsa perse opportunità, pur avendo ragione sul lungo termine. Oggi, secondo l’autore, siamo più vicini alle fasi iniziali: il ciclo di spesa per l’IA è enorme (circa il 7% del PIL USA) e sostenuto da colossi solidi come Amazon, Microsoft e Alphabet, capaci di finanziare investimenti in chip e data center. Questo boom ha persino contribuito a evitare la recessione americana.
Un elemento chiave mancante è il boom delle IPO: aziende simbolo come OpenAI, Anthropic e altre sono ancora private. Quando entreranno in borsa, potrebbero alimentare ulteriormente l’euforia, come accadde con Global Crossing negli anni ’90. Inoltre, la politica monetaria espansiva della Fed ricorda quella del 1998, con tassi bassi che favoriscono titoli tecnologici.
Nonostante le analogie, ci sono differenze: le valutazioni attuali appaiono più in linea con i fondamentali rispetto alla bolla dot-com. Tuttavia, l’autore avverte che una correzione arriverà, anche se non subito. Per difendersi, sta bilanciando i portafogli con settori sfavoriti ma solidi, come energia e telecomunicazioni, oggi a valutazioni minime e con potenziale di rialzo.
Conclusione: l’IA è destinata a trasformare il mondo, come fece Internet, ma è essenziale capire a che punto siamo nel ciclo. Probabilmente è troppo presto per lasciarsi frenare dal timore di una bolla: le opportunità restano interessanti, pur con la consapevolezza che il mercato può rendere umili.
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