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Il Made in America torna protagonista: una spinta bipartisan per riportare la produzione negli Stati Uniti, tra incentivi, sicurezza nazionale e boom dell’IA
Il “Made in America” è stato nel corso della storia una politica governativa, uno slogan politico e una strategia di marketing. Già durante la guerra d’indipendenza, il movimento Homespun invitava i coloni a produrre in casa per resistere al controllo britannico. Oggi questa tradizione riemerge con una spinta bipartisan: riportare la manifattura negli Stati Uniti per ridurre la dipendenza estera e rafforzare la sicurezza nazionale.
Dopo decenni di delocalizzazione, il reshoring è sostenuto da incentivi fiscali e dazi, l’approccio “carota e bastone” che ha convinto giganti come Apple, NVIDIA e AstraZeneca a investire miliardi in nuovi impianti. Settori chiave? Chip per l’IA, farmaci e automotive. NVIDIA produce già negli USA il chip Blackwell, destinato ai modelli di intelligenza artificiale più avanzati.
Il boom dell’IA è il vero motore: la costruzione di data center sta generando domanda per infrastrutture, energia e macchinari, favorendo aziende come Caterpillar e GE Vernova. Tuttavia, colli di bottiglia normativi e costi elevati rendono il percorso lungo e selettivo.
Anche il farmaceutico si muove: Johnson & Johnson, AstraZeneca ed Eli Lilly hanno annunciato investimenti multimiliardari per garantire forniture critiche, riducendo la dipendenza dalla Cina.
Gli Stati Uniti non torneranno la potenza manifatturiera di un tempo, ma puntano all’autosufficienza in settori strategici. Il nuovo Made in America è tecnologico, mirato e destinato a ridefinire il commercio globale.