Per Wenli Zheng, gestore del fondo China Evolution, Pechino può tornare a crescere e riservare occasioni. Ma chi vuole coglierle dovrà trovare nuovi leader growth, rivalutare i settori tradizionali e guardare alle società con ricavi in crescita
Wenli Zheng, gestore del fondo China Evolution Equity di T. Rowe Price
Contrazione del settore immobiliare, frenata dei consumi, debito pubblico in aumento e concorrenza in settori strategici come le nuove energie. Dal 2021, la Cina è stata oggetto di un profondo adeguamento strutturale che ha allontanato ulteriormente gli investitori internazionali dopo la difficile parentesi del Covid. Eppure, alcuni esperti credono che Pechino sia pronta a intraprendere un nuovo ciclo economico con cui recuperare l’appeal perduto. Tra questi c’è Wenli Zheng, gestore del fondo China Evolution Equity di T. Rowe Price, che vede come chiave di successo la capacità di individuare nuovi leader growth e rivalutare i settori tradizionali anche alla luce dei ricavi.
La trasformazione industriale tra vecchi e nuovi leader
Secondo Zheng, i fattori che non dovrebbero ignorare sono tanti e partono dalla trasformazione industriale. “Molte aziende cinesi stanno esplorando nuovi driver di crescita tramite l’innovazione e rafforzando la loro competitività globale nella produzione di fascia alta”, ha spiegato il portfolio manager, che aggiunto come altri settori vivano “mutamenti favorevoli nei modelli domanda-offerta”. Sul fronte opposto, comparti che hanno generato ritorni consistenti e ancora oggi mantengono posizioni di rilievo negli indici azionari si trovano ad affrontare contesti esterni in continua evoluzione: è il caso delle piattaforme internet locali, dai titoli blue-chip nel comparto dei consumi e dal settore sanitario. In sostanza, l’idea del gestore è che solo un’attenta selezione possa portare in dote asset capaci di assicurare rendimento nel medio-lungo termine: “I tradizionali titoli growth e blue chip vanno sottopesati in favore dei nuovi leader che stanno emergendo nei settori con tassi di penetrazione più bassi, dalle agenzie di recruiting online alle piattaforme di musica fino ad hotel e centri commerciali”.
Dividendi e fondamentali i driver
Un altro sviluppo incoraggiante intravisto da Zheng è un significativo miglioramento dei ricavi degli azionisti negli ultimi anni. I dividendi e i riacquisti di azioni, per le aziende cinesi quotate a Hong Kong e per quello oltre il miliardo listate Usa, sono infatti aumentati di oltre il 30% rispetto al 2019. “Il miglioramento dei ricavi per i soci rappresenta uno sviluppo positivo per la rivalutazione e la realizzazione di valore”, ha detto l’esperto, che però non manca di sottolineare come su questo trend giochino un ruolo chiave anche i fondamentali. Secondo lui, per aziende statali come quelle dell’energia o delle telecomunicazioni, gli stacchi di cedola verranno cioè supportati dalla stabilità dei flussi di cassa e dalla riduzione delle spese in conto capitale. Non solo: la crescita del 130% registrata tra il 2022 e il 2023 dai dividendi delle compagnie internet dimostra come anche il settore privato sia interessato dal fenomeno.
Quanto ai settori tradizionali, le criticità sono molte: l’immobiliare ha registrato una profonda contrazione mentre il problema delle pressioni legate al debito pubblico locale ha fatto rallentare la domanda nei comparti correlati; il boom delle fonti sostenibili, in forte espansione dal 2021 al 2022, ha dovuto affrontare le sfide di una maggiore concorrenza e di una temporanea sovraccapacità; le grandi società blue dei consumer goods hanno registrato rallentamenti della crescita. Tuttavia, per Zheng, ci si possono comunque scorgere delle occasioni: “Queste difficoltà sono ben note e quindi dovrebbero essere ampiamente scontate nelle attuali valutazioni”.
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