Decarbonizzazione, il grande investimento dei prossimi decenni
Secondo Mario Noera, docente di Finanza all’Università Bocconi, la sfida sarà accompagnare il cambiamento con strumenti finanziari più efficaci e investitori più consapevoli
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A quasi 20 anni dal lancio delle prime strategie climatiche, investire nella transizione energetica significa oggi confrontarsi con un contesto profondamente diverso rispetto al passato. Se negli anni Duemila il tema era legato soprattutto alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica, oggi i fattori che entrano in gioco sono molti di più: dalla sicurezza degli approvvigionamenti alla competizione geopolitica fino alla crescente domanda elettrica generata dall’intelligenza artificiale. Lo sa bene Daniel Zimmerer, responsabile delle strategie tematiche di ZKB/Swisscanto, secondo cui la parola d’ordine per navigare la complessità del tema in questa stagione storica è “selezione”. FocusRisparmio lo ha raggiunto per approfondire la sua view.
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La transizione energetica è molto più di un semplice lusso climatico. L’invasione dell’Ucraina nel 2022 e il conflitto che oppone gli Stati Uniti all’Iran hanno nuovamente dimostrato quanto essa sia importante per rafforzare l’indipendenza energetica e sostenere la crescita economica, soprattutto nei Paesi importatori netti di combustibili fossili. Ecco perché siamo convinti che la società riconoscerà sempre più i vantaggi intrinseci dell’elettricità rispetto agli idrocarburi, con un conseguente aumento della domanda di applicazioni elettrificate anche grazie alla riduzione dei costi iniziali e di energia rinnovabile pulita a basso costo.
Negli anni Duemila il concetto di transizione energetica era molto più circoscritto e riguardava soprattutto l’energia solare ed eolica, oltre all’efficienza nelle diverse applicazioni. Con il tempo invece il fenomeno si è ampliato notevolmente: comprende l’espansione su larga scala delle reti elettriche per supportare una generazione sempre più decentralizzata, l’elettrificazione dei consumi e la crescente domanda proveniente da grandi utilizzatori di energia, come i data center. Approcciare il tema a livello di portafoglio oggi impone quindi innanzitutto di considerare tutte queste filiere come parte dell’universo investibile cui fare riferimento. C’è poi una dimensione strategica che in passato non era emersa: la necessità di rafforzare l’indipendenza dei sistemi produttivi nazionali dai combustibili fossili importati grazie a una maggiore elettrificazione e a una produzione domestica di energia basata sulle fonti rinnovabili.
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Il portafoglio è costruito attraverso un rigoroso processo di selezione volto a mettere in evidenza le aziende esposte a quattro grandi temi della transizione: energie rinnovabili, efficienza energetica ed elettrificazione, mobilità e ottimizzazione delle risorse. Lo screening avviene privilegiando società che offrono soluzioni innovative e presentano solide caratteristiche sia finanziarie sia gestionali, dall’elevata redditività del capitale all’indebitamento contenuto fino a una comprovata capacità di esecuzione da parte del management. Sono infatti queste qualità che, a nostro avviso, permettono di sostenere una crescita profittevole e duratura nel tempo.
La transizione energetica rappresenta un megatrend destinato a svilupparsi nell’arco di diversi decenni ed è proprio questa sua natura strutturale che promette di contribuire ad attenuare parte dei rischi ciclici legati all’andamento dell’economia. Non è quindi un caso se le nostre maggiori esposizioni si concentrano nei settori industriale, tecnologico e delle utility. Ciò detto, le performance in questa prima parte del 2026 sono state trainate soprattutto dalle aziende impegnate nello sviluppo delle infrastrutture di rete e dal contributo particolarmente significativo del comparto solare.
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I file rouge è la maggiore domanda di elettricità, che deriva sia dalla progressiva elettrificazione di ambiti come i trasporti e gli edifici o anche i processi industriali sia dalla crescita di grandi consumatori di energia trai quali rientrano anche i data center. Una simile quantità di corrente richiede prima di essere prodotta, poi di essere trasportata in modo efficiente ed è qui che gli investimenti in infrastrutture di rete e fonti rinnovabili risultano fondamentali. Mi riferisco in modo particolare al solare, oggi considerata la tecnologia più competitiva sia in termini di costi sia di rapidità di installazione.
All’interno del segmento dell’efficienza energetica includiamo anche le infrastrutture delle reti elettriche, poiché l’utilizzo dell’elettricità è molto più efficiente rispetto a quello delle molecole derivate dai combustibili fossili. Le infrastrutture di rete rappresentano attualmente, da sole, circa il 30% della strategia. Questo segmento tende a comprendere aziende di elevata qualità, capaci di crescere in modo sostenuto e profittevole, ed è questa la principale ragione della nostra significativa esposizione. In ultima analisi, tuttavia, il posizionamento del portafoglio deriva da un approccio bottom-up alla selezione dei titoli, piuttosto che da scelte top-down.
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L’espansione su larga scala delle reti elettriche è solo agli inizi nella maggior parte delle regioni del mondo, in particolare negli Stati Uniti e in Cina. Lo stesso vale per l’elettrificazione dei trasporti e degli edifici. Il segmento più giovane è probabilmente quello dell’elettrificazione dell’industria, a partire dalla produzione di calore a bassa temperatura tramite pompe di calore industriali. A nostro avviso, le opportunità di crescita sono numerose ma in alcuni ambiti resta difficile individuare investimenti di elevata qualità. Nei settori dominati da operatori cinesi, come batterie e solare, riteniamo quindi fondamentale essere estremamente selettivi e concentrarsi sui leader di mercato che abbiano dimostrato la capacità di crescere in modo profittevole.
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