FocusRisparmio ha raccolto i commenti di quattro esperti provenienti dal mondo della consulenza retail, wealth management, private banking e fund selection per capire come si stanno muovendo in questa fase complicata dei mercati
Quello di adattare i portafogli al nuovo scenario di stagflazione è un tema molto caldo, toccato anche ieri dal Presidente Consob Paolo Savona durante il consueto appuntamento annuale con il mercato.
Con la svolta sulle politiche dei tassi delle banche centrali prendono forma nuovi assetti per i portafogli degli investitori europei, sia retail che istituzionali. Nelle scorse settimane, infatti, le piazze azionarie e obbligazionarie mondiali hanno patito la retorica da “falco” di Fed e Bce: tutti i principali indici obbligazionari europei e americani fanno segnare perdite annue a doppia cifra. Stessa sorte per i mercati azionari, con gli indici MSCI World e S&P 500 entrati ufficialmente in “bear market” dopo una correzione di oltre il 20% rispetto ai massimi storici toccati ad inizio anno e di circa 10 punti percentuali nel solo mese di giugno. Correzioni leggermente più contenute per gli indici europei, con tutti i settori e stili che registrano un segno meno.
Questi movimenti monodirezionali dei mercati hanno messo in crisi le tradizionali strategie multi-asset, tipicamente basate sulla decorrelazione delle due asset class.
Giacomo Calef, country manager di NS Partners si sofferma sulle inefficienze del classico portafoglio bilanciato inventato dal premio Nobel Harry Markowitz, composto da un 60% di azioni e da un 40% di obbligazioni: “esiste ormai da oltre 6 decenni e negli ultimi 28 anni ha avuto un buon successo, riuscendo ad ottenere un rendimento annualizzato del +4,54%. Tuttavia, quest’anno non è riuscito ad offrire un’adeguata diversificazione: da inizio anno a metà maggio abbiamo stimato addirittura una perdita a doppia cifra”.
David Karni, responsabile portafogli d’investimento di BCC Risparmio&Previdenza
David Karni, responsabile portafogli d’investimento di BCC Risparmio&Previdenza – la Sgr del Gruppo BCC Iccrea – conferma la mancanza di decorrelazione fra azionario e obbligazionario, ma guarda avanti: “Riteniamo che questo trend andrà normalizzandosi nei prossimi trimestri e quindi le strategie multi-asset potranno essere un aiuto nella gestione flessibile di portafoglio”.
“L’approccio dell’investitore deve rimodularsi – analizza Karni – rendimenti investibili, se non addirittura interessanti, nel mondo obbligazionario creano opportunità che fino a 12 mesi fa non esistevano”. Per questo motivo, aggiunge, “ritornare ad inserire obbligazionario nei portafogli diventa una necessità, soprattutto tornare a guardare alle curve core, anche in vista di una probabilità di recessione in aumento”.
Come cambiano i portafogli
“La preannunciata inversione di politica monetaria da parte della Bce ci porta in un nuovo regime, che ad oggi appare di difficile interpretazione. Da una parte la necessità di abbassare una inflazione su massimi storici e dall’altra una economia in rallentamento, tendente a ridursi nei prossimi trimestri”, interpreta Karni.
Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs Wm in Italia
Per il responsabile portafogli d’investimento di BCC Risparmio&Previdenza guardare a cosa farà la Bce nei prossimi due o tre mesi non basta. “Non dobbiamo concentrarci sul breve periodo, oggi abbiamo l’opportunità di costruire portafogli strategici con del valore al loro interno – argomenta – i due trend da seguire sono la sostenibilità, facendo attenzione al fenomeno del greenwashing, e l’investimento tematico. Occorre anche trovare gestori flessibili sul mondo obbligazionario, dove nuovi paradigmi necessitano di nuovi approcci”, chiosa Karni.
“In uno scenario in continua evoluzione e con crescente incertezza sull’andamento economico, sono consigliabili alcuni accorgimenti nella gestione dei portafogli”, suggerisce Matteo Ramenghi, chief investment officer UBS Wealth Management Italy.
“In presenza di mercati volatili – dice Ramenghi – avere a disposizione una buona liquidità può servire a evitare di dover vendere nel momento sbagliato asset le cui valutazioni potrebbero aver sofferto. In questo contesto, considerando i recenti aumenti dei rendimenti, le obbligazioni di buona qualità possono rappresentare un parcheggio per la liquidità destinata a soddisfare le possibili uscite di cassa dei prossimi 3-5 anni”.
Approcci alternativi
Giacomo Calef, country manager di NS Partners
“Neanche i gestori Long/Short azionari – analizza Calef – che puntano sia al rialzo che al ribasso, indipendentemente dal loro focus geografico, sono riusciti a contenere adeguatamente le perdite. Tra le poche strategie alternative che, invece, stanno cercando di superare questa fase difficile, troviamo quelle che adottano il cosiddetto approccio Multi-Strategy: in sintesi, si basa sul monitoraggio di parametri di rischio per cercare di contenere i crolli del mercato”, spiega il manager di NS Partner.
Per l’esperto un metodo efficiente può essere quello di selezionare accuratamente molteplici gestori, in modo da diversificare l’investimento in diverse strategie. “Ad esempio – spiega – nel 2022 alcune strategie Global Macro stanno offrendo protezione dai forti ribassi registrati nell’asset class obbligazionaria. Il grafico sopra riportato, in particolare, illustra come tale approccio sia stato vincente in alcuni periodi di mercato difficili. Se poniamo a confronto le peggiori performance mensili che l’MSCI World, rappresentativo dell’azionario mondiale, ha registrato negli ultimi 2 anni, osserviamo che un portafoglio Multi-Strategy, con una volatilità significativamente più moderata, sia sempre stato in grado di contenere le perdite. Pertanto, in questo contesto di mercato, dove ci si attende un rallentamento marcato della crescita economica, potrebbe essere interessante valutare questo approccio difensivo, tenuta in considerazione l’alta volatilità che sta caratterizzando non solo il comparto azionario, ma anche quello obbligazionario”, conclude.
Filippo Casagrande, chief investment officer (cio) di Generali Asset & Wealth Management Business Unit
“L’incertezza nel vedere fino a che punto le banche centrali saranno costrette e se vorranno effettivamente aumentare i tassi di riferimento per far fronte all’inflazione, pone l’investitore in una posizione complessa”, interviene Filippo Casagrande, head of Insurance Investment Solutions di Generali Asset & Wealth Management. “Lo scenario di stagflazione è il peggiore per i ritorni prospettici. Da un lato, il comparto obbligazionario deve incorporare le prospettive di tassi più alti per combattere l’inflazione. Dall’altro, gli attivi rischiosi (ed in particolare il mondo azionario) devono fare i conti con un deterioramento delle stime di crescita, che inevitabilmente andrà a pesare sugli utili societari e i corsi azionari”, spiega.
“Ancora una volta, riteniamo che una stabilizzazione nella volatilità dei tassi di interesse sia elemento imprescindibile per un approccio più costruttivo sul mondo obbligazionario. Una diminuzione della volatilità dei tassi favorirebbe un ritorno dei flussi in questa classe di attivi, stabilizzando così il mercato obbligazionario governativo”, sostiene Casagrande.
“Per quanto concerne gli attivi più rischiosi manteniamo un atteggiamento di grande prudenza. Mentre i multipli di borsa hanno corretto dagli eccessi raggiunti negli scorsi trimestri di politiche monetarie e fiscali super-espansive, non possono ancora essere definiti attraenti. Inoltre, il rischio è di una seconda gamba di correzione legata alla revisione al ribasso delle stime utili societari, che finora non hanno visto nessun aggiustamento significativo”, conclude Casagrande.
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