Nella view di Mauro Valle, responsabile investimenti obbligazionari di Generali IP, le politiche anti-frammentazione sortiranno un effetto positivo: “continueremo a gestire dinamicamente l’esposizione ai titoli italiani, in quanto riteniamo che il debito sia sostenibile anche agli attuali livelli di tasso”, afferma. E vede benefici anche per i crediti emessi da banche e società industriali
Mauro Valle, head of fixed income di Generali Investments Partners
Per le piazze obbligazionarie globali il 2022 fino ad ora è stato uno fra i peggiori anni dal 2008. In questi primi sei mesi la Fed ha accelerato nel percorso di normalizzazione monetaria e in Europa anche la Bce dopo 11 anni di politiche monetarie espansive a luglio chiuderà i rubinetti dell’APP e avvierà il primo rialzo dei tassi.
In queste settimane il mercato si è chiesto se la banca centrale europea e il suo board si siano mossi con il giusto tempismo e se, soprattutto, la presidente Christine Lagarde abbia utilizzato le giuste modalità di comunicazione. Infatti, la decisione Bce di qualche settimana fa ha fin da subito aumentato le pressioni di vendita sui governativi dell’area euro, con movimenti più accentuati per le emissioni dei Paesi periferici, sopite solo qualche giorno dopo con la convocazione di una riunione di emergenza e la prospettiva che si venga a creare un meccanismo protettivo definito “scudo anti-spread”.
Di questo e molto altro abbiamo discusso in questa intervista con Mauro Valle, che nella sua attività coordina e supervisiona l’intera attività di investimento nel reddito fisso di Generali Investments Partners e gestisce in prima persona cinque fondi obbligazionari per masse complessive superiori a 8 miliardi di euro.
“Le banche centrali si sono trovate di fronte negli ultimi mesi una situazione economica finanziaria particolare e difficile da interpretare, legata all’uscita della fase pandemica su cui si è innestata la guerra in Ucraina, con una serie di impatti macroeconomici, in primis sui prezzi dell’energia”, spiega Valle, aggiungendo che in questo quadro la Bce “ha dovuto adeguarsi ad una crescita dei prezzi molto forte, e in parte inattesa, e adottare un nuovo regime di politica monetaria. Non è un compito semplice. È importante che adesso riesca a gestire al meglio le prossime mosse, minimizzando il rischio di una recessione”.
Come vedete l’andamento degli indici obbligazionari nei prossimi mesi? Pensate che la recente pressione possa esser vista come punto di ingresso per nuove opportunità oppure un’occasione di uscita da segmenti dove non vedete più valore?
Nelle ultime settimane il mercato obbligazionario si è riposizionato su livelli di tasso più alti e si può cominciare a pensare che una buona parte del rialzo sia ormai alle spalle. Il punto di arrivo non è ancora chiaro quale potrà essere, date le incertezze relative alla crescita economica e trend dell’inflazione. Per quanto riguarda il settore del credito, gli spread si sono allargati sensibilmente e cominciano ad incorporare il nuovo scenario macroeconomico. Quando si inizierà a percepire che l’economia europea sia sufficientemente resiliente alle difficoltà del momento, ovvero abbia superato il momento peggiore, i corporate bond potranno essere una buona occasione di investimento.
A livello di emittenti come verrà orientata l’esposizione dei portafogli? L’Italia continuerà a rappresentare una fonte di rendimenti interessante? Se sì, su quali scadenze?
La nostra strategia resta orientata a gestire dinamicamente l’esposizione ai titoli italiani, in quanto riteniamo che il debito sia sostenibile anche agli attuali livelli di tasso. Ma nei prossimi trimestri il rapporto debito/pil potrà avere un trend positivo se la crescita si manterrà sempre su buoni livelli come quelli attuali. L’impegno della Bce ad evitare la frammentazione è fondamentale per evitare la volatilità degli spread che può ridurre la fiducia degli investitori internazionali.
In termini più generali, su quali scadenze vedete più pressione e dove più opportunità? E in termini di rating?
Considerato il trend al rialzo dei tassi ufficiali, le parti della curva a breve medio termine sono destinate a risalire maggiormente rispetto a quelle a più lunga scadenza, in linea con quanto osservato sulla curva Usa che è sempre sul punto di inversione. Con queste aspettative di flattening è meglio stare esposti in termini di spread sulla parte medio corta della curva (es. 2-3 anni) ed avere un po’ di esposizione sulle parti più a lunga per dare maggiore convessità al portafoglio.
Qualora lo scudo anti-spread dovesse funzionare per i Governativi, quali prospettive si aprono invece sui corporate?
Le politiche di anti-frammentazione andranno a beneficiare anche i crediti emessi dalle realtà italiane bancarie e industriali. Successivamente tutto il comparto del credito investment grade ne trarrebbe benefici, risultando oggi particolarmente attraente in relativo rispetto ai governativi core. Da monitorare anche l’andamento dei green bond, che potrebbero beneficiare di una maggior stabilità del sistema finanziario. I titoli a più alto rischio di credito, sotto la tripla B o i fallen angels, continuerebbero invece a scontare le difficoltà dello scenario economico attuale, con forti differenze fra emittenti e quindi maggiore dispersione dei rendimenti e rischi idiosincratici che possono essere gestiti solo dopo una attenta attività di selezione.
Le banche a vostro avviso saranno beneficiarie nette delle nuove politiche sui tassi? Quale impatto si potrà osservare sul segmento dei bond finanziari?
Le banche europee sono arrivate a questa fase di shock sui tassi di interesse con dei bilanci in ordine e maggiori livelli di capitalizzazione, quindi minore leva operativa. I rialzi dei tassi sono un volano per una maggiore redditività corrente, sia nella loro attività di prestiti alle imprese ed ai privati che nell’attività di investimento del proprio patrimonio disponibile. Di converso dobbiamo aspettarci un maggiore livello di non-performing loans da qui in avanti, dovuti alle difficili condizioni dei mercati di sbocco di molte società medio piccole o all’aumento del costo delle materie prime. Il risultato netto nel medio termine sarà comunque marginalmente positivo per le istituzioni finanziarie e pertanto riteniamo i bond finanziari ancora da prediligere agli industriali. Per chi avesse maggiore tolleranza al rischio ci sono delle ottime opportunità a sconto nei subordinati T2 o nei senior non-preferred degli emittenti più solidi e con rating in area singolo A.
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