Febbre da obbligazioni: il Btp ai tempi del Coronavirus
L’agenzia Dbrs Morningstar getta acqua sul fuoco e in uno studio pubblicato oggi scrive di ritenere improbabile un’implicazione sul rating dell'Italia del coronavirus
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Dopo un gennaio di resilienza, soprattutto se confrontato con la corsa degli asset risk-off, il diffondersi del coronavirus in Europa ha portato ad alcune mosse estreme sui mercati del credito. “In primo luogo, c’è stata una corsa alla sicurezza mentre gli investitori cercano protezione e come tali i Treasury statunitensi, l’ultimo rifugio sicuro per molti, hanno visto un significativo rally”, spiega spiega Charlene Malik di TwentyFour Asset Management, che evidenzia anche come siano aumentate le aspettative di tagli dei tassi da parte della Fed, con gli investitori che hanno ora fissato i prezzi in due tagli di 25 punti base entro settembre.
Ma a colpire è anche l’indice iTraxx Crossover (un paniere di 75 credit default swap delle aziende europee sub-IG con più liquidità), che si è ampliato di quasi 40 punti base da una chiusura di 219 pb di venerdì a 256 pb a partire da questa mattina, segno che i partecipanti al mercato stanno acquistando protezione. “Altri mercati obbligazionari – fa notare l’esperta -, hanno reagito in modo simile, con l’asset swap dell’indice High Yield degli Stati Uniti che si è allargato da 46 punti base a 375, l’indice europeo HY che si è allargato da 33 pb a 303, e l’indice Coco che attualmente si attesta a 364 punti base, essendo sceso a 313 pb due settimane fa. Per quanto riguarda il settore sottoperformante negli Stati Uniti è stato quello dell’energia, che comprende un’ampia porzione del mercato sub-IG, passando dal 9,2% al 9,82% su base yield-to-worst in soli due giorni”.
Il 2020 ha visto finora una quantità record di offerta con nuove emissioni che sono state notevolmente sovraffollate, e mentre queste hanno inizialmente ottenuto buoni risultati sul mercato secondario, la Malik evidenzia che in molti casi sono state le prime a reagire in questo mercato volatile: “Ad esempio, Unicredit, banca italiana Tier 1, il 12 febbraio ha emesso un prestito obbligazionario AT1 con ordini per 7,2 miliardi di euro per un’operazione di 1,25 miliardi di euro. Questa operazione, con una cedola del 3,875% fino al 2027, è stata quotata al prezzo di 100, ma ora è intorno al 93 con un rendimento del 5,1%, che equivale a quasi due anni di cedole perse in tre giorni”.
Altro esempio è Ing, che ha cercato di emettere un AT1 il 20 febbraio scorso (e successivamente l’ha ritirato a causa delle dimissioni del suo ceo) trovando 11 miliardi di dollari di ordini per un affare di 1 miliardo di dollari con un prezzo che ci si aspettava fosse all’interno del 4,625%. “Quando Ing è tornata sul mercato per la stampa lunedì – prosegue -, ha ricevuto solo 3 miliardi di dollari di interessi e ha stampato un’operazione per 750 milioni di dollari con un rendimento del 4,875%”.
A volte, in periodi di stress, il mercato vede esacerbarsi i movimenti dei prezzi in un vuoto di liquidità. Tuttavia, la Malik assicura di vedere nel reddito fisso ancora sacche di volumi di trading sani: “Il crossover iTraxx ha visto il 351% del suo volume di trading medio di ieri e anche i flussi nei finanziari subordinati sono stati elevati rispetto ai livelli osservati all’inizio di quest’anno”.
Certo è per l’esperta che più lunga e maggiore è la diffusione del virus, meno probabilità abbiamo di vedere un recupero a forma di V nella crescita, che gran parte del mercato si aspettava: un recupero a forma di U è ora sempre più probabile. “Da tempo abbiamo la sensazione che con i bassi rendimenti, gli spread creditizi ristretti e un vecchio ciclo economico, i mercati costosi siano più vulnerabili agli shock, e di conseguenza abbiamo adottato un approccio più difensivo”, precisa.
Mentre infatti i mercati credevano che il virus potesse essere contenuto in Asia e i partecipanti erano alla ricerca di un calo abbastanza breve, l’ultima diffusione in Europa e in Corea del Sud sembra aver cambiato mentalità in modo considerevole: le probabilità che il virus diventi una pandemia sono materialmente più alte. “Dal punto di vista del mercato – conclude quindi la Malik -, raccomandiamo comunque prudenza. Naturalmente si creeranno delle opportunità di acquisto, ma riteniamo che gli investitori siano meglio ricompensati se rimarranno cauti nel breve termine fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza”.
