La casa di gestione punta a cavalcare la democratizzazione degli alternativi. E ha affidato a Federico Vettore una struttura dedicata nell’ambito della sua divisione Investment Management. Dalle strategie multi-asset alla comunicazione, la ricetta del manager per spingere su un mercato in espansione
Federico Vettore, European head of Private Markets for Wealth di Morgan Stanley IM
Cogliere le opportunità offerte dall’espansione dei prodotti dedicati ai private markets, valorizzando l’esperienza acquisita nella collaborazione con la divisione Morgan Stanley Wealth Management negli Stati Uniti. È questo l’obiettivo che Morgan Stanley IM si è data quando ha annunciato la formazione, a metà del 2024, di una nuova struttura per supportare i distributori europei che intendono offrire nuove soluzioni di investimento nel contesto della consulenza dei grandi patrimoni. Una riorganizzazione che punta a fare leva sul processo di democratizzazione dell’asset class a partire dalla scelta di Federico Vettore, manager dalla grande esperienza nel settore, come guida per una strategia di sviluppo europeo ambiziosa. La redazione di FocusRisparmio lo ha raggiunto per capire quali siano le prospettive del comparto e i driver del suo mandato.
Negli USA i mercati privati rappresentano ormai un’asset class affermata. Quali prospettive vede in Europa?
Registriamo una curiosità generalizzata ma non si può negare che ci siano aree geografiche più ricettive di altre. Questa eterogeneità dipende non solo dal diverso grado di maturità o competenza degli investitori, ma anche dal modo in cui le norme comunitarie vengono implementate negli ordinamenti giuridici locali. Se molti Paesi hanno infatti recepito la direttiva European Long Term Investment Funds (ELTIFs) in maniera puntuale, altri continuano invece a imporre dei distinguo per favorire l’uso di veicoli di diritto locale. C’è poi anche il tema dei distributori, sempre più interessati ai private markets ma che nel processo di selezione possono incontrare ostacoli legati alla accessibilità e a un’offerta di soluzioni ancora limitata. In questo contesto gli asset manager possono supportare l’industria del risparmio gestito spingendo verso la standardizzazione dei veicoli di investimento e impegnandosi a sviluppare una gamma di prodotti più strutturata. Credo quindi che ci siano le premesse perché le stime di recente elaborate da Boston Consulting Group, secondo cui la clientela privata arriverà a valere il 13% degli investimenti alternativi entro il 2030, non solo sia realistica ma possa calzare bene anche per il segmento su cui noi puntiamo: il wealth management. Non a caso, i nostri clienti wealth in America hanno già un’esposizione media all’asset class del 15%-20%.
E per quanto riguarda gli istituzionali?
Anche gli istituzionali potrebbero beneficiare di queste nuove soluzioni di investimento. Per i grandi investitori che hanno flussi ricorrenti da investire, dalle casse di previdenza fino alle assicurazioni e alle fondazioni bancarie, crediamo che sia sempre più sensato prendere in considerazione i fondi semiliquidi: si tratta infatti di prodotti che possono offrire esposizione ad un portafoglio già esistente e quindi mirano a mitigare l’effetto negativo di un periodo di investimento altrimenti di durata pluriennale. È anche interessante notare come cresca l’interesse per soluzioni assicurative capaci di dare esposizione ai private markets, con le united link che possono essere un altro ottimo modo per veicolare prodotti Eltif sulla clientela privata.
Recenti dati di Aipb mostrano però che in Italia il tasso di penetrazione dei mercati privati nei portafogli di HNWI è ancora ancora molto basso. Dobbiamo considerare il nostro Paese un’eccezione a questo trend?
L’Italia sta arrivando. Il nostro Paese è considerato da molti wealth manager europei un mercato estremamente innovativo per lo sviluppo di soluzioni e per la formazione, delle reti distributive e degli investitori privati. C’è un tema che spero però l’industria non trascuri: in riferimento alle soluzioni semi-liquide, mi piacerebbe infatti che la comunicazione da parte degli operatori puntasse a enfatizzare maggiormente l’opportunità rappresentata dall’investire in prodotti che offrono portafogli già implementati, permettendo di mettere subito al lavoro il capitale anziché aspettare i tempi di investimento tipici di un fondo a chiamata. Questo sforzo aiuterebbe a ridurre gli errori di interpretazione rispetto al concetto di semi-liquidità, che altrimenti potrebbe indurre all’assunzione di rischi e orizzonti temporali non coerenti con la natura di lungo periodo dei private markets.
Come Morgan Stanley IM pensa di interpretate questa fase di trasformazione?
Forti del percorso di successo negli Stati Uniti, abbiamo aperto questo business in seno all’attività di Investment Management europea con un obiettivo chiaro: sviluppare prodotti private markets per un pubblico alla sua prima esperienza in questo universo. La nostra gamma, che ha debuttato a marzo con il lancio del primo fondo di Direct Lending Europeo, sarà presto ampliata. Stiamo poi facendo in modo di avere dei siti dedicati che portino dalla curiosità alla formazione e predisponendo momenti di formazione tecnica con le reti distributive.
Quali sono i settori che offrono le maggiori opportunità?
Ogni tre mesi il nostro Private Markets Asset Allocation Framework ci informa sulle aree e sulle asset class più interessanti in cui investire nel mercato degli alternativi. In questo momento, in particolare, registriamo segnali positivi su secondaries e sul real estate. Ma voglio soffermarmi su quello che ritengo essere il più importante generatore di valore per chi esplora questo universo: il sourcing, ovvero la generazione di opportunità di investimento. Una volta deciso su quale asset class possa essere più redditizio esporsi, occorre infatti essere nella condizione di sapere che una data opportunità di investimento esiste. E per farlo è necessario il presidio capillare delle economie locali, che Morgan Stanley intende offrire ai clienti attraverso la sua banca d’investimento globale e la divisione statunitense di Wealth Management.
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