Consob: svolta Esg per le quotate italiane
Non solo bilanci: nel 2020 la sostenibilità è entrata anche nei piani industriali. 151 le società che hanno pubblicato una Dnf. L'authority: percorso virtuoso ma ambiti da migliorare
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Il sistema finanziario è centrale per il processo di decarbonizzazione, ma perché possa svolgere appieno il suo ruolo è necessario un quadro normativo adeguato, soprattutto per quanto riguarda “il cosiddetto ecosistema dell’informazione”. A dirlo è la Consob, che nel quaderno “La finanza per lo sviluppo sostenibile”, analizza a 360 gradi le numerose sfide che attendono il mondo finanziario, partendo appunto dalla consapevolezza che per raggiungere la neutralità climatica servono investimenti superiori ai fondi del bilancio Ue, con un fabbisogno supplementare stimato in 180 miliardi di euro all’anno.
Tra le frizioni più rilevanti per lo sviluppo della finanza sostenibile, la commissione di via Martini cita “la mancanza di un linguaggio comune per la descrizione di attività, prodotti e servizi finanziari sostenibili, nonché l’insufficienza e la non comparabilità delle informazioni disponibili”. Per la Consob, che nel report ricostruisce l’evoluzione della corporate social responsibility, la rendicontazione non finanziaria potrà dare un “ulteriore impulso innescando una trasformazione culturale”.
Ma in base all’analisi, nel contesto italiano, gli investitori retail conoscono poco gli investimenti sostenibili e responsabili: dai rapporti 2019 e 2020 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane si evince infatti che oltre metà dei decisori finanziari italiani non conosce gli investimenti sostenibili, mentre nei restanti casi solo il 5% si ritiene bene informato, e il 40% non è in grado di esprimere un’opinione sulla rilevanza dei fattori Esg nelle scelte di investimento. Un’altra indagine mette in evidenza, invece, che tra le aspettative e le percezioni che orientano le decisioni dei risparmiatori ci sono in particolare, le performance attese sul piano sia finanziario sia della sostenibilità, eventuali incentivi fiscali, il timore di costi più elevati di altre opzioni di investimento e il timore del greenwashing.
Ecco quindi che tra le sfide da affrontare con urgenza, c’è soprattutto il rischio di green-socialwashing, insieme a quello di disallineamenti delle valutazioni di mercato rispetto al valore fondamentale degli investimenti sostenibili e di brusche correzioni dei corsi associate all’accelerazione della transizione ecologica impressa dalla rapida evoluzione del quadro normativo in atto, l’innovazione finanziaria legata alla sostenibilità. Secondo i tecnici di via Martini, “per affrontare al meglio la transizione verso il paradigma della finanza sostenibile è sempre più importante che le Autorità di vigilanza adottino un approccio proattivo”, basato sull’evidenza. Quanto ai cambiamenti climatici, le misure di decarbonizzazione possono avere rischi legati alla transizione nel breve termine ma abbattono i pericoli fisici nel lungo termine.
Molto importante è poi “promuovere le applicazioni della tecnologia”, per innalzare qualità e comparabilità delle informazioni su caratteristiche e impatto degli investimenti sostenibili, incoraggiare l’accesso al mercato dei capitali da parte di investitori e imprese orientate alla sostenibilità, favorire l’efficienza dei processi dei partecipanti al mercato rispetto ai nuovi obblighi normativi. In particolare, secondo l’authority, “nella transizione verso un modello di sviluppo sostenibile è fondamentale la capacità dei mercati finanziari di riflettere nei prezzi i rischi associati al cambiamento climatico per la stabilità finanziaria delle imprese, delle banche e del sistema”.
A questo proposito, gli esperti Consob fanno un esempio. “Al cambiamento climatico – scrivono – sono riferibili il rischio fisico (deriva dall’impatto dei cambiamenti climatici sulla solidità finanziaria di famiglie e imprese) e il rischio di transizione (discende dall’impatto sull’equilibrio economico-finanziario dei settori ad alta intensità ambientale di politiche di decarbonizzazione che comportano una brusca correzione dei valori di mercato delle imprese esposte)”. Insomma, le due tipologie di rischio sono strettamente collegate, ma non solo. Misure di decarbonizzazione generano infatti rischi di transizione nel breve termine ma al contempo riducono il rischio fisico nel lungo periodo. “Tali rischi inoltre dovrebbero essere valutati assieme ai vantaggi della transizione verde, riferibili sia alla crescita e alla resilienza economica di settori di attività e dei Paesi”, spiega la Consob che come esempio cita i dati Ocse, secondo cui ci sarà un incremento del Pil globale fino al 5% a seguito dell’attuazione dell’accordo di Parigi.
Intanto, sempre la Consob ha diffuso il bollettino statistico relativo ai dati 2020 sui gruppi presenti a Piazza Affari e sull’intermediazione finanziaria. Dal rapporto emerge che a causa del Covid la capitalizzazione di Borsa è calata del 10,1% e che il rapporto fra capitalizzazione e Pil è sceso al 32% rispetto al 33,1% di fine 2019. A Milano, però, ci sono stati anche tanti scambi e grande interesse per i titoli di Stato tricolori, e soprattuttto, dato un po’ a sorpresa ma che fa capire il clima di ottimismo per la ripresa, a dicembre dello scorso anno le posizioni nette corte sulle società quotate italiane, cioè la tecnica d’investimento che scommette sul ribasso dei titoli, erano in netto calo rispetto all’anno precedente.
In crescita dunque il volume degli scambi di azioni (+23,5%), di derivati azionari (+8,8%) e dei titoli di Stato italiani, aumentato di ben il 71,8%. La crisi economica generata dalla pandemia non ha fermato nemmeno la crescita della fiducia negli strumenti finanziari, anzi: l’aumento della raccolta lorda del settore a fine 2020 è stata pari a 382,6 miliardi (+7,9% rispetto alla fine dell’anno precedente).
Inoltre la ripresa nella seconda parte dell’anno ha consentito alle società quotate di chiudere sì i bilanci 2020 con un calo complessivo degli utili netti, ma senza registrare risultati negativi. In particolare, stando ai dati Consob, le assicurazioni riportano utili netti per 3 miliardi di euro, mentre le società non finanziarie quotate all’Mta per circa 10,7 miliardi e un aumento delle passività per circa 42 miliardi. Le banche riportano una redditività complessiva di un miliardo, mentre le società industriali quotate all’Aim registrano utili per 102,2 milioni.
Continua la preferenza degli investitori per le attività liquide ma rientra la fuga verso i titoli di Stato registrata nella prima parte dell’anno. Il controvalore degli strumenti finanziari detenuti presso intermediari italiani per servizi di investimento e di gestione del risparmio aumenta (+2,6%), ma meno rispetto alla crescita dei depositi. Nel portafoglio azionario della clientela professionale cresce il peso dei titoli esteri a scapito di quelli italiani. La clientela retail mantiene stabile rispetto al 2019 il proprio investimento nei titoli di Stato italiani. Riduzione del 22,7% delle emissioni di obbligazioni di banche italiane (rispetto al 2019), dovuta principalmente alle offerte pubbliche sul mercato domestico (-33,1%), conclude il Bollettino della Consob.
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