Secondo il fondatore di Bridgewater, l’area del Golfo sta diventando uno dei poli globali dell’intelligenza artificiale. Merito di fondi sovrani, infrastrutture cloud e un afflusso di talenti internazionali. Ma per l’economia mondiale arrivano due anni “precari”
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates
Il Medio Oriente si sta trasformando nel nuovo baricentro dell’innovazione globale. A dirlo è niente meno che Ray Dalio, fondatore del celebre hedge fund Bridgewater Associates, che in un’intervista alla CNBC ha paragonato l’attuale dinamica di Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita all’attrattività esercitata per decenni dalla Silicon Valley su tutto ciò che riguarda la tecnologia. Una spinta che l’uomo d’affari imputa alla combinazione tra enormi risorse finanziarie, una crescente apertura verso i talenti internazionali e la pianificazione statale di lungo periodo soprattutto in materia di intelligenza artificiale. Ma sull’economia globale, il consueto monito del guru non ha comunque tardato ad arrivare: “Ci aspettano anni precari”.
Dalio, che visita Abu Dhabi da oltre 30 anni, ha chiamato la trasformazione dell’area adiacente al Golfo Persico “il risultato di una pianificazione deliberata”. Una definizione che, in effetti, trova conferma nelle ultime iniziative provenienti dalla regione. Emirati e sauditi stanno mettendo infatti in campo investimenti miliardari per diventare hub globali dell’intelligenza artificiale, con un focus specifico su settori come le infrastrutture cloud o i data center e senza rinunciare a importanti partnership tecnologiche anche con realtà occidentali. Basti pensare all’accordo da 10 miliardi di dollari tra Google Cloud e il Public Investment Fund di Riad per la creazione di un global AI hub come parte di una strategia più ampia volta a ospitare workload e capacità computazionale direttamente nel Paese. Non è quindi un caso se, ai microfoni dell’emittente americana, il patron di Bridgewater abbia parlato del principato come di “un paradiso in un mondo in difficoltà” e ne abbia lodato non solo la stabilità politica ma anche la qualità della vita e l’ambizione di creare un ecosistema economico competitivo. Per l’investitore, l’effervescenza che oggi anima il Golfo ricorda quindi “il buzz di San Francisco” ai tempi d’oro della rivoluzione digitale: un ambiente adatto a catalizzare iniziative imprenditoriali e finanziarie, in un momento in cui l’IA sta ridefinendo gerarchie industriali e geopolitiche.
Due anni “precarious”: l’allarme sul quadro macro
Accanto all’entusiasmo per la crescita degli algoritmi, Dalio ha però lanciato l’ennesimo severo monito sull’economia globale. “Il prossimo anno o due saranno più precari”, ha avvertito, indicando come aspetto problematico la convergenza di tre cicli dominanti: quello del debito, quello del conflitto politico negli Stati Uniti e quello delle tensioni geopolitiche. Secondo l’investitore, è proprio l’intreccio tra questi fattori che potrebbe generare un aumento sostanziale dell’instabilità sui mercati dopo mesi già particolarmente volatili. L’esperto ha fatto perfino fatto riferimento alle “crepe” che sarebbero già visibili in alcuni segmenti: venture capital e private equity ma anche il real estate commerciale, dove anni di debito a basso costo stanno lasciando il posto a un nuovo ciclo di rifinanziamento a condizioni più rigide.
AI e mercati: “È una bolla, ma non bisogna scappare”
Altro aspetto su cui Dalio si è voluto focalizzare è l’entusiasmo attorno all’AI. “Quasi tutte le metriche ci dicono che siamo in una bolla”, ha affermato, precisando che l’attuale situazione ricorda molto quella dei primissimi anni Duemila. Pur collocandosi nello stesso solco di atre figure dal grande seguito, come Sam Altman e Michael Burry, il guru non ha invitato gli investitori alla fuga ma si è limitato a predicare prudenza. “Tutte le bolle avvengono in momenti di grande cambiamento tecnologico”, ha detto, “non bisogna uscire solo perché c’è il rischio di una correzione ma capire cosa potrebbe innescarla”. E i fattori incriminati, a suo avviso, sono l’irrigidimento delle condizioni monetarie e la necessità di vendere asset per far fronte a obbligazioni imminenti.
USA: polarizzazione e vincoli fiscali
Quanto agli Stati Uniti, Dalio ha infine osservato come il quadro politico sia destinato a complicarsi ulteriormente in vista delle elezioni del 2026. “Abbiamo populismo di sinistra e di destra con differenze inconciliabili”, ha detto, sottolineando come il contesto di polarizzazione rischi di intensificarsi ulteriormente. A questo si aggiunge una dinamica fiscale bloccata: per molti Paesi, e in particolare gli USA stessi, non è più sostenibile continuare ad accumulare nuovo debito, ma allo stesso tempo non esistono margini politici né per aumentare significativamente le tasse né per ridurre le prestazioni sociali. “Sono bloccati”, ha sintetizzato Dalio.
Il chief economic advisor di Allianz avverte che un’escalation prolungata in Medio Oriente rischia di alimentare l’inflazione, frenare la crescita e destabilizzare i mercati energetici. L’incognita principale resta lo Stretto di Hormuz
Il ceo di J.P. Morgan lancia un segnale di cautela sull’economia USA: valutazioni elevate, boom del private lending e impatto dell’intelligenza artificiale aumentano i rischi sistemici
Il crollo della cripto sotto soglie tecniche chiave riapre il dibattito sulla sua natura di bene rifugio. Secondo il guru di Wall Street, l’assenza di un uso “organico” e la crescente finanziarizzazione via ETF possono innescare liquidazioni a catena. Con ricadute su aziende, mercati correlati e perfino l’oro
Il sell-off dei titoli giapponesi e il balzo dei rendimenti americani verso il 5% riaccendono l’allarme sulla sostenibilità fiscale. Per il fondatore di Citadel, il rischio è perdere il ruolo dei Treasury come asset rifugio
Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’aggressività Usa potrebbe azzerare la fiducia degli investitori e scatenare il fuggi fuggi dagli asset a stelle e strisce. E i primi segnali si sono già visti
Alla conference call sui conti 2025, il ceo di J.P. Morgan loda la tenuta dell’economia americana ma invita alla cautela sul medio termine: crescono i rischi legati a debito pubblico e geopolitica. Netta la posizione sulla banca centrale e Powell: “Minarne l’indipendenza non è una buona idea”
Per il ceo di DoubleLine Capital, siamo di fronte ai mercati “meno sani di sempre”. Colpa di un’elevata concentrazione e delle iper valutazioni. Atteso un primo grande sell-off sui titoli tech già l’anno prossimo. “Ma quello successivo sarà nel credito privato”. Più cash e meno asset speculativi la strategia del ‘re dei bond’
Dopo oltre sessant’anni di missive ai soci, il fondatore di Berkshire annuncia il suo ritiro operativo e affida la società al delfino Greg Abel: “Starò zitto”. Intanto accelera anche il piano filantropico per la distribuzione del suo patrimonio. In gioco un’eredità da 149 miliardi di dollari
Il portafoglio dell’Oracolo Omaha cambia volto: via parte delle quote in Apple, cash al record di 381 miliardi e dodici trimestri consecutivi di vendite nette. Per gli esperti, il crack del tech americano è vicino. Ma il guru lancia un messaggio chiaro ai mercati
Il ceo del maxi-gestore USA vede una corsa globale verso Bitcoin e metalli preziosi come rifugio contro l’indebitamento crescente degli Stati. Ma dietro al ‛debasement trade’ si nasconde un segnale di sfiducia verso le politiche fiscali e monetarie, con la volatilità che resta il principale rischio per i nuovi investitori
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio