Emergenti verso la stabilizzazione
Non solo trade war: dalla Cina all’Argentina, aumentano le tensioni politiche. Come muoversi
2,30 min
Rallentamento economico globale, allentamento da parte delle banche centrali e tensioni commerciali tra Usa e Cina: sono questi tre temi a dominare l’attuale outlook macroeconomico, secondo Spencer Rodriguez, analyst emerging markets group di Tcw. Dall’inizio dell’anno, la crescita statunitense ha mostrato un trend di rallentamento, mentre la crescita nel resto del mondo ha continuato ad essere deludente. Per compensare, le banche centrali a livello globale si stanno muovendo verso l’allentamento. E i tassi Usa più bassi sono favorevoli per le banche centrali dei mercati emergenti, poiché consentono uno spazio di manovra maggiore a sostegno della crescita: vi sono già stati tagli in Brasile, Sudafrica, Indonesia, Tailandia e India.
Al contrario, la nuova escalation delle tensioni commerciali è preoccupante, ma le pur significative ripercussioni del conflitto commerciale per la crescita e il sentiment di rischio saranno probabilmente almeno in parte controbilanciate da una Fed più ‘colomba’ e da un ulteriore stimolo in Cina. “Siamo convinti infatti che il governo cinese si concentrerà su uno stimolo targhettizzato, mirato a migliorare la qualità piuttosto che il volume complessivo del credito, e che l’economia cinese possa ancora ottenere una crescita del 6,0% nel 2019”, assicura l’analista.
Secondo Rodriguez, diversi mercati emergenti hanno driver idiosincratici che li rendono meno vulnerabili alle dinamiche commerciali e alla crescita globale. “I principali sono le economie sudamericane che rappresentano una parte sostanziale dell’Indice, come il Brasile, i cui asset sono sostenuti dalla riforma delle pensioni in corso. A seguito del passaggio della riforma, l’outlook migliore per la sostenibilità del debito fornirà più spazio alla Banca Centrale per un allentamento. Al contrario, le economie nordasiatiche sono più esposte alle ripercussioni negative delle dispute commerciali Usa-Cina e al loro impatto sul ciclo degli investimenti”, spiega.
In questo nuovo contesto, l’analista è convinto che gli asset emergenti in valuta forte sovraperformeranno quelli in valuta locale nel breve periodo. “Il debito dei mercati emergenti in valuta forte resta interessante, poiché i suoi benefici significativi in termini di carry e valutazioni continuano ad attrarre flussi di capitale nell’asset class. L’indice JPMorgan Embi Global Diversified rende il 5,4%, in un contesto in cui il 73% del fixed income globale rende meno del 3%. Anche le dinamiche dell’offerta sono favorevoli, con un’offerta netta attesa per l’anno piuttosto contenuta: i mercati emergenti infatti stanno prestando attenzione alla gestione dei passivi e si stanno finanziando di più attraverso i mercati locali”, evidenzia.
Più cauto l’outlook per il debito in valuta locale. “In attesa di maggiore chiarezza sulle vicende commerciali, ci concentreremo maggiormente su opportunità idiosincratiche meno correlate con la performance complessiva degli Emergenti – conclude Rodriguez -. Inoltre, stiamo riducendo l’esposizione ai mercati con elevata volatilità valutaria e a quelli più vulnerabili ai deflussi di capitale, come l’Indonesia. È probabile che rischio e volatilità aumentino nei prossimi mesi, dato il mutamento del quadro macroeconomico globale e le crescenti tensioni commerciali. Vari eventi geopolitici, come le proteste ad Hong Kong, le tensioni sul Kashmir e relative a Iran e Corea del Nord, potrebbero pesare sul sentiment di rischio, specialmente in Asia, regione sulla quale rimaniamo sottopesati”.
