Il fondatore di Bridgewater cambia tono sulla cripto: “Diversificatore contro una crisi del dollaro”. E suggerisce di mixarla all’oro per un’esposizione fino al 15% del portafoglio. Ma avverte: resta un asset volatile e inadatto a diventare moneta di riserva
Se Treasury e dollaro non sono più un porto sicuro, la nuova ancora di salvataggio per mettersi al riparto delle burrasche dei mercati finanziari si chiama Bitcoin. L’ultimo assist alla regina delle criptovalute arriva niente meno che da Ray Dalio, il fondatore del celebre hedge Bridgewater Associates, secondo cui gli investitori dovrebbero destinare il 15% dei portafogli a un mix tra oro e questo strumento. Una convinzione espressa dal guru di Wall Street nel corso del suo intervento al podcast americano ‘Master Investor” e che scaturisce da quella che ormai sembra per lui essere una certezza: la bomba del debito USA sta per esplodere.
“Se stessi ottimizzando il tuo portafoglio per il miglior rapporto rendimento-rischio”, ha spiegato Dalio ai microfoni del programma condotto da Wilfred Frost e dedicato al mondo del business, “avresti circa il 15% del capitale in oro o Bitcoin”. Poi ha precisato che, sebbene lui stesso possieda “alcuni token”, quella espressa rappresenta una raccomandazione flessibile: “Il rapporto specifico tra la cripto e il lingotto è a discrezione vostra,” ha infatti affermato. Parole che segnano comunque un cambiamento significativo di atteggiamento rispetto alla raccomandazione fornita appena due anni fa, quando l’uomo d’affari consigliava di esporsi al digital asset per eccellenza per non più dell’1% o al massimo del 2%.
La paura del debito
Donald Trump, presidente degli Stati Uniti
Dalio ha motivato le sue dichiarazioni citando i rischi aumentati derivanti dall’aumento delle passività americane, anche in conseguenza della riforma fiscale voluta da Donald Trump e soprannominata ‘Big Beautiful Bill’. Il contesto globale è infatti cambiato rapidamente, secondo l’uomo d’affari, che ha parlato di un vero e proprio “ciclo di crisi dei conti pubblici”. Un rapporto del Tesoro USA di lunedì ha infatti confermato che il governo che prevede di prendere in prestito mille miliardi nel terzo trimestre di quest’anno e altri 590 miliardi nel periodo ottobre-dicembre, cui si sommeranno emissioni di altri 12mila miliardi in Treasury per sostenere la macchina statale: si tratta di cifre che possono minare la tenuta finanziaria del Paese e innescare nuova svalutazione del dollaro. E il problema non è limitato solo alla sponda Ovest dell’Atlantico, sostiene Dalio, ricordando come anche il Regno Unito e altri Paesi occidentali siano alle prese con quello che lui stesso definisce un “debt doom loop”.
Per quanto motivato da dati incontrovertibili sulla scarsa tenuta dell’economia globale in prospettiva, quello di Dalio al Bitcoin non è stato però un endorsment privo di critiche. È infatti vero che il fondatore di Bridgewater lo ha descritto come un “diversificato efficace” in uno scenario dove le valute fiat perdono valore rispetto agli asset tangibili ma anche specificato di preferire l’oro e si è comunque definito scettico rispetto alla possibilità di utilizzare questo asset alla stregua di una valuta di riserva. “I governi non possono vedere chi sta effettuando quali transazioni su di essa”, ha dichiarato, per poi aggiungere che eventuali vulnerabilità a livello di codice potrebbero minare la credibilità della cripto come moneta alternativa. In altre parole, secondo Dalio, la funzione primaria di questo strumento oggi non è quella di sostituire il dollaro o l’euro ma solo di agire da baluardo contro la perdita di potere d’acquisto delle valute fiat perché il rischio di “anonimato incompleto” e la poca tracciabilità pubblica degli scambi impediscono un ruolo istituzionali.
Cosa cambia per gli investitori globali?
Ray Dalio non è nuovo a previsioni spiazzanti. Il fondatore di Bridgewater ha infatti costruito la sua reputazione su intuizioni azzeccate, dalla crisi del 2008 al caos dell’Eurozona e non è quindi difficile prevedere che la sua nuova posizione avrà un impatto significativo sulle strategie dei grandi fondi e del retail in materia di Bitcoin, La crescita esponenziale del debito occidentale descritto dal guru spingono verso un cambio di paradigma: non più solo oro contro l’instabilità, ma sinergia tra asset digitali e materiali. I principali warning lanciati riguardano però la responsabilità di ciascun investitore nel gestire rischi ed equilibri, evitando sovraesposizioni o soluzioni del tipo “tutto o niente”. Bitcoin, pur vicino ai massimi e più maturo che mai, resta dunque un asset volatile mai privo di rischi sistemici.
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