Il commissario Consob commemora l’anniversario di una norma-spartiacque per il settore finanziario italiano, quanto mai attuale in chiave di una maggiore integrazione dei mercati europei
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Il 2 gennaio la legge sulla ‘disciplina dell’attività di intermediazione mobiliare e disposizioni sull’organizzazione dei mercati mobiliari’ – la cosiddetta ‘legge Sim’ – ha compiuto trent’anni.
Una legge, sottolinea, che “rivoluzionò le regole per intermediari di Borsa e funzionamento” dei mercati.
“La legge Sim rappresenta il ponte ideale tra le altre due riforme strutturali del mercato borsistico italiano: la legge 216 del 1974, la cosiddetta mini-riforma delle società con cui, tra l’altro, venne anche creata la Consob (il cui assetto istituzionale ha assunto poi definitiva sistemazione con la legge 281/1985) e il Testo Unico della Finanza del 1998, il cui schema fu predisposto dalla Commissione, istituita presso il Ministero del Tesoro, presieduta da Mario Draghi, allora Direttore generale”, scrive Di Noia.
“L’originario disegno di legge, il ddl Amato del marzo 1988, si occupava esclusivamente della ‘Costituzione di società abilitate alla intermediazione in Borsa’, in sostanza la trasformazione degli agenti di cambio in persone giuridiche (le Sim appunto) e delle Commissionarie di Borsa (all’epoca autorizzate solo ad accedere agli antirecinti delle grida di Borsa) sempre in Sim. Due elementi trasformarono il ddl nella riforma complessiva del mercato: la presentazione della proposta di direttiva europea sui servizi di investimento (dicembre 1988) e la forte riduzione della liquidità sulla Borsa di Milano ad opera del Seaq International, il listino londinese dove si iniziarono a negoziare titoli di altri Paesi europei”.
La legge Sim “introdusse per la prima volta nel nostro ordinamento intermediari polifunzionali specializzati, diversi dalle banche, abilitati non solo alle negoziazioni di Borsa (fino ad allora attività riservata agli agenti di cambio) ma anche all’intero range delle altre attività di intermediazione mobiliare: negoziazione per conto proprio o di terzi, collocamento e distribuzione di valori mobiliari, con o senza preventiva sottoscrizione, gestione, raccolta ordini, consulenza, sollecitazione fuori sede”, ricorda Di Noia.
“La legge Sim – prosegue – aprì, poi, la strada alla banca universale e al gruppo polifunzionale (confermata dal Testo Unico Bancario nel 1993), consentendo l’esercizio diretto di tutte le attività di intermediazione ad eccezione della negoziazione diretta in Borsa, ammessa, però, in via indiretta attraverso la partecipazione al capitale delle Sim. La riforma vide l’affermarsi della vigilanza cosiddetta per finalità (trasparenza e correttezza alla Consob; stabilità alla Banca d’Italia) a prescindere dalla natura dei soggetti (Sim o banche), temperata dal fatto che i controlli di stabilità sulle Sim potevano essere effettuati comunque dalla Consob su richiesta della Banca d’Italia. Viceversa sulle banche”.
Nacque così il Consiglio di Borsa con sede principale a Milano e sedi secondarie presso ogni borsa valori, “composto in larga maggioranza da rappresentanti degli operatori”, scrive Di Noia. “Fu delegata la Consob a stabilire che le negoziazioni fossero effettuate su un mercato telematico che mettesse in collegamento le singole borse locali. Fu introdotto l’obbligo di concentrazione delle negoziazioni in borsa, per evitare opache compensazioni dirette da parte degli intermediari che riducevano la liquidità del mercato e la significatività dei prezzi ivi formatisi. In un certo senso, la tecnologia e la concorrenza forzarono la riforma”, sottolinea ancora.
“Oggi, trent’anni dopo, il ciclo si ripete ma su scala europea. Abbiamo bisogno – evidenzia Di Noia – di un mercato unico dei capitali per accelerare la ripresa, minimizzare i costi di transazione, rafforzare la stabilità finanziaria e mantenere i flussi di investimento sostenibili in tutta Europa a beneficio di cittadini e imprese, con l’utilizzo delle tecnologie. È questo, per l’appunto, l’obiettivo, in ambito Ue, della Capital Markets Union, ulteriore tappa del cammino intrapreso nel 1991”, conclude il commissario Consob.
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