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Giannotta (Integrae Sim): “Con AIM Italia gli imprenditori hanno a disposizione uno strumento formidabile per la raccolta di capitale a servizio dei loro progetti”
Piazza Affari ricorderà a lungo il 2019. Non solo perché è stato l’anno migliore del decennio in termini di performance, ma anche perché è stato il più prolifico dal punto di vista delle nuove quotazioni sul segmento AIM Italia (in inglese Ipo, Initial public offering).
“Un anno record che ha reso giustizia a quelle che da sempre – fin dall’istituzione del mercato più di dieci anni fa – sono le caratteristiche portanti di questo mercato dedicato alla quotazione di piccole e medie imprese”, dichiara Luigi Giannotta, direttore generale di Integrae Sim. Per l’esperto AIM Italia possiede tutte le carte in regola “per imporsi come hub finanziario di riferimento in Europa”.
Di fatto, AIM Italia si presta ad essere il connettore ideale fra le due risorse più importanti per l’Italia: l’industria e il risparmio privato dei cittadini italiani.
AIM Italia: i numeri del successo
Secondo i numeri contenuti nell’Osservatorio AIM di IR Top Consulting, AIM Italia l’anno scorso ha attirato il maggior numero di Pmi alla ricerca di capitali tra i mercati non regolamentati, segnando un nuovo record con 35 nuove quotazioni, di cui 31 IPO e 4 ammissioni post business combination. Cifre che hanno consentito al mercato italiano di posizionarsi al primo posto in Europa con una quota sull’anno del 26%, davanti a Svezia (25%) e Francia (8%).
Al 31 dicembre scorso il mercato AIM conta 48 Pmi innovative su un totale di 132 società quotate. I settori più importanti in termini di numero di società sono industria e manifattura (17%), tecnologia (17%) e finanza (16%). Le regioni maggiormente presenti su AIM sono: Lombardia (41%), Emilia-Romagna (14%), Lazio (11%) e Veneto (8%). Secondo i dati dell’Osservatorio, in 10 anni sono approdate su AIM Italia 183 società. “Le operazioni di Ipo sono state principalmente effettuate con l’obiettivo di rafforzare l’attività di ricerca e sviluppo, consolidare l’espansione sui mercati internazionali e per incrementare la capacità produttiva”, spiega la ricerca.
Oltre i numeri
“Come Integrae Sim abbiamo portato a termine 8 quotazioni quest’anno, tutte andate a buon fine”, spiega Giannotta. Per il dg della società d’investimenti il vero punto di forza delle aziende che decidono di approdare su AIM Italia è l’aspetto umano: “Nei vari anni di esperienza ho avuto modo di incontrare tantissimi imprenditori, tutti entusiasti e con una gran voglia di fare, consci del fatto che con AIM Italia hanno a disposizione uno strumento formidabile per la raccolta di capitale a servizio dei loro progetti”.
“Umanità”, continua Giannotta, significa anche fare costantemente opera di contatto con la comunità di stakeholder, dagli investitori istituzionali ai dipendenti: “L’attività di comunicazione con il mercato deve essere costante, non solo in fase di road show: la quotazione non è un punto di arrivo ma di partenza”.
Ecco perché le aziende dovrebbero cercare di evitare lunghi periodi di silenzio con gli investitori; del resto “comunicare ed essere informati sulle reali condizioni dell’azienda e del suo business è un diritto di tutti gli stakeholder”.
Nel 2019, però, non sono mancati alcuni aspetti criticati derivanti per lo più dal caso dell’azienda bolognese Bio-on. Giannotta però getta acqua sul fuoco e ricorda l’importanza di avere un mercato per la quotazione delle Pmi meno rigoroso dell’Mta: “E’ sbagliato generalizzare, in oltre dieci anni e su 150 aziende quotate solo una è finita nell’occhio del ciclone. Del resto, non regolamentato non significa che AIM non sia vigilato, al contrario. Ritengo però che la flessibilità sia l’ingrediente base su cui è stato costruito il grande successo di AIM Italia”.
Il futuro di AIM Italia e i Pir
AIM Italia ricopre un ruolo importante all’interno dell’economia nazionale, con interessanti prospettive di crescita legate all’evoluzione dei Piani Individuali di Risparmio (Pir).
“Dai nuovi Pir è atteso un importante sostegno per la crescita delle Pmi che darà una forte spinta alle Ipo e agli investimenti azionari all’interno dell’economia reale in particolare su AIM Italia, mercato che nel 2020 anno potrà ricevere un nuovo slancio in termini di liquidità. Le nuove regole per la composizione del portafoglio dei Pir daranno un forte contributo alla quotazione in Borsa di piccole e medie imprese italiane per il finanziamento dei progetti di sviluppo”, si legge nel report di Ir Top Consulting.
La Legge 19 dicembre 2019, n. 1571 ha convertito in legge il DL 26 ottobre 2019, n. 124, modificandolo con l’introduzione del seguente art. 13-bis recante “Modifiche alla disciplina dei Piani Individuali di Risparmio a lungo termine”.
In particolare, i Pir costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2020 hanno l’obbligo di investire il 5% del 70% (ovvero il 3,5%) del valore complessivo in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice Ftse Mib e Ftse Mid della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. È previsto altresì che casse previdenziali e fondi di investimento possano detenere più di un Pir nel limite del 10% del patrimonio e non si prevedono obblighi di investimento in quote o azioni di fondi per il venture capital o di fondi di fondi per il venture capital.