Il nuovo indice di Janus Henderson evidenzia un aumento delle cedole a 424,5 miliardi di dollari, mentre i riacquisti di azioni proprie arretrano del 3,1%. Italia a +15,5% su base sottostante, trainata da Enel. Per il 2026 attesa un’ulteriore crescita dei dividendi, con i buyback destinati invece a diminuire
Le cedole continuano a crescere, mentre i buyback iniziano a perdere slancio. È quanto emerge dalla prima edizione del Global Dividend and Buyback Index di Janus Henderson, che amplia il tradizionale osservatorio della casa di gestione proprie per offrire una fotografia più completa delle politiche di remunerazione dei soci. Nel primo trimestre del 2026 le quote di profitti distribuite a livello globale hanno raggiunto 424,5 miliardi di dollari, in aumento del 10,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre i riacquisti di azioni proprie sono calati del 3,1% su base annua a quota 425,7 miliardi.
I risultati dello studio evidenziano una crescente divergenza tra le due principali forme di restituzione del capitale agli azionisti. Secondo Janus Henderson, la crescita delle cedole riflette la solidità degli utili societari nonostante un contesto ancora caratterizzato da fattori destabilizzanti come tensioni geopolitiche e incertezza commerciale o tassi di interesse destinati a rimanere elevati più a lungo. I riacquisti di azioni proprie, invece, mostrano un approccio più prudente da parte delle imprese e la tendenza a privilegiare strumenti maggiormente flessibili nella gestione della liquidità.
Jane Shoemake, client portfolio manager nel team Global Equity Income di Janus Henderson
“La sorpresa è stata la solidità degli utili a livello mondiale”, osserva dalla casa la Client Portfolio Manager del team Global Equity Income Jane Shoemake. “Questi si traducono quasi sempre in dividendi più elevati ed è esattamente ciò che stiamo osservando in un’ampia gamma di settori e aree geografiche”, aggiunge l’esperta. Dal suo punto di vista, la diversa evoluzione dei buyback conferma invece la loro natura più ciclica: “Rappresentano uno strumento discrezionale e per questo le cedole restano il segnale più forte della fiducia delle aziende”.
USA ancora leader nei ritorni agli azionisti
A guidare le distribuzioni mondiali continuano a essere gli Stati Uniti. Nel trimestre le società americane hanno infatti staccato cedole per un totale di 183,5 miliardi di dollari, pari al 46,3% del totale dell’indice, e hanno effettuato buyback per 266,7 miliardi confermandosi il principale mercato mondiale per entrambe le grandezze. La crescita dei dividendi statunitensi è risultata diffusa, con tecnologia e finanza tra i principali contributori, ma anche l’Europa ha mostrato un andamento positivo. Escludendo il Regno Unito, le imprese del Vecchio continente hanno distribuito 67,4 miliardi: “Si tratta di un dato in crescita del 35,5%”, evidenzia il rapporto di Janus Henderson, favorito anche dall’effetto cambio. La Svizzera si conferma il principale mercato continentale con 27,3 miliardi, davanti alla Danimarca.
Anche l’Italia ha registrato un incremento significativo delle distribuzioni. Nel primo trimestre i dividendi tricolore hanno raggiunto 4,2 miliardi di dollari, con una crescita del 15,5% su base sottostante e del 28,3% in termini nominali. Il principale contributo è arrivato da Enel, che ha sostenuto gran parte dell’aumento grazie alla propria politica di distribuzioni regolari. Sul fronte dei buyback, le società del nostro Paese hanno riacquistato azioni per 1,6 miliardi di dollari, collocandosi al quinto posto tra i principali mercati europei e rappresentando l’8,5% del totale regionale. Nel Regno Unito il controvalore degli stacchi è invece salito del 17,7% a 17,7 miliardi di dollari, sostenuto anche dalle cedole straordinarie distribuite da Next e Reckitt dopo operazioni societarie particolarmente favorevoli.
Finanza in testa, boom dei materiali grazie all’AI
Dal punto di vista settoriale, il comparto finanziario si conferma il principale motore dei ritorni agli azionisti. Le banche e gli altri operatori finanziari hanno infatti distribuito 90,8 miliardi di dollari di dividendi e realizzato 110,7 miliardi di buyback, pari a oltre un terzo del totale mondiale dei riacquisti. La crescita più marcata delle cedole arriva però dal settore dei materiali di base, dove i dividendi sono aumentati del 47,1% rispetto al primo trimestre del 2025. A sostenere il comparto è stata la forte domanda di minerali critici, come rame e litio, indispensabili per lo sviluppo delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale o dei microchip. Anche il tech continua a svolgere un ruolo centrale, con 43,7 miliardi di dollari distribuiti sotto forma di dividendi e 66,6 miliardi di buyback.
Guardando al resto dell’anno, Janus Henderson mantiene un orientamento costruttivo sulle distribuzioni. La società prevede infatti una crescita globale dei dividendi dell’8,3% nel 2026, in accelerazione rispetto al 6,8% registrato nel 2025. Di segno opposto le prospettive per i buyback, attesi in calo dell’1,1% dopo l’incremento del 6,1% dello scorso anno. Secondo la casa di gestione, le aziende continueranno a privilegiare le cedole come principale strumento di remunerazione degli azionisti, mantenendo invece maggiore flessibilità sui riacquisti in un contesto ancora caratterizzato da elevata incertezza macroeconomica e geopolitica.
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