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Nel secondo trimestre, le distribuzioni agli azionisti raggiungono il record di 881 miliardi di dollari (+8%). Ruolo trainante per l’Europa, mentre gli emergenti cavalcano il ciclo delle materie prime. Ma le vere regine dei payout sono le big tech. Il report di Vanguard
I dividendi globali continuano a crescere nonostante un contesto economico ancora caratterizzato da incertezza e volatilità. Nel secondo trimestre del 2026 le distribuzioni agli azionisti hanno infatti raggiunto il livello record di 881 miliardi di dollari, in aumento dell’8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È quanto emerge dall’ultimo report di Vanguard, che individua nell’Europa la principale fonte di payout del periodo e getta uno sguardo anche sul resto dell’anno. Ma un cambiamento strutturale incombe sul mercato: le big tech USA stanno diventando una componente sempre più rilevante del reddito distribuito dagli indici azionari globali.
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L’Europa traina la stagione dei dividendi
Con 323 miliardi di dollari distribuiti, Europa e Regno Unito hanno rappresentato il principale contributore alla crescita globale dei dividendi durante il tradizionale picco stagionale. Nella parte continentale le distribuzioni sono aumentate del 6% su base annua, con banche e compagnie assicurative che hanno compensato la debolezza registrata nei consumi discrezionali incrementando i dividendi di 15,2 miliardi di dollari. Secondo Vanguard, il rallentamento delle società automobilistiche e del lusso rifletterebbe invece soprattutto un mix di fattori che unisce la domanda ancora fiacca proveniente dalla Cina alle pressioni sulle esportazioni e a una concorrenza sempre più intensa. Quanto invece ai territori di Sua Maestà, la crescita registrata è pari al 12% e risulta più diffusa che sulla terra ferma: non solo operatori finanziari ma anche materiali, beni di consumo di base ed energia i comparti interessati.
La tecnologia americana cambia il profilo dei dividendi
Se in Europa continuano a dominare banche ed energia, negli Stati Uniti il principale motore della crescita dei dividendi è ormai la tecnologia. la forte generazione di cassa e gli investimenti nell’intelligenza artificiale hanno infatti permesso al settore di staccare cedole per 35 miliardi di dollari sui 204 miliardi complessivamente distribuiti agli azionisti dal mercato del Nord America nella prima metà del 2026, il 9% in più dell’anno prima e praticamente alla pari con le banche. Una trasformazione che, per Vanguard, è destinata a essere ulteriormente alimentata da due fattori: la crescente dimensione e la maturità dei cosiddetti hyperscaler consente infatti politiche di remunerazione più stabili, con una progressiva riallocazione del capitale dai tradizionali programmi di riacquisto di azioni proprie verso dividendi regolari.
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Emergenti sostenuti dalle materie prime
Anche le economie emergenti, fatta eccezione per la Cina, dimostrano di aver contribuito in modo significativo alla crescita delle distribuzioni. Vanguard calcola che i dividendi della regione siano infatti saliti del 16,2% nel corso del secondo trimestre, raggiungendo un controvalore di 144 miliardi di dollari grazie al contributo di quattro settori in particolare: finanziari, commodities, industria e consumi discrezionali. Secondo la società di gestione, si tratta di un dato che testimonia la ripresa diffusa della capacità di distribuire utili ma anche il progressivo rafforzamento dei fondamentali locali e l’impatto sui flussi di cassa del ciclo favorevole delle materie prime innescato dallo scoppio della guerra in Medio Oriente.
Il terzo trimestre metterà alla prova il nuovo equilibrio
Guardando ai prossimi mesi, gli esperti di Vanguard prevedono che l’attenzione degli investitori si concentrerà su due fattori. Occorrerà verificare anzitutto se il rialzo delle quotazioni delle commodity continuerà a tradursi in dividendi più elevati nei mercati emergenti, in particolare nei settori energia e industria. Il mercato seguirà poi con attenzione l’evoluzione delle politiche di distribuzione delle grandi società tecnologiche statunitensi. Se infatti i proventi da dividendi sono sempre arrivati soprattutto dai settori value, mentre le società growth privilegiavano il reinvestimento degli utili e i buyback, l’ingresso sulla scena delle big tech sta cambiando gli equilibri. “Se il processo dovesse consolidarsi”, si legge in particolare, “il crescente contributo di queste aziende potrebbe ridurre la stagionalità delle distribuzioni e contribuire a colmare il tradizionale divario tra strategie orientate al reddito e investimenti focalizzati sulla crescita del capitale”.
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