I rischi di un dollaro troppo debole, come proteggersi?
Seurat (La Françaice Am) predilige un approccio cauto, “proteggendo le partecipazioni in dollari dal rischio di cambio”
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L’effetto collaterale della cura Fed ha coinvolto anche il dollaro. L’anemia del biglietto verde non accenna a placarsi, con le quotazioni bloccate ormai sui minimi da tre mesi, dopo che gli investitori si sono lasciati convincere da Jerome Powell e colleghi sul mantenimento di una politica dovish. Il mercato infatti sembra scommettere su una robusta ripresa economica e sceglie dunque di puntare su divise più rischiose, lasciando per tempi più duri il rifugio della moneta statunitense.
Così l’indice del dollaro oscilla debolmente intorno quota 90, in calo dello 0,2% sui minimi da fine febbraio, a seguito dell’aumentare dell’ottimismo sull’outlook della crescita globale, con l’euro che oggi sale di un quarto di punto percentuale sopra quota 1,22, mettendo a segno un rialzo di circa il 4% sul biglietto verde negli ultimi tre mesi.
Nonostante però gli investitori non sembrino temere particolarmente un ritiro anticipato degli stimoli, gli occhi sono puntati sempre ai dati: a quelli sui consumi Usa e sull’inflazione in calendario venerdì prossimo, che potrebbero segnalare un ulteriore surriscaldamento dei prezzi e mettere quindi sotto pressione le colombe della Fed, e soprattutto a quelli in calendario il 10 giugno relativi all’inflazione di maggio negli Stati Uniti, quando è in programma anche la riunione di politica monetaria della Bce che oltre a nuove stime macroeconomiche dovrebbe fornire indicazioni sul futuro del Pepp. L’attenzione è poi anche ai progressi sul nuovo pacchetto di stimolo voluto da Joe Biden, dopo che la Casa Bianca ha ridotto il suo disegno di legge sulle infrastrutture a 1.700 mld di dollari la scorsa settimana, senza riuscire ad ottenere l’appoggio dei repubblicani in Senato.
“Con i minori contagi da Covid e l’accelerazione nelle vaccinazioni che permettono di revocare le misure di contenimento – osserva Thomas Hempell, head of macro and market research di Generali Investments -, la crescita nell’area dell’euro è destinata a un forte rimbalzo. Anche se l’eccezionale sostegno politico manterrà saldamente in testa la crescita degli Stati Uniti, lo slancio durante la primavera e l’estate si sposterà verso l’Europa. Allo stesso modo, con la ripresa degli Stati Uniti ampiamente scontata, relative sorprese economiche potrebbero continuare a favorire l’area dell’euro. Lo abbiamo visto anche durante l’inverno, con le misure di lockdown che hanno causato contrazioni solo relativamente lievi”.
Mentre i rischi legati alla pandemia diminuiscono rapidamente, secondo Hempell la Bce potrebbe dover annunciare il tapering (pur con un differente nome) dei suoi acquisti all’interno del programma Pepp nella riunione del 10 giugno, il che sosterrebbe i tassi europei. “Un rafforzamento dell’euro si accompagnerà a persistenti ostacoli per il dollaro – afferma -: come valuta di riserva anticiclica, il biglietto verde è destinato ad una fase di debolezza nell’ambito di un rimbalzo economico globale e minori incertezze politiche. Vediamo quindi un maggior possibile upside per il cambio eur/usd”.
Anche secondo Hempell la politica accomodante della banca Usa ha contribuito a questo trend. “La Fed è riuscita con successo a respingere le crescenti aspettative di rialzo dei tassi da parte dei mercati. Con l’inflazione Usa che persiste e i primi membri del Fomc che prevedono con cautela un dibattito sul tapering, tuttavia, un rischio chiave è che la Fed possa iniziare ad adattare la sua comunicazione durante l’estate, il che frenerebbe l’ascesa dell’euro”, conclude.
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