Secondo Cesarano (Intermonte), come nel 2008, le fasi di risk on sono accompagnate da un biglietto verde debole e viceversa
Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim
Per capire l’umore dei mercati e le possibili tensioni latenti è necessario guardare al dollaro. Il biglietto verde fu un ottimo indicatore di risk on/off già ai tempi dello tsunami Lehman Brothers e, secondo Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim, sta dimostrando lo stesso anche di fronte alla pandemia di coronavirus.
L’esperto segnala infatti il diverso comportamento della valuta americana pre e post virus e sottolinea come la differenza di andamento sia iniziata ad emergere dal primo marzo quando, cioè il tema virus è iniziato a entrare nel vivo. “Nella fase pre virus – spiega – la correlazione EurUsd vs SP500 è stata piuttosto erratica ed è diventata più marcatamente inversa di fronte a un calo forte dei mercati azionari. In questo caso, nelle ultime settimane di febbraio, il forte calo del SPX dal record storico del 23 febbraio si è tradotto in un apprezzamento dell’euro. Questo è accaduto in buona parte a causa di chiusure di posizioni di carry trade finanziate in eur che nel tempo è diventata la principale valuta di funding dei carry trade grazie a tassi in profondo negativo”.
Dal primo marzo, in quella che Cesarano chiama fase post virus, emerge invece un andamento molto correlato. “In altri termini le fasi di risk on sono accompagnate da dollaro debole e viceversa – fa notare -. Questo perché, entrando nel vivo della crisi, aumenta anche la sete di dollari nel mondo a causa dell’emergente crisi di liquidità con diverse aziende nel mondo a caccia di dollari finanziate spesso attingendo a linee di credito bancarie”.
A questo proposito, per l’esperto basta citare le corpose linee di credito che, ad esempio, diverse aziende del comparto auto stanno attivando (ultima Daimler) e/o già tirando (Ford e Gm).
“La necessità di dollari è forte anche dal lato emergente, visto che una quota marcata del funding delle aziende, oltre che dei governi, è in dollari – aggiunge -. Per questa ragione la Fed ha attivato due linee per cercare di far affluire dollari in tutto il mondo e dissetare così gli assetati nel più breve tempo possibile”.
Insomma, per Cesarano da queste considerazioni emerge come nei prossimi giorni, a mano a mano che si entrerà nel pieno della crisi virus (Usa, Giappone e India), il dollaro potrebbe continuare a essere un semplice indicatore molto importante per sondare l’umore dei mercati e le possibili tensioni latenti.
“Pertanto, nella fase centrale della crisi virus Usa, un contesto di dollaro in apprezzamento mediamente, nel senso di non tutti i giorni in modo lineare, molto dipende anche dall’entità e dalla velocità dell’apprezzamento anche a livello intraday, diventa indicativo di un contesto di risk off. Come si può vedere dall’ultima slide lo stesso fenomeno si verificò anche nella fase pre e post Lehman nel 2008”, conclude.
Per lo strategist stanno emergendo ulteriori segnali di tensione sui mercati monetari, “come segnalato dal rialzo dei tassi Libor, frutto di una crisi di liquidità per le aziende Usa che sta progressivamente prendendo piede”