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Presentata la ricerca Pictet AM – FINER Finance Explorer sul rapporto tra risparmiatori e investimento in Italia. Il nostro Paese si posiziona penultimo fra gli Stati OCSE per alfabetizzazione finanziaria. È davvero tutta colpa dei risparmiatori?
“In Italia il 75% della popolazione non gestisce il proprio risparmio ed il 90% è sotto assicurato. Siamo quindi degli ottimi risparmiatori ma dei pessimi investitori”. Nicola Ronchetti, Ceo e fondatore di FINER Finance Explorer, sottolinea il noto problema; Daniele Camilli, head of Marketing Italia di Pictet AM, pone la più importante domanda per comprendere per quale motivo gli oltre 1.800 miliardi di euro di liquidità detenuti da famiglie e imprese non riescano ad essere immessi nel tessuto economico: “è tutta colpa degli investitori?”. “Abbiamo fortemente voluto uno studio”, spiega Camilli, “per rispondere a questa domanda, per fotografare la situazione e identificare spunti per il futuro”. “Un impegno orientato alla creazione di valore per la comunità”, aggiunge, “che deriva dal concetto di partnership responsabile. Allineamento, cioè, dei nostri interessi di gestore con quelli dei clienti e della società nel suo complesso”.
Finanza: un tema interessante ma…
La ricerca “Educazione finanziaria: il contributo al rilancio del Paese”, realizzata da Pictet AM sotto la direzione di Nicola Ronchetti, fondatore e Ceo di FINER Finance Explorer, ha intervistato 5.800 individui divisi per fascia di clientela, coinvolgendo anche soggetti non investitori e studenti per avere un quadro completo della percezione delle tematiche finanziarie anche da parte di coloro che le vivono da una distanza maggiore.
Una prima importante evidenza riguarda l’interesse per i temi finanziari che non manca. Così come non è assente la consapevolezza di come l’argomento coinvolga non solo da un punto di vista personale ma anche in funzione di supporto allo sviluppo del Paese.

Per tutte le tipologie di intervistati è fondamentale il tema della fiducia e, per quanto riguarda chi non investe, assume uno speciale valore quello della progettualità. “Educazione finanziaria, creazione della fiducia e consulenza orientata alla conoscenza delle esigenze di vita del cliente sono finalità che devono viaggiare unite per ottenere dei risultati”, sottolinea Ronchetti commentando i dati della ricerca.
Per quanto riguarda il primo elemento dei tre, oggetto specifico dello studio, il campione ha identificato fra i maggiori ostacoli la mancanza di contenuti e referenti. Nel dettaglio, per il mass market (32%) c’è una oggettiva difficoltà nel capire la materia, mentre affluent (33%), private (37%) e studenti over 18 (39%) lamentano una certa complessità nel trovare contenuti o referenti.

“Dobbiamo capire questo dato”, afferma Camilli, “perché contenuti e referenti non mancano ma non riescono evidentemente ad essere incisivi in modo continuativo. Credo che il settore debba superare una sorta di ‘sindrome del glossario’ che determina l’incapacità di arrivare al cliente finale. Un obiettivo raggiungibile se saremo, come industria, meno autoreferenziali”.
Opportunità “social”
Tra i possibili canali attraverso cui ricevere informazioni in ambito finanziario il più indicato da parte dei rispondenti al sondaggio è stato quello dei social network, che conquistano tutte le fasce del campione (dal 17% dei clienti private al 27% degli studenti) e si fanno largo nuove modalità, come i webinar (dal 15% degli affluent al 19% per mass market, risparmiatori non investitori e studenti over 18), emersi con forza durante i mesi dell’isolamento forzato. Tiene, a pari merito, la televisione con punte del 21% nel mass market. La carta stampata, invece, rimane rilevante tra i private che, per il 28%, preferiscono informarsi con modalità più tradizionali.

I social network rappresentano dunque un modo per avvicinare gli investitori ma anche un tema meritevole di grande attenzione dal punto di vista etico e regolamentare. All’evento di presentazione dei risultati hanno partecipato perciò anche Paola Soccorso, consigliere Ufficio Studi Economici di CONSOB, e Alessandro Paralupi, segretario generale dell’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari, che hanno rappresentato le prerogative dei regolatori e degli organi di vigilanza in merito alla necessaria diffusione di una cultura finanziaria che deve necessariamente conretizzarsi nel rispetto dello status e delle capacità di comprensione dei singoli fruitori dei contenuti informativi.
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