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Almeno cinque settimane di volatilità. Poi tre scenari possibili, con opposte conseguenze sui mercati. Azioni, obbligazioni, dollaro: ecco cosa può succedere
Elevata volatilità fino a quando l’esito delle urne non sarà chiaro e poi una serie di settori che potrebbero beneficiare o essere penalizzati a seconda del colore che assumeranno la Casa Bianca e il Congresso. A cinque settimane dalle elezioni Usa, l’attenzione degli investitori è ormai alle stelle e sui mercati si cerca di cogliere ogni segnale, visto che appare praticamente impossibile fare pronostici su chi la spunterà tra Donald Trump e Joe Biden.
Neppure l’attesissimo dibattito tra i due candidati, bollato come caotico e disorientate da tutti gli osservatori, è servito a indicare una direzione e non ha spostato voti né in un senso né nell’altro. Stando ai sondaggi, il candidato democratico resta in deciso vantaggio sul presidente uscente, ma non negli Stati che contano ( Arizona, Florida, Georgia, Michigan, North Carolina, Pennsylvania e Wisconsin) dove lo scarto è al di sotto del margine d’errore. Tutto, insomma, appare ancora possibile e il clima di incertezza peserà sui mercati almeno fino al 3 novembre.
“Generalmente i mercati guardano alle elezioni negli Stati Uniti come a un momento in cui procedere con cautela, o quantomeno restare alla finestra finché non vi sia maggiore chiarezza”, commenta Brendan Mulhern, gobal strategist di Newton Im (BNY Mellon Im). Tuttavia, “la recessione economica indotta dalla pandemia, e i livelli senza precedenti di stimoli monetari e fiscali, hanno già determinato uno scenario di massima incertezza per la politica economica statunitense”, sottolinea l’esperto.
In uno scenario come quello attuale, “è ragionevole presumere che il risultato delle elezioni non avrà un impatto tanto significativo sui mercati”, prosegue Mulhern, indicando come, indipendentemente dal vincitore, “il governo degli Stati Uniti continuerà a portare avanti una politica di ampio disavanzo pubblico, almeno finché il settore privato non si sarà rimesso in sesto, e la Federal Reserve probabilmente ne pagherà il conto”.
E’ d’accordo sull’incertezza, ma non sulla reazione dei mercati al responso delle urne Sandrine Perret, senior investment strategist di Vontobel Wealth Management. “Cinque settimane sono un tempo lungo in una campagna elettorale, ancor più nel contesto di una pandemia globale e di un voto per corrispondenza che potrebbe ritardare i risultati. Una maggiore volatilità rimarrà fino a quando non conosceremo l’esito con certezza”, afferma.
Ma per la stretgist, come ha dimostrato la corsa del 2016, maggiore è l’incertezza sui risultati delle elezioni, maggiore sarà la reazione del mercato alla vittoria di entrambi i candidati e alle politiche previste. E tre sono gli scenari su cui gli investitori dovrebbero concentrarsi. Il primo è quello di uno ‘sweep democratico’, che per la Perret avrebbe l’impatto più negativo sugli asset a rischio, ma andrebbe a beneficio delle utility e delle aziende di energia rinnovabile. Mentre, per quanto riguarda le obbligazioni, l’aggravarsi del deficit fiscale spingerebbe i rendimenti verso l’alto.
Il secondo è quello di una Casa Bianca blu ma con un Congresso diviso. “La maggior parte del programma legislativo di Biden diventerebbe inapplicabile. Qui il sentimento del mercato è probabilmente piuttosto neutro o leggermente positivo poiché le continue lotte politiche in seno al Congresso bilancerebbero una posizione più morbida sul commercio estero e sulla cooperazione internazionale”, spiega la strategist. Infine, una vittoria di Trump darebbe il via a un rally per la riduzione del capitale proprio e andrebbe ulteriormente a vantaggio dell’azionario con big tech, sanità e servizi di comunicazione tra i maggiori beneficiari. Di contro, la politica estera e le posizioni anti-trade rimarrebbero un fattore chiave e un rischio globale.
Stesse previsioni su volatilità e settori nel mirino anche da Amundi, i cui esperti però aggiungono che comunque vada “gli investimenti Esg guadagneranno sempre più forza a livello globale, con la pressione crescente da parte degli investitori per una maggiore divulgazione di tali pratiche, grazie all’accelerazione dei flussi azionari Esg, anche negli Stati Uniti e nonostante la marcia indietro di Trump. In caso di rielezione di Trump, il tema continuerà a guadagnare terreno, sebbene non allo stesso livello nel caso in cui ci fosse una vittoria democratica”.
Quanto al dollaro, per Amundi la divisa Usa dovrebbe rimanere debole nel medio termine, a causa del riemergere dei deficit gemelli e del rapporto debito/Pil in aumento, insieme all’impegno di lungo termine da parte della Fed di mantenere i tassi prossimi allo zero. “Se le probabilità di una rielezione di Trump dovessero salire – aggiungono gli esperti -, potremmo vedere il dollaro apprezzarsi temporaneamente sulla base dei timori legati alle prospettive di maggiori tensioni commerciali e di una maggior incertezza geopolitica”.
Raccomanda cautela Robert M. Almeida, portfolio manager e global investments strategist di MFS, che sottolinea come gli investitori sembrino al momento troppo sicuri, con i prezzi degli asset che riflettono più le aspettative che i fatti. “Un’amministrazione Biden avrebbe due implicazioni legislative – chiarisce -. Innanzitutto, un annullamento parziale o integrale del Tax Cuts and Jobs Act del 2017, che ha abbassato le aliquote delle imposte sulla società statunitensi dal 35% al 21%. Ipotizzando una revoca al 50%, con un calcolo approssimativo otteniamo una riduzione dell’utile netto di diversi punti percentuali. Una seconda implicazione probabile è quella di un aumento del salario minimo federale dagli attuali 7,25 dollari l’ora a circa 15 dollari”.
“A un primo esame – prosegue quindi Almeida -, entrambe le leggi potrebbero frenare gli utili, soprattutto quelli delle società a minore capitalizzazione il cui spazio di manovra fiscale è minore perché è minore la percentuale di ricavi extra-Usa o perché la manodopera è una fetta ben più ampia delle spese operative e c’è poco da tagliare. Tuttavia, le solide performance archiviate in queste ultime settimane dalle azioni small cap e dalle obbligazioni non investment grade, ossia gli asset più esposti ai rischi descritti, implicano che è il presidente Trump ad essere in vantaggio”.
Secondo lo strategist, inoltre, entrambi i candidati cercheranno di riportare entro i confini nazionali più imprese manifatturiere e di servizi. “Se non si riuscirà a compensare questo aumento dei costi innalzando i prezzi medi di vendita o tagliando altri costi, è probabile che i margini ne risentiranno”, avverte, concludendo che non potendo prevedere in alcun mondo chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti ciò che conta di più per gli investitori è la traiettoria di lungo termine degli utili rispetto al prezzo degli asset.
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