Elliott (deVere): “Diversificazione? Sì, ma tra asset rischiosi. Solo così si batte l’inflazione”
9 gennaio 2018
di Eugenio Montesano
3 min
Un approccio cross asset di lungo termine con pochi ribilanciamenti nel corso dell’anno, mirati a rimanere sulla cresta dell’onda dei mercati, soprattutto azionari. Intervista a Tom Elliott, International Investment Strategist di deVere Group.
I mercati azionari globali hanno aperto il 2018 all’insegna dell’euforia, con il Dow Jones che ha superato per la prima volta nella storia la soglia di 25mila punti e un proseguimento del binomio rendimento-bassa volatilità pressoché trasversale a tutti i listini.
Tom Elliott, International Investment Strategist di deVere Group
“La fiducia del mercato trova fondamento nella crescita ciclica e ragionevolmente sostenuta del Pil mondiale”. È quanto afferma in proposito Tom Elliott, International Investment Strategist di deVere Group, rete globale di independent financial advisor con 70 uffici nel mondo, 80mila clienti tra mass affluent e high-net-worth e 12 miliardi di dollari di asset under advisory.
“Questo si sta traducendo in un prolungamento della corsa dei listini globali, sospinti tanto dall’aumento degli utili societari quanto dalla convinzione che nonostante le stime al rialzo di crescita e inflazione, le banche centrali non restringeranno significativamente la politica monetaria nei prossimi dodici mesi per non tarpare le ali alla crescita”.
A fronte dei tassi di interesse ai minimi e dei bassi rendimenti obbligazionari, commenta quindi l’esperto, “se vogliono raggiungere un rendimento in grado di battere l’inflazione in aumento, gli investitori hanno poche alternative alla diversificazione che prediliga gli asset rischiosi”.
Per raggiungere questo obiettivo, Elliott spiega di favorire un approccio cross asset di lungo termine per i portafogli dei clienti, in base al quale gli investitori scelgono un’adeguata combinazione di azioni e obbligazioni globali a seconda del profilo di rischio e dell’orizzonte di investimento, per poi mantenere sostanzialmente invariato il portafoglio lasciando che la diversificazione faccia il suo lavoro. “Il più delle volte, un ribilanciamento forsennato garantisce solo che i vincitori vengano venduti per comprare i perdenti”, analizza Elliott.
Verde: azionario giapponese e mercati emergenti Guardando al 2018, prosegue l’analista, “i mercati azionari giapponesi e gli emergenti offrono più valore, al contrario degli Stati Uniti”. In particolare, l’economia giapponese – cresciuta a un tasso annualizzato dell’1,4% nel terzo trimestre del 2017 – continua a beneficiare della debolezza dello yen e della ripresa della domanda globale per i beni ‘made in Japan’. “La riforma fiscale, con l’abbassamento delle aliquote per le società che aumenteranno i salari del 3% o più, entra in vigore ad aprile. Si spera che ciò possa condurre a miglioramenti nella crescita della domanda delle famiglie, che è stata debole negli ultimi anni”, spiega Elliott. Mentre sugli emergenti, nonostante la loro sovraperformance nel 2017, lo strategist ritiene che mentre i bond locali o in valuta forte cominciano a essere costosi, l’azionario continui a essere sottovalutato rispetto a quello dei mercati sviluppati.
Giallo: incognita Wall Street “Wall Street è il più sopravvalutato tra i principali mercati azionari, e con l’aumentare dei rendimenti dei Treasury anche l’attrattiva delle azioni rispetto alle obbligazioni governative sta lentamente scemando”, ribadisce Elliott. “Detto questo, l’aumento dei rendimenti sarà comunque graduale e contenuto, e la crescita degli utili societari rimarrà forte, limitando una riduzione drastica dei prezzi delle azioni”, precisa il direttore investimenti di deVere.
“Il dollaro debole aumenta i guadagni da esportazioni, mentre la forte fiducia dei consumatori sostiene i settori focalizzati sul mercato interno. La riforma fiscale apporterà un beneficio netto per gli utili societari, ma l’impatto delle modifiche sui singoli settori produttivi è ancora imprevedibile. Si spera che le trimestrali del quarto trimestre 2017 e i commenti di outlook, attesi da metà gennaio, possano offrire indizi in tal senso”.
Rosso: reddito fisso globale Se a Wall Street concede il beneficio del dubbio, Elliott rimane decisamente incerto sulle prospettive del reddito fisso. “Ancora una volta iniziamo l’anno con il nervosismo del consenso di economisti e analisti sulle obbligazioni, basato sul timore che l’inflazione sia dietro l’angolo”. In particolare, alcuni temono che in uno sforzo di normalizzazione delle politiche monetarie “volto a non farsi sorprendere ‘dietro la curva’, come si dice in gergo, le banche centrali possano restringere la politica monetaria più rapidamente di quanto sia prezzato dal mercato.
“Sembra prudente prestare attenzione a tali avvertimenti”, concorda Elliott, “pur riconoscendo che la paura di un’imminente aumento dell’inflazione è stata espressa più volte dai falchi della politica monetaria – rivelandosi finora sempre errata – sin da quando le politiche di quantitative easing e dei tassi di interesse prossimi allo zero sono iniziate quasi dieci anni or sono”. La ricetta per l’esposizione, contenuta, al reddito fisso dell’esperto di deVere include pertanto “obbligazionario governativo periferico europeo e investment grade a livello globale, mentre per i profili di rischio più contenuti suggeriamo di privilegiare le obbligazioni governative core di breve duration, per poi reinvestire la liquidità tra qualche anno in asset dal rendimento più elevato”.
Mercati permettendo, ovviamente. Sì, perché il novero dei rischi che potrebbero innescare la sveglia del sell-off che desterebbe bruscamente gli orsi dal loro lungo letargo è lungo e va “dagli errori di politica monetaria da parte delle banche centrali a un’implementazione delle misure protezionistiche di Trump verso i mercati emergenti – Cina in primis – che allontani l’America dal suo tradizionale supporto al libero mercato, passando da una stretta creditizia nel sistema finanziario cinese e da possibili terremoti geopolitici in Corea del Nord o in Medio Oriente. Ma nessuna di queste minacce è inedita, e nessuna ha fatto deragliare i mercati nel 2017”, conclude lo strategist di deVere.
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