Tra dollaro in ritirata, boom dell’intelligenza artificiale e politiche più disciplinate, i mercati emergenti stanno vivendo un nuovo momento storico. E i gestori iniziano a crederci davvero
Negli ultimi anni, si sa, i mercati emergenti hanno vissuto ai margini. Schiacciati dal superdollaro, dalla supremazia delle big tech e dall’avversione al rischio che aveva congelato i flussi verso le asset class più volatili, erano rimasti sullo sfondo delle preferenze globali. Adesso, però, qualcosa sembra essersi incrinato nel vecchio equilibrio.
Derrick Irwin, portfolio manager e co-head of the Intrinsic Emerging Markets Equity Team, Allspring Global Investments
“Riteniamo che ci sia spazio per i mercati emergenti per continuare a sovraperformare nel 2026”, afferma Derrick Irwin, portfolio manager e co-head of the Intrinsic Emerging Markets Equity Team, Allspring Global Investments. L’esperto è convinto che la combinazione di “accelerazione della crescita (in particolare rispetto ai mercati sviluppati), un dollaro statunitense più debole e la risoluzione dell’incertezza sui dazi” possa finalmente riaprire un ciclo favorevole. Non per tutti allo stesso modo, certo: Irwin invita a guardare ai Paesi in grado di catalizzare questi trend, come il Brasile e l’Indonesia, che “offrono valutazioni convenienti” e beneficiano dei maggiori scambi con la Cina.
La sensazione che stia avvenendo una svolta decisiva è condivisa da diversi professionisti. “Ritengo che le azioni dei Paesi emergenti stiano finalmente entrando in una fase di riscatto”, dice Riccardo Volpi, fund manager Pharus Sicav, ricordando che nel 2025 l’indice Emerging Markets è salito di circa il 20%, sovraperformando di oltre 8 punti i mercati sviluppati. E aggiunge un dato che sintetizza lo stato d’animo degli allocatori: “In media, gli emergenti scambiano con uno sconto del 40–50% rispetto ai multipli dei Paesi sviluppati…
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