Carry elevato, dollaro debole e politiche monetarie ortodosse sostengono l’obbligazionario emergente nonostante valutazioni tirate. Anthony Kettle (RBC BlueBay) spiega perché i mercati locali restano il segmento più interessante e dove si annidano le opportunità in un quadro geopolitico instabile
Anthony Kettle, senior portfolio manager RBC BlueBay
Spread ai minimi storici, ma flussi ancora robusti. Dollaro sotto pressione, ma senza segnali di fuga dagli asset statunitensi. Politiche monetarie più ortodosse nei Paesi emergenti, mentre la geopolitica ridisegna vincitori e perdenti. È questa la cornice con cui i bond dei mercati emergenti si affacciano al 2026, un paradosso in cui RBC BlueBay ravvisa opportunità di mercato per gli investitori obbligazionari. FocusRisparmio ha raggiunto Anthony Kettle, senior portfolio manager della società specializzato nell’asset class, per fare il punto su come posizionare i portafogli contesto sempre più selettivo. Non senza un focus sul fondo della casa.
Qual è il bilancio dell’obbligazionario emerging per il 2025? Cosa vi aspettate per il 2026 e quanto incidono le tensioni geopolitiche legate alla questione Groenlandia?
A inizio 2026 il credito dei mercati emergenti si trova di fronte a un vero e proprio paradosso. Da un lato, gli spread sono compressi su livelli storicamente poco attraenti; dall’altro, persistono forti fattori di supporto. I tassi di insolvenza restano bassi, i rendimenti complessivi sono ancora ragionevolmente elevati e l’appetito degli investitori per il carry continua a sostenere l’asset class. La ricerca di rendimento resta un potente motore di domanda. In parallelo, i mercati emergenti in valuta locale hanno guadagnato crescente attenzione grazie a una combinazione favorevole di tassi reali elevati, politiche monetarie ortodosse e valutazioni interessanti sul fronte valutario. Il miglioramento delle ragioni di scambio, sostenuto dalla forza delle materie prime, ha ulteriormente rafforzato questa dinamica, attirando afflussi significativi. Sul fronte geopolitico, la reazione dei mercati alle tensioni legate alla Groenlandia è stata più contenuta rispetto allo shock del “Liberation Day” di aprile. Questo riflette una maggiore capacità degli investitori di interpretare gli annunci dell’amministrazione Trump come posizioni negoziali iniziali piuttosto che decisioni definitive, oltre al fatto che le tensioni attuali sono più circoscritte all’Europa e quindi meno sistemiche rispetto alla guerra commerciale globale dello scorso anno. Nel complesso, nonostante alcune vulnerabilità tecniche del dollaro, il rischio di una dismissione massiccia degli asset statunitensi resta contenuto. Le implicazioni geopolitiche, tuttavia, sono rilevanti: maggiore spesa europea per la difesa, minore dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e un rafforzamento dei legami commerciali con la Cina. Tutti elementi che contribuiscono a sostenere la narrativa di un dollaro più debole, contesto storicamente favorevole per il reddito fisso emergente, soprattutto in valuta locale. In questo quadro, ci attendiamo flussi ancora positivi e rendimenti solidi nel 2026, con una probabile sovraperformance dei mercati locali.
Come evolverà il quadro macro tra inflazione e politica monetaria? Quali riflessi sull’asset class?
L’inflazione nei mercati emergenti dovrebbe stabilizzarsi nel 2026 su livelli prossimi ai target delle banche centrali, dopo un calo di circa un punto percentuale nel 2025. Nonostante l’inflazione core resti elevata in alcune economie, la tendenza disinflazionistica è chiara e consente un ciclo di allentamento monetario graduale, concentrato nella prima metà del 2026 e guidato soprattutto dai Paesi ad alto rendimento. Sul fronte della crescita, i mercati emergenti esclusa la Cina dovrebbero mantenere un ritmo simile a quello attuale, mentre Pechino è attesa rallentare intorno al 4,5%. Il ciclo tecnologico asiatico e il sostegno fiscale cinese rappresentano fattori di stabilizzazione, mentre nell’area EMEA le prospettive restano favorevoli grazie a politiche monetarie accomodanti e all’espansione fiscale. Per l’obbligazionario emergente, questo mix di inflazione moderata, politica monetaria favorevole e crescita resiliente rafforza il ruolo del carry come principale motore di rendimento. Gli afflussi positivi dovrebbero mantenere contenuta la volatilità degli spread, nonostante lo spazio limitato per ulteriori restringimenti. In questo contesto, i mercati locali appaiono particolarmente interessanti, offrendo una doppia fonte di rendimento: carry elevato e potenziale apprezzamento valutario in un contesto di dollaro debole.
Quanto conta il dollaro per l’asset class e come lo integrate nella costruzione del portafoglio?
Il dollaro resta un elemento centrale. Prevediamo che il trend di indebolimento del biglietto verde prosegua nel 2026, sostenuto da valutazioni elevate, forte posizionamento sugli asset statunitensi, normalizzazione della crescita USA e dal ciclo di tagli dei tassi della Fed. Storicamente, fasi di dollaro debole coincidono con un aumento dei flussi verso i mercati emergenti. In portafoglio, questa view si traduce in tre approcci. Il primo è una strategia core orientata al carry, focalizzata su Paesi con fondamentali solidi e rendimenti elevati. Il secondo riguarda la gestione attiva della curva e della rotazione geografica, privilegiando esportatori tecnologici asiatici e produttori di materie prime, mentre restiamo cauti sui Paesi con elevato debito in valuta forte. Infine, adottiamo coperture valutarie selettive in presenza di rischi idiosincratici, come l’incertezza politica in Brasile e Colombia o la sensibilità alle materie prime nei Paesi del Golfo.
Dove vede le maggiori opportunità in termini di Paesi, settori e curve dei rendimenti?
Nel credito emergente, continuano a emergere opportunità nei Paesi ad alto rendimento. In America Latina spiccano Argentina ed Ecuador, mentre in Africa subsahariana la Nigeria offre rendimenti ancora interessanti. Nel segmento distressed, l’attenzione resta su Venezuela e Libano. A livello settoriale, metalli e miniere, trasporti high yield e finanza beneficiano del contesto macro favorevole, così come gli esportatori tecnologici asiatici legati al ciclo dell’intelligenza artificiale. Nei mercati locali, Brasile, Messico e Repubblica Dominicana offrono interessanti opportunità di duration grazie alla desincronizzazione delle politiche monetarie. Anche Turchia e Sudafrica presentano elementi di attrattività, rispettivamente per l’ortodossia della politica monetaria e per il supporto dei prezzi delle materie prime.
Com’è costruita la strategia BlueBay Emerging Market Unconstrained Bond?
Si tratta di una strategia UCITS attiva e non vincolata a un benchmark, lanciata nel 2010, con un obiettivo di rendimento del 4-6% e volatilità contenuta. Investe su tutto lo spettro del debito emergente, combinando obbligazioni e derivati per massimizzare la flessibilità. Le fonti di alfa includono credito, tassi locali, valute e strategie sulla curva. Il portafoglio presenta un rendimento superiore al 10% e un rating medio BB, con integrazione ESG conforme all’articolo 8 SFDR.
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